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It takes a nation to protect the nation

Mondo - Documentazione informativa per sensibilizzare sul Problema della Violenza contro Donne e Bambini

01.10.2009 in Ticino Management Donna - keywords: societa
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Quando il pericolo è in casa

Non sempre la casa è il luogo più sicuro dove vivere. È infatti elevato il numero di donne e bambini che si trovano in pericolo proprio tra le mura domestiche

La famiglia è, per antonomasia, luogo di protezione, dove le persone trovano amore, accoglienza, sicurezza e riparo. Ma in molti casi è proprio il contrario e si trasforma in un luogo che mette in pericolo la vita e produce alcune delle più drammatiche forme di violenza commesse soprattutto sulle donne e sui bambini, che quindi spesso corrono grandi pericoli proprio dove dovrebbero essere più al sicuro. Per molte e molti di loro la casa è dominata da un regime di terrore e violenza per mano di qualcuno che è loro molto vicino, qualcuno nel quale dovrebbero poter avere fiducia. 

La violenza nell’ambiente domestico è di solito opera di uomini che con le vittime hanno, o hanno avuto, un rapporto di fiducia, di intimità e di potere: mariti, fidanzati, padri, suoceri, patrigni, fratelli, zii, figli o altri parenti. Anche le donne però possono essere violente, ma i loro atti ammontano ad una percentuale minima dei casi.

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Nel mondo dal 25% al 75% di tutte le donne in età adulta - a seconda del paese - sono state vittime di abusi e violenze dentro le mura domestiche. In Europa - e la Svizzera non fa eccezione - la violenza domestica, che colpisce circa un quarto delle persone di sesso femminile, è la maggior causa di morte e disabilità per le donne fra i 16 e i 44 anni. Da uno studio dell’Ufficio federale di statistica emerge che il 45% dei 1067 omicidi registrati tra il 2002 e il 2004 in Svizzera sono stati commessi tra le mura di casa. Inoltre la metà dei circa 30 mila casi trattati dai consultori c’era un vincolo familiare tra la vittima e la persona accusata dell’aggressione.

Negli ultimi anni, la comprensione del problema della violenza domestica, delle sue cause e delle sue conseguenze, ha fatto notevoli progressi; ed è andato emergendo un consenso internazionale sull’esigenza di trovare una soluzione al problema. La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, adottata dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite una ventina di anni fa, la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che ha compiuto dieci anni, e la Piattaforma di azione adottata in occasione della quarta Conferenza internazionale sulle Donne a Pechino nel 1995, sono tutte espressioni di questo consenso, che ha portato alla diffusione della consapevolezza che la violenza domestica, sia fisica che psicologica, costituisca una delle pratiche più diffuse al mondo di violazione dei diritti dell’uomo. In Svizzera l’operato del Servizio per la lotta alla violenza dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (Ufu) attesta la consapevolezza delle responsabilità dello Stato.

Ma il ritmo dei progressi generali è stato lento, perché i comportamenti vessatori hanno radici profonde e anche perché in molti paesi ancora certe forme di violenza domestiche sono non solo tollerate, ma persino accettate legalmente. La violenza domestica viene commessa in maggior misura laddove la legge, le autorità e il sistema giudiziario la condonano oppure non la riconoscono come reato e quindi automaticamente attribuiscono alle donne lo stato di ‘cose’, ovvero le ‘reificano’.

A tutt’oggi, solamente una quarantina di paesi del mondo ha adottato una legislazione specifica per far fronte alla violenza domestica.

Gli ambiti

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La violenza domestica comprende gli atti di vessazione compiuti dal partner intimo o da altri membri del nucleo familiare e si presente in diverse forme:

  • maltrattamenti fisici, come schiaffi, percosse, bruciature, calci, ferite varie fino all’omicidio. Sono comprese anche le pratiche tradizionali che recano danno alle donne, come mutilazione dei genitali femminili e l’ereditabilità della moglie (la pratica di trasmettere in eredità la vedova e le sue proprietà al fratello del marito deceduto);
  • vessazioni sessuali, rapporti sessuali estorti contro volontà o coercizione ad avere rapporti sessuali con altri. Le vessazioni sessuali e lo stupro ad opera del partner legittimo non sono considerati reato nella maggioranza dei paesi del mondo e solo alcuni paesi hanno iniziato a legiferare contro lo stupro coniugale; 
  • vessazioni psicologiche, che comprendono comportamenti volti ad intimidire e perseguitare e che prendono la forma di minacce di abbandono o di maltrattamenti, segregazione in casa, sorveglianza, minaccia di allontanamento dai figli, distruzione di oggetti, isolamento, aggressione verbale e umiliazione continua;
  • vessazioni economiche, tra le quali atti come il rifiuto di concedere soldi, rifiuto di contribuire finanziariamente, privazione del cibo e delle esigenze di base, controllo dell’accesso all’assistenza sanitaria, all’occupazione, eccetera; 
  • atti di omissione, ovvero le discriminazioni nell’alimentazione, nell’istruzione e nell’accesso all’assistenza sanitaria;
  • violenza energetica, cioè la creazione di un clima di terrore continuo all’interno delle mura domestiche.

Le cause

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Non esiste un unico fattore al quale ricondurre la violenza nei confronti delle donne. Molteplici fattori, complessi e interconnessi, di natura sia istituzionale che sociale o culturale, hanno mantenuto le donne in una posizione di particolare vulnerabilità alla violenza rivolta contro di esse. Tutti questi fattori sono manifestazioni di rapporti di forza storicamente squilibrati tra i sessi. Tra di essi si trovano: le forze socioeconomiche, l’istituzione della famiglia nella quale si manifestano i rapporti di forza, la paura ed il desiderio di controllo della sessualità femminile, l’idea della inerente superiorità del maschio, e leggi e culture tradizionali che hanno sempre negato a donne e bambine uno stato giuridico e sociale di indipendenza. «Ma tutti questi fattori, innegabilmente importanti e diversi, hanno nell’abusante un’origine piscologica comune», fa notare Kathya Bonatti, consulente in sessuologia e life coach attiva a Lugano, nonché docente in sessuologia forense presso l’università La Sapienza di Roma, «e cioé un’assenza di autostima che viene compensata proprio attraverso la violenza che diventa lo strumento per ristabilire il potere». Insicurezza e mancanza di autostima, che possono avere le origini più diverse, ma che quasi sempre vanno ricercate nell’infanzia e nei modelli sociali diffusi nell’ambiente culturale in cui l’abusante vive. «Un partner violento è stato quasi sempre un bambino maltrattato o non amato oppure figlio o parente di persone violente. Questo è motivo di grande insicurezza e di una latente mancanza di autostima», spiega Bonatti, «quando la partner oppone un rifiuto, minaccia l’abbandono o anche semplicemente si comporta diversamente da come le è stato detto di fare, riapre vecchie ferite che evocano rifiuto o senso di disvalore, per compensare le quali il soggetto ricorre alla violenza, come strumento per ristabilire il potere e quindi l’autostima». Esperienze avute durante l’infanzia, come l’aver assistito a scene di violenza domestica o aver subito vessazioni fisiche e sessuali, sono stati identificati come fattori di rischio per i bambini, nei termini della coazione a ripetere. «Da esperienze del genere i bambini a volte imparano a ricorrere alla violenza come modo di affrontare i conflitti e di affermare la propria virilità», segnala Kathya Bonatti.

Tra l’altro il circolo diventa vizioso e spesso infrangibile quando anche la partner soffre di un problema analogo di scarsa autostima dovuta a mancanza di amore durante l’infanzia, «che la induce», prosegue la sessuologa, «a subire la violenza senza ribellarsi per adi perdere l’affetto del partner violento».

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Il partner violento agisce in modo tale da creare un clima di tensione e di isolamento che si realizza attraverso minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna; è in questo clima che si inscrive l’episodio di violenza. Solitamente la frequenza e la gravità degli episodi tendono ad aumentare col tempo, sino a quando le donne, dopo vari tentativi di ricomposizione e recupero della relazione (tentativi che vedono la messa in campo di varie strategie di sopravvivenza, quali la minimizzazione degli episodi di violenza e l’autocolpevolizzazione), non decidono di sottrarre sé stesse e i propri figli a tale situazione di sopraffazione. La mancanza di risorse economiche rafforza la vulnerabilità delle donne e la loro difficoltà di sottrarsi ad una relazione vessatoria. 

Le ideologie culturali, presenti soprattutto nei paesi in via di sviluppo, conferiscono ‘legittimità’ alla violenza contro le donne in determinate circostanze. Le tradizioni religiose e storiche in passato hanno approvato le punizioni e le percosse alle mogli. La punizione fisica della moglie è considerata accettabile nel contesto del concetto della sua appartenenza al marito. 

In alcuni paesi però è vero anche il contrario: la crescente importanza del ruolo economico e dell’indipendenza delle donne viene percepita come una minaccia e stimola un incremento della violenza maschile. «Esiste una correlazione tra l’aumento della violenza domestica e la destabilizzazione degli schemi economici di una società», conferma la sessuologa forense. Incrementi della povertà, della disoccupazione, della disparità salariale e dello stress provocano l’aumento della violenza nella società, compresa la violenza in casa. 

La partecipazione delle donne nelle reti sociali di contatto è un fattore cruciale nel ridurre la vulnerabilità delle donne ai comportamenti vessatori e nello stimolare la loro volontà di superare l’esperienza della violenza domestica, ma, per eliminare il problema alle radici, occorre che sia il partner abusante a prendere l’iniziativa. «Chi abusa è sempre molto infelice e soffre per quanto ha commesso», spiega Kathya Bonatti, «se si arriva ad indurlo a lavorare sulla consapevolezza delle cause che lo hanno indotto alla violenza, a farlo empatizzare con la vittima, smettendo di reificarla, e a fargli recuperare l’autostima, allora si può arrivare alla guarigione».

 

 

 

 

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GUERRA GLOBALE ALLE DONNE

 

Indice
 
 

violenze sessuali

 

l'uomo nero esiste

 

 


Dossiers di Adriana Bolchini-Gaigher 

Tag: Abusi, AdrianaBolchiniGaigher, DirittiDeiBambini, DirittiDelleDonne, Europa, Italia, KathyaBonatti, Lisistrata, Occidente, Psicologia, Altro...Svizzera

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At the moment, one of the main actors exploiting these defects, is Islam, so this site pays particular attention to that threat.

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We hope that free nations will wake up to stop the threat, and force the separation of (Islamic) Church and State. This will also allow moderate Muslims to escape from their totalitarian political system.

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