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It takes a nation to protect the nation

Europa, Francia - Intervista sulla Ummah, Islam/-ismo e Islamici con Marie-Thérèse Urvoy, Islamologa, Direttrice di Studia-Arabica.net

Intervista con Marie-Thérèse Urvoy, 5 maggio 2008

 

Audio in Francese: http://www.studia-arabica.net/spip.php?article8&var_recherche=urvoy%20

 

Traduzione e Trascrizione abbreviata

 

Presentatore: benvenuta, Professoressa all’Università di Toulouse, d’Islamologia e di Storia medievale e d’Arabistica, che ci parlerà della Ummah.

 

Marie-Thérèse Urvoy: quando Muhammad comincia a predicare si dichiara successore di tutti i Profeti. Egli condanna tutte le modifiche apportate ai testi biblici nel tempo, e riporta la religione allo splendore iniziale di Abramo e suo figlio Ismaele che hanno creato la Kaaba. Così dà avvio ad una nuova comunità. Si dichiarano i veri rappresentanti di Gesù e di Muhammad e dichiarano i cristiani e gli ebrei eretici perché hanno falsificato le loro Scritture originali. La nuova predicazione si adatta alla realtà araba – il nuovo Monoteismo è una rottura rispetto al Politeismo arabo precedente, ma si adatta alle aspettative di quella gente, che attendeva “un segno”, e Muhammad si presenta come “quel segno”. Egli rappresentava la certezza che ci fosse un Dio unico più potente di tutte le altre Divinità. I valori etici precedenti sono stati mantenuti e fatti diventare islamici. Il valore della famiglia, come in qualsiasi società primitiva fortemente a contatto con la Natura, viene sostituito con il valore della Comunità – fra i cui membri c’è fratellanza. L’Islam genera una Comunità, e sostituisce le tante Tribù. Il Corano ricorda che “gli islamici sono duri con il Nemico e misericordiosi fra loro” – uno Scolaro ricorda “l’Islam è basato sull’Amore di Dio e l’Odio di Dio”.

 

Presentatore: le circostanze e conseguenze storiche?

 

Marie-Thérèse Urvoy: le circostanze sono spiegate in un documento redatto da Muhammad, post Hegira. Sapete che la vita di Muhammad si divide in due periodi: la parte alla Mecca che corrisponde a 10 anni di Rivelazione, in cui si trova in un ambiente ostile, e la seconda parte di altri 10 anni fino al 632, la sua morte, che si svolge a Medina, dove emigra con i suoi partigiani. Dopo l’Emigrazione egli redige un documento, la Sahifa, conosciuta come la Costituzione di Medina, segnalato più volte negli Hadith. Cito: “È la sottomissione ad un nuovo Potere, e le cui azioni politiche sono basate su un intervento militare permanente”; ecco come gli storici interpretano questa Sahifa. È spiegato anche nel documento chiamato le Spedizioni del Profeta d’Allah, in cui c’è una delle più vecchie citazioni di Muhammad: “Mi è stato ordinato di combattere la gente finché non dica che non c’è altra Divinità che Allah. Colui che dice così avrà preservati i suoi beni e la sua persona”. Questo documento è stato redatto per stabilire le basi della Confederazione di Muhammad. Gli Hadith stabiliscono la regolamentazione relativa ai debiti di sangue - tipici di quel tempo - in caso di omicidio, e al riscatto dei prigionieri. Ma la citazione che torna in modo quasi ossessivo è quella sulla Solidarietà esistente fra quelli che aderiscono al Movimento contro quelli che gli sono refrattari. In una citazione Muhammd stabilisce Medina come base aggregativi allo stesso titolo della Kaaba meccana. A questo punto non c’è ancora uno Stato ma una Confederazione guerriera ed il documento è la sua Costituzione. Il documento – che riflette l’arcaicità di quel tempo -  rispecchia le idee di Muhammad e dei suoi partigiani; è un documento base per giudicare quell’epoca e conoscere la genesi della Ummah. Esso dice, cito: “Questo è uno scritto di Muhammad il Profeta, stabilito fra quelli dei Quarish e la gente di Yathrib - poi Medina, la Città rischiarata -, che li hanno seguiti, raggiunti e che hanno combattuto con loro; essi sono una Confederazione unica ad esclusione di qualsiasi altra persona”. Definirsi Profeta non è una novità nel Medio Oriente, vedere Mosé, che riunisce un popolo attorno a delle Leggi. L’idea di stabilirsi a Medina e creare un Corpo di Leggi attorno a cui raccogliersi, si rifà a questa Logica. Il criterio per stabilire l’autenticità e l’antichità del Testo è stato la modestia. Cito: “Qualsiasi volta ci sia un diverbio fra poi per qualsiasi cosa, la decisione sarà sottomessa a Dio e a Muhammad” – noterete che Muhammad è sullo stesso piano di Dio – “se fra le genti di questa Costituzione subentra un misfatto o un conflitto, che si teme crei un deterioramento, si sottometterà la questione a Dio l’Altissimo e a Muhammad, il suo Profeta”.

 

Presentatore: egli si occupa di tutti gli ambiti.

 

Marie-Thérèse Urvoy: e questo è nella Carta, da Medina. La modestia del ruolo di Muhammad è solo apparente; in realtà è Muhammad che ha scritto il documento, che lo ispira, che avvalla ciò che stipula, che dà il permesso di andare in guerra; ed è anche il sorvegliante di qualsiasi eventuale deterioramento della coesione dell’insieme. Tutto ciò inoltre in virtù di Profeta.

 

Presentatore: è Capo di tutto.

 

Marie-Thérèse Urvoy: certo, spirituale, eccetera. Tutti sono sottoposti all’arbitrio del suo Inviato e di Dio.

 

Presentatore: ha anche Potere esecutivo.

 

Marie-Thérèse Urvoy: sì, e ciò è chiaro nella Sura 4, versetti 66-67 sono estremamente chiari sul ruolo e la posizione del Profeta in questa Confederazione, in questo Gruppo. Un termine ricorrente che identifica il documento è io nome degli aderenti al Movimento, li chiama Muminoun, oggi tradotto come credenti, e vi faccio notare che ogni volta che nel Corano di pronuncia il nome credenti, questo designa esclusivamente gli islamici. Altri credenti, d’altra Fede, sono la gente del Libro ed altre definizioni. I termini usati nel Corano ricordano quelli originali essenzialmente comunitari – Mouminoun sono i garanti gli uni degli altri, che stabiliscono fra loro un Patto di mutua protezione, in caso d’aggressione e di guerra, che si fidano gli uni degli altri. Se si guarda all’Etimologia della parola Fides, la Fede, come il verbo Amana, credere, segnala che Allah si rende garante di questo Patto di solidarietà, e gli dona origine divina, l’origine di questo documento. Lo stesso Dio è chiamato AlMuminin, che si rende garante, cosa ridondante nella Soura 59, verso 23. Nel Corano troviamo questo verbo Amana, fidarsi, e si può parlare dei Muminoun, che formano una Comunità che esclude gli altri, e questo fin dalla Costituzione di Medina.

 

Questa Confederazione ha una natura politica, è saldata dal Profeta d’Allah, di Dio, si distingue per il fatto d’essere esclusiva, si distingue da tutti quelli che hanno rifiutato d’aderirvi, e la sua preoccupazione è d’organizzarsi, e di garantire l’efficacità degli sforzi di guerra. Ciò è espresso nella Carta del Mujihad: Jihad sarà definito “combattimento sul cammino di Allah”. Un regolamento molto stretto, che garantisce il Lusso di scappare ad una sanzione, anche si è colpevoli, se la vittima è estranea al Gruppo. Questa Solidarietà è dapprima un riflesso della sopravvivenza del Gruppo, ed è perciò che l’Islam chiamerà questo Gruppo Ummah.

 

Presentatore: può dare una traduzione?

 

Marie-Thérèse Urvoy: Ummah è la Nazione, la Comunità, in arabo moderno, che significa accomunare tutti i membri attorno alla Fede offerta da Dio tramite il suo Profeta Muhammad.

 

Presentatore: fuori dalla Ummah è anche un luogo fisico, una città?

 

Marie-Thérèse Urvoy: Ummah ha un senso religioso poco noto in Occidente. La città di cui parlate si articola su questa Solidarietà fraterna; primitivamente questa Fraternità è di lotta e di combattimento, come lo si vede nella Costituzione di Medina. Diventa il sigillo di una Comunità di islamici, a detrimento di ebrei e cristiani, ovvero di altri esseri umani. Come tale la Ummah assume per gli islamici un ruolo materno, da cui il termine Ummah s’ispira. Nella radice di Ummah c’è Umm, la madre; c’è un carattere matriarcale. Non è un caso che il Corano dica: “i credenti sono fra loro dei fratelli” (49:10), utilizzando il termine Innamah che li rende esclusivi, e che amplifica il valore della frase nominale. C’è una ripresa nel grido monoteista: “Non c’è Dio eccetto Iddio”, che carica questa frase nominale negativa – ed in entrambi i casi  ci sono delle vere strategie linguistiche intese a mettere in rilievo l’aspetto assoluto, categorico, in entrambe le affermazioni. Il tutto per valorizzare questo concetto di fratellanza, di Ummah, d’adesione, di solidarietà – la coscienza collettiva dell’islamico.

 

Ciò che è straordinario in questo versetto del Corano, dove si usa Innamah, è l’esegesi che parla dell’esclusività: “Non c’è fraternità all’infuori degli islamici”. Il 49:10 evoca il dovere del credente di riconsolidare gli islamici che si sono divisi. Il Corano è percepito come la parola di Dio stesso, di egli stesso direttamente, ciò che fa chiedere: questo assioma si può estendere per cui “gli islamici sono fratelli solo fra di loro”? Rispondo che secondo questo commentatore (…) è così, poiché in base all’eredità fra un islamico ed un infedele non ci può essere – l’uno non può ereditare dall’altro. È proprio così: “gli islamici sono fratelli solo fra di loro”. Non va mai dimenticato.

 

Il Corano ricorda ai credenti, cito (3:110): “Voi siete la miglior Comunità che è stata prodotta fra gli esseri umani, raccomandate il Bene, vietate il Male, e credete in Dio” – l’Islam ha considerato la superiorità della Comunità come sigillo fra loro. Hanno per segno distintivo la distinzione fra la Credenza e l’Infedeltà, il  Bene e il Male, e di questa invincibile unicità di Dio, da cui deriva il senso dell’unità che l’islamico forma con i suoi fratelli. È qualcosa di assolutamente colossale e straordinario in quanto a sentimento.

 

Amo citare spesso Padre Abdeljalil, ex-islamico diventato cristiano, francescano, il quale spiega che la loro prima qualità è che hanno diritti e doveri: si devono Assistenza e Solidarietà ed hanno Diritti sulla terra d’Islam. Mostra l’unità indipendentemente dal grado di formazione e d’istruzione d’ognuno. Bisogna aggiungere che questo insieme fissa le regole di vita di qui e dell’aldilà; l’Islam la penetra e la anima fin nel minimo dettaglio. Questo fa la loro forza e, se trasferiti fuori dalla terra d’Islam, fa la loro debolezza.

 

Presentatore: l’Islam è dominio dell’Islam. Trovate i legami fra la Ummah e l’Esegesi del Corano. Ora vediamo come s’esprime.

 

Marie-Thérèse Urvoy: sì, la Città. La Nazione islamica per cui – dice l’Hadith – il Profeta intercede e dà le istruzioni per la vita di qui e se le si segue sinceramente ci sarà una retribuzione nell’aldilà. Bisogna precisare che questa Comunità sigillata dalla Fede, non è affatto comparabile alla Chiesa e al Cristianesimo, che forma un sol corpo nel Cristo. Qui si tratta di una Comunità concreta e non di una Comunità mistica. Lo sottolineo, soprattutto in virtù degli artigiani del Dialogo (interreligioso) – il quale è estremamente alla moda, da circa 30 anni e un po’ più -, che possono far sorgere della confusione nelle menti: qui non c’è alcun parallelismo da fare, fra i due tipi di Comunità, quella concreta della Ummah, che si basa su valori religiosi e spirituali ma che si concretizza in valori perfettamente temporali, e questa comunione mistica della Chiesa con il corpo di Cristo. La Ummah ha un legame specifico: questo legame si chiama il Libro, il Corano, ed è eterno secondo la Dottrina ortodossa. Ed è lui che guida la Comunità e la protegge dall’errore; senza di esso la Comunità è condannata all’ignoranza, quella degli arabi prima dell’Islam.

 

La potenza di questo Libro è espressa nella stretta Solidarietà, concordata da tutti. Quando c’è la Discordia fra loro, la Fitna, è la cosa peggiore che possa accadere alla Ummah. Se si seguono delle trasmissioni di AlJazira, c’è lo sceicco che esprime costernato sulla guerra in Irak, dove la Fitna si è insinuata nella Comunità, ed è una Maledizione di Dio, perché non hanno effettuato sufficiente ritorno al Corano; è perché hanno abbandonato il Corano che sono in questo stato di Discordia.

 

Presentatore: fra sunniti e sciiti.

 

Marie-Thérèse Urvoy: certo, e fra sunniti e sunniti, e fra sciiti e sciiti. Per loro è un segno dell’abbandono del Corano. L’adesione alla Comunità non è l’adesione ad una vita nuova come ne parla la Chiesa, a seguito della Grazia, ma significa appartenere al popolo eletto, garanzia per questo mondo e per l’aldilà. E conferisce uno statuto giuridico, voluto e decretato da Dio. Il Corano lo ricorda continuamente al credente. Si vede la Fede degradata a Giurisprudenza. Per contro questa Giurisprudenza aiuta a creare un legame affettivo che rende l’unione degli islamici, secondo Padre AbdElJalil: “Una Comunità coerente, che ripara ed è aggressiva rispetto a tutto quello che le è estraneo”.

 

Presentatore: Avete descritto la Ummah in rapporto alla Religione in modo esplicito.

 

Marie-Thérèse Urvoy: sì può dire di più, per rapporto alla Città e al luogo in cui viviamo.

 

Presentatore: dunque non c’è Dio senza Ummah, e meglio com’è designato, non c’è Allah senza la Ummah.

 

Marie-Thérèse Urvoy: tale qual è designato nell’Islam – il sentimento di fraternità che ispira nel cuore di ognuno e la certezza del valore assoluto di questo credente, dove Dio l’ha piazzato. Stato che gli assicura i Diritti di un popolo - qual è percepito dagli stessi islamici, il popolo migliore che sia mai sorto fra gli uomini -, e anche Diritti nella vita futura se gli è fedele, come ricompensa promessa dal suo Signore.

 

Valore assoluto sulla Terra, retribuzione con il Paradiso, e queste due garanzie si mischiano intimamente nel cuore del credente, che gli fa credere d’essere servitore gradito per questo mondo e l’aldilà. Ed è Dio stesso che lo dice nel suo Libro. Il rapporto stretto fra l’islamico e la parola di Dio lo si vede nella serietà di ogni islamico zelante, indipendentemente dalla sua estrazione e status sociale. Il Corano è la Scrittura, Muhammad il suo buon Modello, così indicato da Dio nella sua Rivelazione.

 

E così, in questo rapporto di Dio con la Ummah, egli comunica ad essa ma non dall’intimità. Perciò il credente gli deve Devozione e Sottomissione totali – Islam è la parola per Sottomissione. Islam: Religione, Sottomissione, Abbandono al Volere di Dio, che tramite il suo Inviato ha mandato una serie di Leggi positive. Per precisione sono indicate nella Ummah in modo molto minuzioso: primi, i Diritti di Dio, per esempio, la guerra santa, la Jihad, che significa lo Sforzo per promuovere sulla Terra i Diritti di Dio tramite un Movimento politico-religioso.

 

Poi un certo numero di Prescrizioni per rafforzare la Comunità di vita, quali la repressione del crimine, della delinquenza, della fornicazione – vengono forniti i Diritti di Dio e quelli degli uomini, concernenti la riparazione dei danni e la retribuzione dei crimini, cose che determinano e fissano i rapporti intra-comunitari islamici. In ogni caso ogni Legge coranica, e sua elaborazione da parte del Diritto, fanno sì che qualsiasi abbandono della Fede lo rendano un crimine capitale in questo mondo ed uno spaglio inammissibile per l’aldilà. Per l’ordine pubblico e il bene della Comunità, il peccatore è condannato a morte, poiché trasgredisce alle Leggi che permettono l’equilibro nella Comunità.

 

Gli Scolari islamici insegnano che qualsiasi peccato commesso da un islamico viene infine perdonato se egli in punto di morte pronuncia la Shahada, la Professione di fede, affermando l’unicità di Dio. Invece chi abbandona l’Islam si separa dalla Comunità, considerata sacra, e merita la pena di morte e la condanna eterna.  

 

Presentatore: si può dire che un credente non saprebbe ignorare la Legge eterna e non cambiabile del Corano?

 

Marie-Thérèse Urvoy: mentre alludo all’Apostasia, va saputo che chiunque abbandoni l’Islam si mette in una situazione di contravvenire alle Leggi della Ummah, e non solo di quelle spirituali del Corano. Si mette contro la Ummah concreta stessa.

 

Nell’ambito degli interessi temporali l’Eretico crea dei problemi. Faccio un esempio: al momento del Sacro Romano Impero che processava gli Eretici, era lo Stato temporale che processava l’Eretico in quanto creava turbamenti; mentre l’Islam non processa l’Eresia ma l’Abbandono esteriore dei propri fratelli. Una Diserzione, che è considerata imperdonabile perché è uno Spergiuro verso Dio davanti al mondo. Dio lo descrive nel Corano: Dio ha creato un Alleanza con lui stesso – è scritto nel Corano -. Perciò c’è la messa a morte dell’Apostata, che ha rotto il Patto, che ha commesso una Diserzione dalla Ummah.

 

Presentatore: c’è un Tribunale che lo giudica?

 

Marie-Thérèse Urvoy: no, in genere c’è una Fatwa da parte dei Giureconsulti, dei Muftì. E poi è nella Shari’a – la messa a morte dell’Apostata è applicabile automaticamente. Non bisogna dimenticare qui che ci sono degli islamici aperti, che sono una minoranza e che non sono mai riusciti a formare una Corrente dietro a loro, cosa che l’Islam ufficiale non permette – questi islamici aperti parlano di un certo ritocco del Testo, che attendiamo di veder realizzato, ma il quale è intoccabile. È un lavoro molto difficile e non vediamo ancora frutti in abbondanza.

 

Presentatore: avete parlato della Dar AlIslam che l’islamico oppone alla Terra della Guerra, che gli è complementare. Non è possibile la Laicità?

 

Marie-Thérèse Urvoy: abbiamo visto che l’Islam garantisce la coesione, soprattutto per quanto riguarda il Regno islamico nei suoi rapporti con gli infedeli. Dar AlIslam significa l’insieme di terre dov’è osservata la Legge coranica: è la manifestazione tangibile della Comunità islamica, vista dal profilo politico. E aldilà di questo Regno di Giustizia c’è quello che gli è opposto, della Guerra, Dar AlHarb. Se l’islamico non può combattere, si possono fare dei Patti per la sicurezza di tutti – che possono essere temporanei o eterni se mancano i mezzi per condurre la Jihad.

 

Oggi vediamo la Jihad nelle Rivendicazioni degli intellettuali e nella Propaganda proselita. Una Laicizzazione possibile del mondo islamico nei suoi rapporti con il mondo non-islamico? Si dovrebbe fare un adattamento dell’Islam con il Diritto canonico: tecnicamente parlando, sarebbe molto arduo. In ogni caso i Trattati antichi sulla Jihad – come le Crociate cristiane o le Guerre religiose d’Israele -, rimaneggiati in modo tecnicamente rimarchevole da personaggi come Tariq Ramadan ed altri, cercano di estendere il Dominio islamico al mondo intero. Cercano di allargare i limiti del mondo in cui i membri della Comunità islamica siano compattati, unificati.

 

C’è il Diritto individuale alle Leggi di Dio, prescritto nel Corano e trasmesso da Muhammad il suo Profeta, in questa organizzazione politica e sociale che è la Ummah. Anche se c’è una minoranza cristiana o ebraica, il tutto fa sì che la Ummah possa applicare le sue Leggi costitutive – e questa Ummah è visibile nell’Occidente dei nostri giorni. Lo vedete: affascina e soggioga allo stesso tempo. Nella sua minoranza, si organizza facendo in modo che l’Insegnamento venga applicato, secondo la specificità della Ummah che Dio ha voluto. E lo vedete anche voi: non fanno concessioni.

 

Presentatore: è una situazione che inquieta.

 

Marie-Thérèse Urvoy: sì, anche se un commentatore su una rivista, mi ha trattata da pessimista. Non dobbiamo dimenticare il Fervore con cui alcuni islamici sostengono la Trascendenza divina ed adorano Dio. Sono stata ripresa perché non faccio distinzione fra Islam ed Islamismo: non è questa la distinzione da fare, ma bisogna distinguere fra Testo essenziale ed islamici. È questo che va distinto, poiché fra gli islamici ci sono delle persone votate al Bene, e delle brave persone, e che ricercano la Verità, e che non vogliono applicare alla lettera l’Ortodossia e i Testi fondatori.

 

Non dobbiamo distinguere Islam ed Islamismo ma Testo e islamici.

 

Presentatore: distinguere fra questi islamici e l’Islam?

 

Marie-Thérèse Urvoy: capire che l’Islam non è come quello applicato da questi islamici. Gli aspetti pericolosi del Testo possono essere utilizzati da qualunque islamico del mondo islamico – è perciò che bisogna distinguere fra Testo e islamici, e non Islam ed Islamismo. Per Islam ed Islamismo, i Testi sono gli stessi.

 

Presentatore: possiamo distinguere Allah dal Corano. Il Dio che è nel cuore di ogni uomo.

 

Marie-Thérèse Urvoy: è quello che voglio dire. Ho visto degli islamici trascendere i loro Testi sacri, piazzarsi al di sopra di essi, ed ho visto dei cristiani vivere al di sopra delle Prescrizioni dei loro Testi sacri. Il cristiano - per il cui Credo egli è parte della Creazione divina - che s’inchina davanti all’Antropologia; l’islamico invece s’inchina davanti al Mistero divino. Queste sfumature le vediamo sempre – e non è giusto, ancora ai giorni nostri, sentir dire “non si amalgamino Islam ed Islamismo”. Non renderemmo servizio agli islamici di buona Volontà: ci sono loro e gli islamisti dall’altra parte; bisogna fare un lavoro sui Testi. È l’unico lavoro che va intrapreso.

Tag: Apostasia, IslamModerato, IslamRadicale, Islamismo, Islamologia, MarieThereseUrvoy, Riformisti, StudiaArabica, Ummah

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