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Islàm per infedeli (prima parte, sezione A)
Published on 17/01/11 at 21:16:46 by pvmantel
 
Islam Italia e mondo  Islàm per infedeli  
di Hugh Fitzgerald, tradotto e illustrato da Paolo Mantellini

Ecco la prima parte, sezione A, di "islàm per infedeli", una interessante guida in tre parti del Vice Presidente di Jihad Watch, Hugh Fitzgerald. Qui si trovano gli originali: la prima parte qui; la seconda parte qui, la prima sezione della terza parte qui, e il resto della terza parte qui.

 

I. Taqiyya e Tu-quoque (sezione A)


Da “Tutto considerato” [“All Things Considered”] di NPR [National Public Radio], 7 gennaio 2005 • " Jihad" è una delle poche parole Arabe usate in inglese. Significa "lotta spirituale", ma molti musulmani hanno fatto notare che la parola "jihad" è quasi sempre usata in inglese nel contesto del terrorismo, anche se il significato reale è più ampio. La commentatrice Anisa Mehdi vorrebbe proporre una parola che potrebbe essere utilizzata al posto di "jihad ". - Dal sito NPR.



Anisa Mehdi, un’ospite del programma “Tutto considerato” di NPR, ha suggerito che per la parola "Jihad" - forse la parola più significativa nei testi, e nella storia dell'islàm - si potrebbe utilizzare un termine diverso. I musulmani, ha asserito, sono stati messi a disagio dall’uso costante di questa parola "nel contesto del terrorismo" quando il suo "significato reale è più ampio." E così, per evitare danni inutili all’immagine dell'islàm, chiede se non si potrebbe evitare del tutto la parola "Jihad".

Su questo ha segnato un  punto. E noi faremo la punta al suo punto, ma utilizzando un temperamatite di nostra scelta. Prima però sarebbe utile descrivere lo stato attuale delle conoscenze degli Infedeli sull’islàm e sui tentativi dei musulmani di condizionare o di limitare tale conoscenza. Un esercito di difensori dell’islàm, musulmani e non musulmani, si aggira oggi in ogni dove, ma pare che molti infedeli non seguano le loro direttive. Alcuni sembrano decisi ad educarsi da soli, piuttosto che affidarsi ai Programmi e alle Campagne Propagandistiche degli imam delle moschee locali o, per quel che vale, della National Public Radio. Non tutti sembrano disposti, come una volta, ad accontentarsi degli argomenti di Karen Armstrong o dei libri di John Esposito, buoni per essere esposti in biblioteca. Gli Infedeli hanno scoperto siti dove sono mostrate quattro o addirittura cinque traduzioni Coraniche per una lettura comparativa, una “pentapla” orizzontale a cui si può accedere dal sito www.usc.edu. Nello stesso sito, o in molti altri, gli infedeli possono ora leggere da soli centinaia di “ahadith” (singolare “hadith”, sono i detti e gli atti di Maometto), come furono raccolti e catalogati, secondo la loro relativa autenticità, da  compilatori di “ahadith”, o muhaddithin, degni di fiducia, quali Bukhari e Muslim (un nome proprio). Oltre al Corano e agli “ahadith”, gli infedeli possono leggere anche la Sira, cioè la biografia di Maometto. Come al-Insan al-Kamil, il modello di uomo perfetto, la figura di Maometto è al centro dell’islàm, e tutto quello che si dice abbia fatto o detto, o addirittura taciuto, nell’Arabia del 7 ° secolo, rimane altrettanto attuale, obbligatorio e da imitare anche oggi.

   
Anisa Mehdi, John Esposito, Karen Armstrong
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E, infine, non contenti di leggere Corano, “ahadith” e Sira, quegli infedeli hanno anche cominciato a studiare la storia della jihad [il termine Arabo “jihad” è di genere maschile e dovrebbe essere reso come “il jihad”, tuttavia si è preferito utilizzare il genere femminile “la jihad” per sottolineare l’analogia con i termini Italiani di “guerra di religione” o “lotta”; entrambe le versioni, comunque, sono corrette, N.d.T.], la guerra di conquista di quelle vaste terre in cui vivevano popolazioni molto più numerose, ben radicate, ricche, progredite, di Cristiani, Ebrei, Zoroastriani, Induisti, Buddisti a cui, dopo la conquista, se non erano stati uccisi o immediatamente obbligati a una forzata conversione all’Islàm, fu consentito vivere come "dhimmi", come erano chiamati i non-musulmani sotto il dominio musulmano, sottoposti a ben studiati svantaggi finanziari, giuridici, politici e sociali che hanno reso la loro vita, una vita di umiliazione, degradazione, e insicurezza fisica.

E 'stato uno sforzo piuttosto impegnativo evitare che gl’Infedeli si facessero un’idea sbagliata (cioè giusta) dell’islàm, almeno da quando i musulmani in Occidente, che attualmente canta soltanto le lodi del “pluralismo”, non hanno più bisogno della benevolenza e della tolleranza degli Infedeli. Fino ad oggi, sono state invocate le tecniche, abbastanza simili, di "taqiyya" e Tu-quoque. "Taqiyya" è la dottrina, sancita dalla religione, originata nell’islàm sciita ma adesso praticata anche dai sunnitii, della deliberata dissimulazione su questioni religiose che può essere intrapresa per proteggere l'islàm e i Credenti. Un termine correlato, di significato più ampio, è il “kitman", che è definito come "riserva mentale". Un esempio di "taqiyya" sarebbe l'affermazione di un apologeta musulmano che "naturalmente" c'è libertà di coscienza nell’islàm, con la successiva citazione di quel versetto coranico - "Non ci deve essere costrizione nella religione." Ma l'impressione data sarà falsa, poiché non vi è stata alcuna menzione della dottrina musulmana dell’abrogazione, o naskh, per cui un versetto così precoce come quello riguardante: "Non ci deve essere costrizione nella religione." è stato abrogato da successivi versetti, molto più intolleranti e crudeli. In ogni caso, la storia dimostra che nell'islàm c'è, e c’è sempre stata, "costrizione, nella religione" sia per i musulmani che per i non musulmani. La “costrizione” per i musulmani proviene dal trattamento dell’apostasia come un crimine punibile con la morte. E anche se i "dhimmi" sono autorizzati a praticare la loro religione, lo fanno a condizione di tali oneri e restrizioni che molti si sono convertiti (o "ritornati") all’islàm, non per un atto di coscienza, ma piuttosto in risposta alla inesorabile pressione musulmana.

Il “kitman” è simile alla "taqiyya", ma piuttosto che una dissimulazione completa, consiste nel raccontare solo una parte della verità, con "riserva mentale”, il che giustifica l'omissione di quanto si tace. Un esempio può essere sufficiente. Quando un musulmano sostiene che "jihad" significa in realtà "una lotta spirituale," ed evita di aggiungere che tale definizione è stata introdotta solo di recente nell’islàm (solo poco più di un secolo fa), inganna con una reticenza, e pratica il "kitman. "Quando egli adduce, a sostegno di questa affermazione dubbia, lo “hadith” in cui si racconta che Maometto, tornando a casa da una delle sue tante battaglie, avrebbe detto (come affermato da una catena di trasmettitori, o Isnad), che era tornato “dalla jihad Minore alla jihad Maggiore” e non aggiunge, ciò che invece sa anche essere vero, che questo è un "hadith debole”, considerato di dubbia autenticità dai muhaddithin più rispettati, pratica ancora il “kitman".

L'uso di questa parola nel Corano e negli “ahadith”, e costantemente lungo 1.350 anni di storia musulmana, ha certamente dotato la parola "jihad" di un significato di lotta, di solito con mezzi militari, per espandere il dominio dell'islàm. Quasi tutti i musulmani  capiscono che "guerra" (qital, qatala) è il significato essenziale della parola. Ma gl’infedeli, che preferiscono pensare il contrario, si sono avidamente accaparrati opuscoletti come quello prodotto alcuni anni fa da Karen Armstrong, soltanto un’apologeta dell’islàm e certamente non una studiosa, che non ha esitato a citare questo hadith a sostegno della sua tesi secondo cui jihad è una "lotta spirituale." Il significato delle parole deriva dal loro uso comune e accettato, e non da ciò che qualcuno, allo scopo di una temporanea e confortante armonia, vorrebbe farci credere che voglia significare.

La jihad come conquista militare è ovviamente discussa nel Corano e negli “ahadith”, e nei commenti del Corano. E mentre "qital" o combattimento è menzionato 27 volte nel Corano, altri strumenti della jihad sono comunemente discussi; qualsiasi sito web islamico fornirà degli esempi. Uno è l'uso della "ricchezza" per creare le condizioni che contribuiscono a diffondere l'islàm. Un altro è l'uso della "penna, la parola" - la persuasione, la propaganda - per diffondere l'islàm. Ancora un altro strumento della jihad discusso, per esempio, nelle pagine dei giornali musulmani, è l'uso della demografia come arma di jihad. Popolazioni musulmane nel Bilad al-kufr, o “Terre degli infedeli”, sono viste come un aiuto alla sua diffusione attraverso la Da’wa, la chiamata all'islàm, e la loro stessa crescente presenza nei territori degli infedeli, contribuisce alla inesorabile diffusione dell'islàm.

La situazione nel mondo odierno rasenta il fantastico. Mai prima nella storia una civiltà ha permesso ad un elevato numero di coloro che provengono da una situazione aliena, e costantemente ostile, di stabilirsi profondamente all'interno dei confini di questa prima civiltà. Mai prima d'ora i membri di una civiltà non si sono preoccupati di indagare, e addirittura hanno volutamente rifiutato di indagare, o di ascoltare quelli che avvertono circa le conseguenze per tutti i non-musulmani del sistema di credenze dell'islàm. Nella storia, il fenomeno dei barbari alle porte non è certo nuovo. Quei barbari pongono l’assedio, se vincono, entrano in trionfo. Se perdono, la civiltà più avanzata sopravvive. Ma mai prima d'ora i cancelli sono stati aperti a una forza estranea che vuole entrare, una forza che non è stata neppure identificata e tanto meno capita. Mai prima d'ora gli abitanti della città attualmente vulnerabile si sono sforzati di non riconoscere, o di non capire, che cosa il nemico ha fatto, e che cosa ha disfatto. Quella intrusione demografica non mostra alcun segno di diminuire. La costruzione sistematica di moschee e madrase, pagate dall’Arabia Saudita, in tutto il mondo occidentale, contribuisce a rendere più facile la pratica della vita musulmana. Le popolazioni occidentali invece, sono state abituate a valorizzare e a “celebrare la diversità" e la “promozione delle differenze” costruendo, sulla base di un pluralismo militante ma senza alcuna valutazione critica, un edificio di diritti legali e benefici sociali. Questi diritti, questi benefici, questo pluralismo militante sono sfruttati dai musulmani che non credono nel pluralismo. Né accettano i diritti individuali di libertà  di coscienza e di parola, né l’uguaglianza giuridica tra uomini e donne e delle minoranze religiose e razziali, riconosciuti, per esempio, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. La loro attuale pretesa di sostenere il pluralismo si fonda sulla necessità di proteggere, o aumentare il potere, della Umma musulmana, o della Comunità, in Occidente, fino a quando tale Umma non abbia più bisogno di fingere di avere alcun interesse nel pluralismo occidentale e nei valori occidentali.



(Continua)



Tradotto e illustrato da Paolo Mantellini
Hugh Fitzgerald è il Vice Presidente del Consiglio Direttivo di Jihad Watch
Questo testo può essere trasmesso o inoltrato purché venga presentato in forma integrale e con informazioni complete sul suo autore, data e luogo di pubblicazione e URL originale.


 

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Islàm per infedeli (seconda parte, sezione A): cliccare qui



Islàm per infedeli (prima parte, sezione B): cliccare qui

 

Islàm per infedeli (seconda parte, sezione B): cliccare qui

Islàm per infedeli (seconda parte, sezione C)

Published on 11/02/11 at 09:20:25 GMT by pvmantel

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II. Una Lezione da Humpty-Dumpty (sezione C)

Un secondo motivo del blocco di ogni studio critico dell'Islam, è stato il movimento "anti-coloniale" che, a differenza del vero anti-colonialismo, ha consentito ad alcuni stati Arabi di atteggiarsi a vittime dello stesso colonialismo che avevano subito tanta parte dell’Africa sub-sahariana, e dell’Asia. Non fu mai sottolineato che, tranne per il Nord Africa (e là, soprattutto in Algeria), gli Arabi non avevano sofferto quasi nulla dal colonialismo classico. Nella penisola Arabica, salvo la città portuale di Aden, le piccole guarnigioni britanniche lungo la costa furono istituite per tre motivi: per eliminare la tratta Araba degli schiavi dell’Africa; per evitare guerre inter-tribali (da qui gli “Stati dellaTregua”), e per controllare la rotta marittima per l'India. Non c'era colonialismo Europeo in tutta la penisola Arabica; ma furono i Britannici a liberare gli Arabi dal dominio dei Turchi Ottomani, in Arabia, in Mesopotamia, e in tutto il Medio Oriente. Con l'eccezione dell’intrepido capitano Shakespear che attraversò il Rub al-Khali, o “Quarto Vuoto”, nessun Inglese mise mai piede all'interno del Arabia prima del 1930.

   
Il Capitano William Henry Irvine Shakespear (1878 - 1915), Il deserto Rub' al-Khali, ovvero il “Quarto Vuoto” dell’Arabia
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Solo in Algeria ci fu il colonialismo Europeo, nel senso classico del termine, per poco più di qualche decennio, con un insediamento di coloni dal continente e lo sfruttamento del territorio. Ma non ci fu la massiccia rimozione di oro e diamanti come in alcune parti dell'Africa sub-sahariana; anzi, questo "colonialismo" consisteva nel  recupero del settore agricolo da parte dei francesi su terreni che gli Arabi e i Berberi del luogo avevano lasciato andare in rovina. Tuttavia, a partire dalla Conferenza di Bandung nel 1955 (quando il “Mondo Sottosviluppato” non era ancora diventato "il Terzo Mondo”), e da allora, ad ogni riunione “Terzo Mondo uniamoci”, si presentarono vari plutocrati Arabi, fingendo, nonostante le loro favolose inaudite ricchezze, di essere compagni “Terzomondisti.” Si permise a questa farsa di andare avanti, perché nessuno vuole rovinare il gioco di coloro che sono così liberi di elargire tangenti. Quando uno può essere ricompensato così profumatamente per tacere, perché preoccuparsi di dire la verità?

Come risultato sia della Guerra Fredda che della decolonizzazione, il mondo Arabo e musulmano entrò in un periodo in cui, come spesso succede, gli studiosi occidentali dell’Islam, ad uno ad uno, o si ritiravano oppure morivano, e nessuno li sostituiva. Chi ha sostituito C. Snouck Hurgronje, o Leone Caetani, o Charles Emmanuel Dufourcq, o il Reverendo William St. Clair Tisdall (1859-1928), o il Professor Arthur Jeffery o Joseph Schacht? La risposta è: chi li sostituì, molto meno esperto nelle lingue di riferimento, e privo di quella sicurezza di sé che nasce da un’ampia cultura, era più disposto a ballare al ritmo imposto dai Governi Occidentali che volevano studi sulla “Guerra Fredda e l'Islam" che ignoravano ogni aspetto dell'Islam tranne che era risolutamente anti-comunista. Ed anche questa affermazione si dimostrò, nel caso dei musulmani meno ferventi, come Nasser, insufficiente ad evitare che un bel po’ di Arabi giocassero l’Oriente contro l’Occidente.

     
Christiaan Snouck Hurgronje (1857 – 1936), Leone Caetani duca di Sermoneta (1899 – 1935), Arthur Jeffery (1892 – 1959), Joseph Schacht
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L'odio verso gli infedeli, soprattutto verso l’Occidente infedele, comune a tutto il mondo musulmano, non è un fenomeno nuovo. Se gli Arabi sostennero una potenza infedele, la Germania nazista, fu principalmente perché quella potenza era il nemico giurato dei paesi considerati come i leader tradizionali della Cristianità Occidentale in epoca moderna, l'Inghilterra e la Francia (e del resto, l'antisemitismo nazista agli occhi degli Arabi è stato un ulteriore caratteristica allettante). E se appoggiarono l'Unione Sovietica, fu solo perché quel paese era considerato come il principale nemico del nuovo capo degli infedeli occidentali, gli Stati Uniti. L'odio verso i miscredenti, o infedeli, non è marginale, ma centrale per l'Islam, menzionato lungo tutto il Corano, gli Hadith e messo in pratica da Maometto, nella Sira. Tale odio ispirato dall’Islam, è inculcato con particolare fervore tra i wahhabiti in Arabia Saudita. Quello che è cambiato è che i propagandisti di Aramco (la Compagnia Petrolifera Arabo-Americana, che sfruttò per molti anni le concessioni petrolifere Saudite), che una volta nascondevano alla vista la realtà dell’Arabia Saudita, non sono più in circolazione per fornire quegli occhiali da sole tinti di rosa per gli Infedeli che osservassero il fanatismo ardente del sole Wahhabita.

Inoltre, gli eventi di questi ultimi anni hanno portato ad una consapevolezza nuova di zecca di ciò che era sempre lì, ma che gli Occidentali, e soprattutto i Combattenti della Guerra Fredda, volontariamente rifiutavano di vedere. Alcuni di questi Combattenti della Guerra Fredda, prematuramente congratulandosi con se stessi per quella vittoria, sembrano incapaci di accorgersi dell’esistenza di un altro nemico altrettanto pericoloso per la civiltà occidentale, inclusa l'arte, la scienza e la sua enfasi sui diritti dell'individuo. Il Comunismo, come l'Islam, sottolinea il collettivo - il proletariato, invece della umma al-Islamiyya, la Comunità dei Credenti, e non si preoccupa della libertà di pensiero, ma piuttosto, di questioni di economia e di potere. Nonostante  che grossolane interpretazioni marxiste di arte e scienza, come epifenomeni della sottostante realtà economica, fossero ufficialmente incoraggiate, l'Unione Sovietica tuttavia riuscì almeno a preservare la grande arte del passato pre-comunista; l'Islam non sente il bisogno di gran parte dell’arte (scultura, pittura, musica), della scienza e di tutto ciò che è associato alle civiltà pre-islamiche o non islamiche - le terre e i tempi dell’ignoranza ("jahiliyya"). Solo una delle realizzazioni occidentali sembra interessare il mondo musulmano, la tecnologia militare. Benché il comunismo fosse una minaccia mortale per il mondo Occidentale, era ancora possibile impegnarsi in certe attività culturali, in certi tipi di espressione, anche per conservare i manufatti artistici prodotti in quello che i comunisti consideravano come un pessimo Ancien Régime. Sotto l'Islam, c'è, e c’è stato, solo l'Islam. Quando alcuni intellettuali arabo-musulmani prepararono una relazione per le Nazioni Unite alcuni anni fa, denunciando lo stato della cultura nei paesi Arabi, sottolinearono il piccolo numero di traduzioni in Arabo. Quello che non aggiunsero era una spiegazione del perché ciò fosse successo, e quale possibile legame questa mancanza di curiosità avesse con l’islam. Questo è un argomento su cui i musulmani sono comprensibilmente reticenti, ma non c’è alcuna ragione per cui gl’infedeli debbano trascurare il disprezzo musulmano per tutto ciò che non è musulmano, eccetto quando può essere direttamente utile alla lotta con il mondo degli infedeli. Mahathir Mohamed, l'ex Presidente della Malaysia, parlando tempo fa ai capi di Stato musulmani a una riunione dell'Organizzazione dei Paesi islamici, ha fornito una visione del "progresso" musulmano che consisteva quasi interamente nella richiesta di cambiamenti che consentissero l’acquisizione di armi da guerra sufficienti a controbilanciare, e superare, gli armamenti dei nemici infedeli.


Mahathir Mohamed, ex Presidente della Malaysia
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In tema di ricerca critica e libera, l'Islam è capace di sopprimerla molto più efficacemente del Comunismo – non ci sono musulmani dissidenti equivalenti a quelli della Russia Sovietica. Un Sakharov musulmano non può esistere, perché, per definizione, sarebbe qualcuno che ha respinto del tutto l'Islam, e quindi sarebbe stato giustiziato come apostata, o costretto a fuggire dal mondo musulmano. E anche allora non sarebbe stato al sicuro. Per i veri dissidenti non esiste un meccanismo per rimanere incolumi all'interno dell'Islam, se si sono spinti a criticare, come fecero Sacharov e  i dissidenti russi per il Comunismo, i principi fondamentali della fede. E c'è un’altra grande differenza. Il Comunismo cadde perché troppi di coloro che vissero all’interno di quel sistema, inclusi membri del partito (alcuni influenzati dalla loro progenie progressista), non hanno potuto evitare di vedere il suo fallimento, proprio in quei campi in cui aveva promesso di avere successo. Ma è quasi impossibile costringere i musulmani a vedere i fallimenti politici, economici, intellettuali e morali dell'Islam, perché il sistema è quello di un completo lavaggio del cervello che obbliga i musulmani a respingere quasi tutto ciò che ha preceduto l'avvento dell'Islam, o di non apprezzare nulla del mondo non-musulmano al di là delle merci che produce e che, con i soldi del petrolio, sono così facilmente disponibili. Anche per coloro che non abbiano frequentato una madrassa, e che non abbiano mai frequentato una moschea, o l’abbiano fatto solo raramente, l’islàm pervade la società, plasma gli atteggiamenti e le consuetudini in cui vivono. La protezione garantita dalla immeritata ricchezza petrolifera è così abbondante, che i musulmani potranno concedersi il lusso di non riconoscere i fallimenti del loro sistema fino a quando il mondo degli Infedeli non smetterà di puntellarlo.

La geopolitica mostra strani compagni di letto. Durante la Guerra Fredda, la democrazia liberale, leader del mondo, si è trovata in intimo colloquio con i primitivi e fanatici wahhabiti dell’Arabia Saudita. Essi non erano considerati come primitivi o fanatici, ma come amici leali, decisi anti-comunisti, mentre quello che combinavano con le moschee e le madrase erano affari loro. Allo stesso modo, gli Stati Uniti si trovarono ad offrire somme generose per corrompere gli Stati musulmani al fine di permettere lo stazionamento di truppe Americane in basi Americane. E 'successo ovunque, e ovunque non ha portato a nulla.

C'è stato il Marocco, il cui re, un despota relativamente illuminato, ha permesso agli Americani di corromperlo, in modo da poter piazzare una base aerea o due. Si dice che le prime armi nucleari posizionate all’estero fossero in una base Americana in quel paese. I Marocchini non solo ricevettero gli aiuti Americani, ma come è successo tante volte, gli aiuti Americani avrebbero potuto indurre la Francia a superare, o almeno ad uguagliare le offerte Americane. Durante la Guerra dei Sei Giorni, quando le basi Americane in tutto il mondo musulmano erano prevedibili obiettivi di attacchi (perché Nasser confezionò una storia su piloti americani responsabili dei danni subiti, piuttosto che ammettere che gli Israeliani avevano fatto tutto da soli), il re del Marocco annunciò con grande sincerità al suo popolo che non esistevano "basi Americane” nel suo paese, ma solo "istruttori Americani” che addestravano i Marocchini nelle loro basi. Alla fine, i militari Americani, furono invitati ad andarsene.

Nel 1954, un anno dopo aver firmato un accordo con la Gran Bretagna per l’impianto di basi militari, la Libia offrì un accordo analogo agli americani in cambio, ovviamente, di aiuti economici. La base aerea di Wheelus, appena fuori Tripoli divenne la più importante installazione Americana in Africa. Ma non doveva durare. Re Idris, durante un viaggio in Europa nel 1968 per un trattamento medico, fu deposto da Muammar Ghaddafy, e le basi Americane furono chiuse.

     
Libia, la base aerea di Wheelus, presso Tripoli; Re Idris I° di Libia, Muammar Ghaddafy
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Sul modello della NATO, nel 1955, fu costituita un’alleanza militare di Turchia, Iraq, Iran, Pakistan, e inizialmente Gran Bretagna (gli Stati Uniti vennero dopo). Fu finanziata ed equipaggiata dalla Gran Bretagna e, con elargizioni ancora più munifiche, dagli Stati Uniti. Questo “Patto di Baghdad” non durò a lungo. Finì nel mese di Luglio 1958, quando il governo dell’Iraq fu rovesciato da un colpo di stato, guidato dal Maggior Generale Abdul Karim Kassem. Il giovane re, Faisal II, fu ucciso, e così fu ucciso il principe ereditario (il suo cadavere fu appeso all’esterno del Ministero della Difesa), e così fu ucciso il famoso “Uomo Forte” dell’Iraq, Nuri es-Said. Un esperto cospiratore, Nuri es-Said smise di essere “l’Uomo Forte” dell’Iraq quando cercò di fuggire da Baghdad vestito da donna, fu catturato, ucciso e il suo corpo mutilato fu trascinato per le strade della città per la gioia e il diletto della plebaglia. In Iraq il vecchio ordine era finito. Un uomo riuscì a servire sia il vecchio regime che il nuovo, anzi a servire ogni regime iracheno successivo - questo Parroco di Bray [Personaggio satirico Inglese impersonante quello che in Italiano si definirebbe un “Voltagabbana”, N.d.T.] di Bagdad, il furbo e spregiudicato Adnan Pachachi, è ancora in pista come astuto piantagrane ma badando, come sempre, ai suoi interessi. [All'inizio degli anni 1970, Pachachi si trovava in esilio, lavorando per lo Sceicco Zayed nella città di Abu Dhabi, con il compito di aiutare lo studioso britannico J.B. Kelly, il grande esperto della Questione dei Confini in Arabia, a preparare la causa di Abu Dhabi contro il furto di terreni del bullo locale, l'Arabia Saudita]. Appena l'Iraq si ritirò dal Patto di Baghdad, a seguito del colpo di Stato, tale Patto sembrò veramente insensato. Fu presto ribattezzato Organizzazione del Trattato dell'Asia Centrale. Ora i suoi membri musulmani sono l'Iran, la Turchia e il Pakistan.

       
Maggior Generale Abdul Karim Kassem; Re Faisal II; Abd al-Ilāh, principe ereditario a Mount Vernon e dopo l’esecuzione; Nuri es-Said; Adnan Pachachi
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(Continua)



Tradotto e illustrato da Paolo Mantellini
Hugh Fitzgerald è il Vice Presidente del Consiglio Direttivo di Jihad Watch
Questo testo può essere trasmesso o inoltrato purché venga presentato in forma integrale e con informazioni complete sul suo autore, data e luogo di pubblicazione e URL originale.

 

Tag: Infedeli, Islam, Kafir, Mondo, Politica, Sharia, Storia

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Risposte a questa discussione

II. Parte, D
[ http://www.lisistrata.com/cgi-bin/lisistrata3/index.cgi?action=view... ]

 

II. Una Lezione da Humpty-Dumpty (sezione D)

In Iran, gli Americani non capirono mai la persistenza. la stabilità e il significato dell’Islam. Come avrebbero potuto? Hanno giudicato un paese in base ai membri dell'élite occidentalizzata della classe dirigente che avevano incontrato e prestarono fede alle assicurazioni che ricevettero da loro. Jimmy Carter brindò allo Scià come a "un pilastro di stabilità" nel gennaio del 1979, lo stesso anno in cui lo Scià fu abbattuto e sostituito dall’ayatollah Khomeini. E lui, e Brzezinski, inviarono una lettera all’ayatollah, "da un uomo di fede a uomo di fede." Pur con tutte le sue manie di grandezza, e il suo ruolo nella quadruplicazione dei prezzi dell'Opec, lo Shah era quanto di meglio era disponibile per gestire l’Iran, e certamente il suo atteggiamento verso gli infedeli era benevolo. Ma fu abbattuto; l’Iran ritornò al suo schema musulmano, e nacque la mostruosa Repubblica islamica dell'Iran. Quando quel famoso “pilastro di stabilità" scomparve, altre illusioni si sollevarono col fumo che saliva dall’Ambasciata Americana, mentre i documenti segreti venivano bruciati, per sottrarli alle mani degli "studenti" che stavano per iniziare la loro famosa androlessìa di 444 giorni all’interno della stessa Ambasciata di Teheran.

     
Jimmy Carter; Mohammad Reza Pahlavi (1919 – 1980), ultimo Scià dell'Iran; Ruhollāh Mustafa Mosavi Khomeyni (1902 – 1989); Zbigniew Brzezinski
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Per decenni il Pakistan fu il pupillo favorito degli Americani. L'arrogante primo ministro indiano, Jawaharlal Nehru, di cui si diceva che fosse stato influenzato, mentre studiava in Inghilterra, da tutte le persone sbagliate (Beatrice e Sidney Webb, Bertrand Russell), e dal suo saltuario Ministro degli Esteri anti-Americano, Krishna Menon, lasciò freddi gli americani. Quanto più simpatici invece erano quegli impettiti generali Pakistani, senza peli sulla lingua, alcuni dei quali erano andati addirittura a Sandhurst [sede della Reale Accademia Militare, in Gran Bretagna, N.d.T.], e di cui si poteva essere certi che si sarebbero schierati con l'America contro il Comunismo, perché, come tutti sanno, l'Islam è incompatibile con il Comunismo (L'Islam è incompatibile con tutto ciò che non è l'Islam).

       
Jawaharlal Nehru; Beatrice e Sidney Webb; Bertrand Russell; Krishna Menon; Accademia Militare Reale di Sandhurst
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Per lungo tempo, agli occhi degli Americani, il Pakistan non poteva fare cose sbagliate. E ripetutamente il Pakistan abusò della fiducia Americana. Nel 1971, per esempio, usò l’equipaggiamento militare Americano per reprimere la rivolta del Pakistan Orientale contro il governo del Pakistan Occidentale. Il Pakistan ha sostenuto a lungo il terrorismo contro l'India, fatto mai denunciato in Occidente. E non ha fatto nulla per impedire la persecuzione continua degli Indù, dei Sikh e dei Cristiani in tutto il paese; gli Indù fuggirono e il livello della popolazione Indù si ridusse costantemente dal 1949. I Pachistani contribuirono a creare i Talebani, e attraverso i Talebani, diedero aiuto e sostegno ad Al-Qaeda, due gruppi che portarono morte e così tanto dolore in Afghanistan. Anche se tutti, adesso, da Musharraf in giù, strabuzzano gli occhi con finta innocenza, i generali Pakistani sapevano, e hanno totalmente appoggiato, le mirabolanti avventure di Abdul Qader Khan.

 
Gen. Pervez Musharraf, ex Presidente del Pakistan; Dr. Abdul Qader Khan, padre dell'atomica Pakistana
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E dopo l’11 settembre 2001, invece di leggere al Pakistan il “Riot Act (antica legge anti-sommossa, simile alla legge marziale, N.d.T.)” per il suo sostegno ai Talebani e, quindi, ad Al-Qaeda, e minacciare di tagliare gli aiuti, di bloccare le importazioni, e di adoperarsi per provocare il crollo totale dell'economia Pakistana, il governo Americano ha scelto di corrompere ulteriormente il Pakistan. Ci fu la riduzione del debito per miliardi, maggiori aiuti (anche qui, per miliardi) e maggiori forniture militari in cambio della promessa del Pakistan di fare quello che, in ogni caso, avrebbe già dovuto fare, dare la caccia ai membri di Al-Qaeda. Anche questo non sembra aver portato in realtà che a qualche ostentato arresto in più dei soliti sospetti, mentre la stampa e la televisione Pakistane continuano a sbraitare contro gli infedeli e gli Americani miscredenti. Del Pakistan musulmano non ci si può mai fidare. Non siamo loro amici, non importa quanto della nostra generosità si mettano in tasca, e comunque, continuano a chiedere sempre di più.

Questo lascia l'ultimo membro dell’elenco: la Turchia. La Turchia era stabile. La Turchia era affidabile. La Turchia era definitivamente laica. Della Turchia ci si poteva fidare. I Turchi avevano combattuto valorosamente nella Guerra di Corea (e gli era anche avanzato il tempo per condurre la Da’wa [proselitismo, N.d.T.] tra i Coreani). Gli ufficiali Turchi erano persone gradevoli, e andavano perfettamente d’accordo con i loro omologhi Americani. Il Kemalismo era arrivato per rimanere. È vero, nel 1955 ci sono state aggressioni contro i Greco-Ortodossi, dappertutto a Istanbul, ma fu un’anomalia. E’ vero, i Turchi non hanno mai ammesso il “genocidio” degli Armeni - ma forse erano solo a disagio, e avevano bisogno di tempo per escogitare una espressione più adeguata. La Turchia ha offerto basi aeree e sedi di ascolto proprio al confine con l'Unione Sovietica.

         
Il genocidio degli Armeni
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Ma la Guerra Fredda è finita, e la Turchia non è così indispensabile come si potrebbe ancora ritenere. Il Kemalismo, stiamo imparando, non è proprio così tanto un dato di fatto acquisito, come una volta siamo stati indotti a credere. Ciò richiede una vigilanza eterna, e non una vigilanza solo temporanea; infatti l’Islam è per sempre. Anche se, come tutti i governi musulmani, quello di Erdogan è felice di estrarre tutto quello che può dalla sua alleanza con gli Americani, assume un atteggiamento molto più ostile verso gli infedeli, e il suo minaccioso comportamento con l'UE, quando la sua candidatura per l’ammissione ha incontrato il suo primo ostacolo, è stato rivelatore. Rivelatore è stato anche l’importante membro dell’establishment politico Turco che ha descritto il trattamento Americano degli Iracheni come "peggiore di quello di Hitler."

Quando fu pianificata l'invasione dell'Iraq, i responsabili della pianificazione chiesero fiduciosi alla Turchia il permesso di usare le basi Turche, da cui lanciare determinati attacchi. Furono sorpresi del plateale e deciso rifiuto. Non avrebbero dovuto essere sorpresi. La Turchia non coopererà con gli Stati Uniti se l'oggetto della cooperazione è un altro stato musulmano - a meno che quello Stato musulmano non sia un nemico giurato della Turchia. La Turchia vuole entrare in Europa, e ha già dimostrato quanto può diventare prepotente per ottenere questo obiettivo. Il governo Americano continua a vedere la Turchia non come è adesso, ma come era, o come si era immaginato che fosse, cinquant'anni fa, quando il kemalismo era incontrastato. L’Islam continua a ritornare, e le "riforme" richieste dalla UE aiutano solo Erdogan ad indebolire il potere dell'esercito Turco, e quindi a indebolire il potere di coloro che sono pronti a difendere il kemalismo con la forza. Se gli Stati Uniti sono impegnati solo in una "guerra al terrore", allora ovviamente non hanno motivi per opporsi all'ingresso della Turchia in Europa. Né hanno alcun motivo per opporsi alla futura islamizzazione dell'Europa, attraverso la Da'wa (la chiamata all’Islam) e la demografia, fintanto che che non venga utilizzato il terrorismo.


Mustafa Kemal Atatürk; Recep Tayyip Erdoğan
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Ora, ancora una volta, gli Stati Uniti hanno cercato basi nei paesi musulmani. In Medio Oriente, hanno avuto successo con i piccoli Sceiccati - Kuwait e Qatar - perché quei paesi, date le loro dimensioni, vogliono una certa protezione dai potenziali bulli del quartiere, compresi l'Iran, l’Iraq e l’Arabia Saudita. Ma non stanno assolutamente riducendo gli atteggiamenti anti-infedeli. Il Qatar, per esempio, è la sede di Al-Jazeera, un distributore di propaganda per i musulmani Arabi, responsabile, mediante le sue assurdità e le sue falsità, della morte di molti militari americani. Ma al Qatar non è mai stato detto che deve chiudere Al-Jazeera, anche se, senza gli Stati Uniti, il Qatar potrebbe essere oggetto di aggressione da parte dei paesi musulmani più grandi.

L’Islam continua ad essere frainteso da molti nel governo Americano. Anche i generali Americani con esperienza diretta del Medio Oriente, che si presume abbiano guardato sotto la superficie della apologetica offerta dagli interlocutori locali, sono stati ingannati. In Iraq si identifica il problema come i “jihadisti salafiti”, che non è certo tutta la verità. L’Islam stesso, e non le credenze dei "jihadisti salafiti”, spiega l’ostilità, altrimenti inspiegabile, della maggior parte degli iracheni verso gli infedeli Americani che li hanno salvati da un regime mostruoso, e che ora chiedono solo che gli sia consentito di sommergere gli Iracheni di beni e servizi. Quando un altro generale, distribuisce libri sull'Islam ai suoi ufficiali, libri scritti dai più fuorvianti e palesi apologeti, come Karen Armstrong e John Esposito, uno si allarma. A quanto pare il governo Americano non ha ancora deciso di  esercitare un controllo critico su ciò che l'Islam insegna, e su ciò che i suoi seguaci credono.

 
John Esposito, Karen Armstrong
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Adesso, però, il problema è la politica del vincere i "cuori e le menti" dei musulmani "moderati". Non riconoscendo che il problema è proprio l’Islam, e non solamente una sua parte, si alimentano false speranze, e si sprecano risorse. Il denaro viene riversato sui paesi musulmani (compreso l'Iraq). Gli Stati Uniti sentono il bisogno di dover continuamente dimostrare ai musulmani di non essere “anti-musulmani” e che questa è veramente solo una guerra al terrorismo, un modo particolare di combattere la Jihad, una parola che il governo Americano è restìo ad usare. Ma il terrorismo non è né il principale, né il più efficace strumento della Jihad. Guerra convenzionale, guerra economica, propaganda, Da’wa (proselitismo) e demografia sono tutti mezzi molto più utili. Oltre al gigantesco trasferimento di ricchezza alle nazioni dell’OPEC, in maggioranza musulmane, gli Stati musulmani che non dispongono delle ricchezze del petrolio (e anche alcuni che ne dispongono, come l'Iraq), riescono ad estrarre la “jizya” come una specie di aiuto estero, che siano gli Stati del Maghreb corrotti dalla Francia (e ultimamente dalla Spagna) per trattenere a casa loro le loro popolazioni, o che siano gli aiuti Americani a Egitto, Giordania e Pakistan. Le enormi somme recentemente inviate dagli Stati Uniti in Indonesia dopo lo tsunami, per esempio, sono state spesso descritte come una “occasione di mostrare ai musulmani che non siamo contro di loro." Ma questo è esattamente il modo sbagliato di esprimersi. Dà ai musulmani proprio l'idea sbagliata - che sia possibile approfittarsi di, appellarsi a, avvantaggiarsi costantemente con, la nostra errata interpretazione della situazione. Gli Stati Uniti non hanno alcun bisogno di dimostrare la loro buona volontà verso i musulmani. Esprimere una tale sentita necessità è semplicemente segnalare la nostra ingenuità e la nostra disponibilità ad essere ulteriormente sfruttati. Il governo Americano ha aiutato e salvato i musulmani più e più volte.

E non ha senso rappresentare la politica Americana come "unilateralmente pro-Israele" (benché, se la storia del territorio e la natura dell'Islam fossero sufficientemente comprese, dovrebbe essere così). Nel 1948 gli americani imposero un embargo totale sulle armi per tutti i contendenti; gli eserciti di Egitto, Iraq e Giordania, ben equipaggiati, e anche riforniti, dagli Inglesi, sono stati i più efficaci contro gli Israeliani, che avevano solo una manciata di armi leggere, e alla fine ottennero cinque logori bimotori  Messerschmitt usati dai Cecoslovacchi. Nel 1956 John Foster Dulles fece pressione su Israele per cedere il Sinai in cambio di alcune promesse inconsistenti di Nasser. Nel maggio del 1967, proprio come la Gran Bretagna e la Francia, gli Stati Uniti non riuscirono a "localizzare" i documenti con cui era stato "garantito" di mantenere aperto lo stretto di Tiran. Nel 1973, Henry Kissinger impedì ad Ariel Sharon di distruggere la Terza Armata Egiziana, che aveva circondato. Nel 1979, Carter e Brzezinski, il primo dei quali si era lamentato di essere “stanco e stufo di sentir parlare dell’Olocausto”, fecero pressioni spietate su Begin per accordare concessione dopo concessione al tanto idolatrato Sadat. Il governo Americano in seguito non ha fatto nulla quando l'Egitto, dopo aver intascato l'intero Sinai, evitò di rispettare uno qualsiasi dei suoi impegni solenni degli Accordi di Camp David. La farsa di Oslo, tra cui frequenti incontri di Carter con Arafat, la cui natura avrebbe dovuto essere valutata molto tempo prima, continuò - e ancora continua, nella proposta di "soluzione dei due Stati." Tuttavia, a seguito della ripetizione continua che "l'America è ingiusta “, gli Arabi sono riusciti a mettere alcuni politici americani in una posizione in cui ritengono di dover fare ancora di più per “guadagnarsi l’approvazione degli Arabi ".

         
John Foster Dulles; Gamal Abdel Nasser; stretto di Tiran; Henry Kissinger; Ariel Sharon; guerra del Yom Kippur
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Jimmy Carter; Zbigniew Brzezinski; Menachem Begin; Muhammad Anwar Al Sadat; Yāsser Arafat
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Inoltre, il salvataggio Americano dei musulmani in Bosnia e Kosovo – e la generale indifferenza Americana per le paure Serbe di Izetbegovic, le cui l’intenzioni dichiarate di ripristinare il dominio musulmano e imporre la Shari'a, erano state completamente ignorate dalla stampa e dalla televisione Americane – e le grandi quantità di aiuti che l’America ha consegnato ai paesi musulmani, fra cui oltre 65 miliardi di dollari all’Egitto, un paese dove il 98% per cento della popolazione dichiara di disprezzare o di odiare l'America, si sono dimostrati essere una "jizya" - la tassa islamica imposta agli infedeli - che siamo incapaci di eliminare, tanta è la paura di inimicarci gente che, a causa dell'Islam, ci rimane sempre ostile. Infatti, ci sono un sacco di prove che, quando sono trattati non con gentilezza, ma duramente, dagli infedeli, i musulmani hanno reagito diventando, anche se solo temporaneamente, un po' più gentili. La frase inglese coniata per descrivere gli Arabi musulmani era rude - “O sono ai tuoi piedi, o sono alla tua gola.” Ma era molto accurata.

 
Serbia Bosnia e Kosovo; Alija Izetbegović (1925 – 2003)
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(Continua)

II. Una Lezione da Humpty-Dumpty (sezione F)

 
Edward Said: Orientalism;  Ibn Warraq: Defending the West
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Oltre alla attenta distribuzione di soldi del petrolio Arabo, si verificò un altro fenomeno, questo proveniente non dai plutocrati d'Arabia, ma dall’immaginaria scuola anti-imperialista e quindi, naturalmente, anti-occidentale. Cominciò con Edward Said, che non era né un esperto di Islam e neppure musulmano. Ma come Arabo, sentiva che la sua “Arabezza” (o la sua “Arabità” o la sua “Arabicità”, o il suo “Arabismo”, tutte orribili traduzioni dell’orribile parola originale: “Arabness”; N.d.T.) gli garantiva una innata comprensione dell’Islam, e lui, a differenza dei Maroniti e dei Copti, ma come molti “palestinesi” Arabi, fu lesto a identificarsi con, e a promuovere, l'Islam e la visione islamica del mondo. Questa visione del mondo si adattava - in effetti, spiegava - l'opposizione Araba allo stato infedele d'Israele, anche se, al mondo Occidentale non musulmano, furono offerte giustificazioni plausibili molto diverse. L’Orientalismo di Said era, come lo definì Ibn Warraq, un atto di "teppismo intellettuale". Said dispiegò tutta la sua personale abilità critica, e un uso del tutto improprio dei fatti, per mettere in discussione la profonda cultura e la meticolosa conoscenza di generazioni di orientalisti Occidentali. Ciò che scatenò le sue accuse, senza dubbio, fu che i bersagli della sua furia avevano capito fin troppo bene i principi e la storia dell'Islam, e avevano scritto le loro opere accademiche troppo lucidamente, in quanto svisceravano le principali caratteristiche della conquista della Jihad islamica e del trattamento dei non-musulmani. Said si rese conto che questa conoscenza era pericolosa, sia per la sua personale ”causa palestinese", sia per gli Arabi e i musulmani in generale. Era deciso a bloccarla. Egli, di suo, non poteva offrire alcuna erudizione. Non è mai stato uno studioso né un esperto di Islam. Non ha mai dimostrato ai lettori per quali motivi, per esempio, Ignaz Goldziher o Snouck Hurgronje o Leone Caetani o Arthur Jeffery o Joseph Schacht fossero imprecisi o prevenuti. Non una parola, non una frase, non un paragrafo. Ha accennato, ha frainteso, ha “contestualizzato”, ha fulminato, ma non ha mai fornito alcuna prova che gli orientalisti occidentali lavorassero praticamente per i loro rispettivi uffici coloniali. Said ha inoltre sostenuto che questi studiosi, la maggior parte dei quali erano annoverati tra gli autori più dotti, meno emotivi e senza fronzoli, raffigurarono gli Arabi come “fanatici”, “sensuali” e come esempi di ogni vizio immaginabile. Così facendo, ha spesso accantonato importantissimi  lavori come “Un Resoconto degli Usi e Costumi degli Egiziani Moderni” di Edward Lane. Said era anche altamente selettivo; oltre il 95% dei più importanti orientalisti occidentali non solo non furono mai discussi nel suo Orientalismo, ma non  ricevettero mai neppure una menzione passeggera.

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Ignaz Goldziher; Snouck Hurgronje; Leone Caetani; Arthur Jeffery; Joseph Schacht
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Edward Lane nel 1825, nel 1835 (autoritratti) e nel 1863; An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians; Arabic–English Lexicon
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Infatti, mentre Said insisteva che il mondo Occidentale aveva rappresentato gli Arabi e i musulmani in un modo troppo ingiusto, si potrebbe sostenere che l'affermazione è vera, ma in modo opposto a quello inteso da lui. Negli ultimi due secoli, in cui gli Arabi musulmani sono stati erroneamente rappresentati, l’errore è stato assolutamente a loro vantaggio. Basti pensare solo all’esotismo seducente dei dipinti del Nord Africa, e ai versi orientalizzanti del periodo romantico, da "Abou Ben Adhem" di Leigh Hunt (l’umile Arabo il cui nome, nella lista di Dio “precedeva tutti gli altri”), agli appassionati Persiani in "Lalla Rookh"”di Tom Moore, e nel XX secolo, al bieco sceicco dell’Arabia, Rodolfo Valentino, e a una serie di canti popolari e di fumetti che hanno trattato l'Oriente musulmano non come temibile, ma come piacevole. L'elenco dei temi per l'Hasty Pudding Theatricals ad Harvard [la società filodrammatica degli studenti di Harward, N.d.T], una utile guida di quanto solleticava la fantasia delle classi superiori Americane, negli anni 1920 e 1930 era pieno di argomenti arabici, con cammelli, palme da dattero, e divertenti Arabi, rappresentati spesso come spassosi, ma mai come pieni di odio, isterici, o assassini, come Said vorrebbe farci credere.

   
James Henry Leigh Hunt (1784 - 1859), Thomas Moore (1779 – 1852), Rodolfo Valentino (1895 – 1926) in “Lo sceicco” (1921)
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Per tutto questo periodo, da circa il 1940 alla fine del 1970, l’ARAMCO, come il principale mercenario Saudita così come il principale beneficiario delle concessioni petrolifere, tenne gli Americani amabilmente all’oscuro della natura del regime dell'Arabia Saudita e del suo popolo. Tutte quelle recenti allarmanti scoperte delle orrende cose scritte nei libri di testo Sauditi, studiate a memoria nelle madrase Saudite, fatte oggetto di sermoni nelle moschee Saudite, avrebbero potuto essere rese note dieci, o trenta, o cinquanta anni fa. Che queste scoperte non siano state fatte allora, e che molti Americani in Arabia Saudita abbiano lavorato per decenni senza scoprire la verità sul paese, o se per caso ci inciamparono sopra, non si siano mai preoccupati di condividerla con un pubblico più vasto, ci dice qualcosa. Ci dice qualcosa sulla mancanza di curiosità dei giornalisti Americani e sul ruolo del governo nel promuovere particolari immagini di alcuni paesi stranieri, immagini che possono non avere alcuna relazione con la realtà, ma che sostengono una politica o delle convinzioni predeterminate - in questo caso, la convinzione che, poiché l'Islam era un "baluardo" contro il Comunismo, i Sauditi dovevano essere, in realtà, meravigliosi alleati dell'America.

Said non ha contestato uomini molto diversi e fuori del comune che ha affastellato, unicamente per denunciarli, in modo semplicistico, come Orientalisti, e non l’ha fatto perché non poteva farlo. Quello che poteva fare era ripetere la sua tesi: che l'intera storia degli studi occidentali sull’Oriente musulmano fu sempre e solo al servizio dell’imperialismo. Bernard Lewis ha sottolineato che lo studio delle lingue e della storia dell’Oriente musulmano cominciò in Occidente, secoli prima dello "imperialismo" occidentale, e che molti dei più grandi orientalisti erano di paesi che non avevano alcun rapporto con le imprese “imperialiste” occidentali in Nord Africa e in Medio Oriente; Lewis ha inoltre fatto notare alcuni degli strafalcioni tipici di Said, sia storici che filologici. Per quanto riguarda l’aspetto storico, ci fu l'affermazione bizzarra di Said che Bisanzio cadde sotto il dominio dell’Islam prima della Spagna, mentre invece Bisanzio fu islamizzato sette secoli dopo. Per quanto riguarda invece l’aspetto filologico, ci fu la furia di Said perché, nella sobria disquisizione di Lewis sul sostantivo arabo "Thawra", una parola che dal XIX secolo è stata utilizzata in Arabo col significato di "rivoluzione", Lewis aveva cominciato con un breve sguardo ai significati di base della radice araba da cui è stato tratto e inserì quanto segue: “La radice TH-W-R in arabo classico significava ‘rizzarsi’ (per esempio, di un cammello), o ‘essere agitato o eccitato’, e da qui, soprattutto nell’uso Magrebino, anche ‘ribellarsi’”. Said trovò che questa menzione di un cammello fosse, come osserva Lewis, una "complicata, ostile, e del tutto assurda interpretazione" che fu arbitrariamente forzata – con abbondanti sottintesi sessuali - "in una definizione lessicale di una radice Araba” citata "dai dizionari Arabi classici”. La completa risposta ai vituperi isterici di Said offre un esempio memorabile del miglior Lewis nel suo stilesuaviter-in-modo, e lo si ammira particolarmente nella nota 6 del suo "La questione dell'Orientalismo."


Bernard Lewis
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Importanti storici dell’Oriente e dell’Islam devono essere stati completamente d’accordo con l'insigne storico Britannico dell'India, Clive Dewey, quando alcuni anni fa ha descritto la quintessenza dell’Orientalismo:


Appena l’Orientalismo di Edward Said apparve nel 1978, ogni storico, uno dopo l’altro, deve averlo immediatamente chiuso senza finirlo - senza immaginare, per un solo istante, l'influenza che avrebbe esercitato. Tecnicamente, era pessimo sotto ogni aspetto: nell’uso delle fonti, nelle sue deduzioni, e mancava di rigore e di equilibrio. Il risultato fu una caricatura del sapere occidentale sull’Oriente, sfacciatamente derivato da un preciso orientamento politico. Ma evidentemente si inserì in una profonda vena di pregiudizi triviali che scorreva nell’Accademia Americana.



Quella "vena di pregiudizii  triviali” è ora la principale arteria della vita accademica Occidentale, che non pompa sangue, ma il veleno del risentimento, reso permanente da quella parola-senza-fine di "postcolonialismo" (ma il tempo, anche il tempo “post-coloniale”, dovrebbe avere un termine) presso avventati studenti che hanno precocemente subito il lavaggio del cervello. Alcuni non riusciranno mai ad imparare ad esaminare le prove, non riusciranno mai a pensare da soli.

Said inoltre ha costituito un “piano per l’occupazione”, perché le implicazioni di ciò che ha detto, significavano che ci si poteva fidare solo di coloro che erano essi stessi "vittime" di (Scegliere una opzione qualsiasi tra le seguenti): colonialismo, post-colonialismo, imperialismo, sionismo, l'Impero Americano. Un musulmano Arabo, nativo di Baghdad, per esempio, in forza di questo solo fatto, sarebbe in possesso di una conoscenza e di una comprensione dei manufatti di 3000 anni fa dell’antica Mesopotamia che, ovviamente, è negata a studiosi occidentali, non indigeni, del calibro di Sabatino Moscati, Leo Oppenheim, e Henri Frankfort, anche se né l’Italia, né la Germania né la Francia furono potenze coloniali in Iraq. A questa erudizione sulla civiltà mesopotamica del 3000 aC dei nativi di Bagdad si consente, nella logica pazza, ma alla moda, di questo nostro tempo, di avere maggiore peso di quella di questi tre, perché non è macchiata dal Peccato Originale di essere legata a "colonialismo, post-colonialismo, imperialismo, sionismo, l'Impero Americano". (Anche in questo caso, sceglierne uno qualsiasi).

 
Sabatino Moscati, Henri Frankfort
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Libro dopo libro, una enorme quantità di libri è stata sfornata dai membri dell’Associazione per gli Studi del Medio Oriente (MESA) del Nord America, ma quando si giunge alla politica dell’Islam Arabo, solo pochissimi non diventano rapidamente obsoleti. Quanti libri, sulla “Creazione dell’identità palestinese” o ”Agricoltura in Tunisia, 1870-1913" oppure  “Segregazione mobile: il velo e il nuovo femminismo musulmano" ora si impolverano su scaffali scricchiolanti, libri che né gli stessi autori, né nessun altro, vorrebbe leggere? Nel frattempo, gli studi islamici di Schacht, Margoliouth, Jeffery, Goldziher e Lammens non sono assolutamente antiquati, ma, scritti magnificamente e lucidamente, su temi significativi della storia dell'Islam, conservano il loro valore e trascendono la loro età. Gli scaffali scricchiolano sotto il peso di decenni di studi, attualmente stravaganti e assolutamente demodè, su "Lo Sviluppo del Nazionalismo Arabo”, in Libia, Tunisia, Egitto, Marocco, Libano, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Siria, Libano, Algeria, ecc, tutti studi che non collegano mai il “Nazionalismo Arabo” all’Islam, che non interpretano mai il primo semplicemente come un più modesto sottoinsieme del secondo, enfatizzando l'idea della supremazia Araba sia all'interno dei territori dominati dagli Arabi (dove ì non-Arabi, come i Copti, i Maroniti e i Caldei, costantemente si riducono in popolazione, influenza, e significato). Per decenni sono stati sfornati cumuli di libri che riescono a trascurare del tutto, o di oscurare il permanente e travolgente ruolo dell'Islam nella vita e nella mentalità degli Arabi musulmani, e anche tra alcuni Arabi “islamo-cristiani” il cui senso di “Arabezza” (o “Arabità” o “Arabicità”, o “Arabismo”, tutte orribili traduzioni dell’orribile parola originale: “Arabness”; N.d.T.)  è indissolubilmente legato all'Islam.

 
Margaret Mead, Laurence Wylie
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Ma ora il “Nazionalismo Arabo” può essere visto sia come un fenomeno transitorio, sia come un sottoinsieme di, piuttosto che una opposizione a, i tradizionali suggerimenti del pan-islamismo. Perché il "pan-arabismo" è stato la versione precedente, pre-OPEC, di quel “pan-islamismo” che pochi Arabi musulmani, ad eccezione della più fervente scuola dei Fratelli Musulmani, hanno osato sognare, negli anni ’40 e ’50 ed anche ’60. Ora che quegli studi sul “Nazionalismo Arabo” hanno fatto il loro corso, l'ultima variante dei modi per evitare di parlare di Islam sono stati gli “studi culturali” alla moda, con festival cinematografici, e  giovani accademici che vivono con i beduini in Egitto o nel deserto Libico, o con i membri di una tribù Yemenita. Ciò tende a produrre opere che sono un incrocio tra il puramente antropologico, come i “riti della pubertà” di Margaret Mead a Samoa e l'apprezzamento di un “estraneo” che cerca di penetrare sotto la superficie delle cose come fece Laurence Wylie in Village in the Vaucluse, ma à l'arabe, con una versione aggiornata dell’adorazione Laurenziana dei volti incartapecoriti, bruciati dal sole e segnati dalle intemperie, con la cerimonia rituale del caffè zarf-e-kinjan, il piacere di un nargileh, o pipa gorgogliante, offerto in un caffè del Cairo e, naturalmente, il deserto Arabico, i destrieri arabi, il latte di cammello e le verità eterne evocate dal cielo notturno d'Arabia. Ma quei pittoreschi beduini analfabeti non forniscono alcuna comprensione di ciò che quelli di Falluja o Baghdad, o Riyadh, o Il Cairo, o Algeri, o Gaza, provano, leggono, dibattono, quando leggono o parlano di Islam. E a meno che non si possa esercitare la propria immaginazione o anche la propria simpatia, è facile perdere di vista l’argomento più importante di tutti - l’Islam, e l’opinione sugli infedeli che esso promuove.



(Continua)



Tradotto e illustrato da Paolo Mantellini
Hugh Fitzgerald è il Vice Presidente del Consiglio Direttivo di Jihad Watch
Questo testo può essere trasmesso o inoltrato purché venga presentato in forma integrale e con informazioni complete sul suo autore, data e luogo di pubblicazione e URL originale.

II. Una Lezione da Humpty-Dumpty (sezione G)

A differenza delle storie Europee di un tempo sugli “Usi e Costumi”, sul modello di Edward Lane, con il suo Un Resoconto degli Usi e Costumi degli Egiziani Moderni, dove l'Islam era sempre in vista, perché Lane aveva capito quanto l'Islam fosse importante anche per gli “Egiziani Moderni” dell’inizio del 1800, oggi gli accademici che scrivono sul Medio Oriente, si impegnano assiduamente, almeno sembra, per evitare di discutere, analizzare, capire, riferire su, l’Islam. Vi è tutto il resto sotto il sole: la " Costruzione dell’Identità palestinese” (bene), e la “Costruzione dell’Identità di Israele" (male), e il cinema iraniano, e il romanzo politico degli Arabi e la “archeologia Israeliana come progetto coloniale" e "perché i non-musulmani non possono assolutamente capire la civiltà mesopotamica di 3000 anni fa" e la “Costruzione dell'identità Arabo-Americana". Ma è probabile, anzi quasi certo, che laureandi e laureati che hanno seguito corsi sul Medio Oriente non abbiano alcuna cognizione approfondita di ciò che è contenuto nel Corano, negli Hadith e nella Sira.

   
Edward Lane nel 1825, nel 1835 (autoritratti) e nel 1863; An Account of the Manners and Customs of the Modern Egyptians; Arabic–English Lexicon
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Proprio l’Islam - l’argomento senza il quale nulla, nel mondo musulmano, ha un senso - è omesso o deliberatamente ignorato, o sfumato, in quella che spesso viene spacciata come erudizione sul Medio Oriente. Questo potrebbe dipendere dal fatto che attualmente molti studenti e molti docenti di questioni del Medio Oriente nel mondo Occidentale sono essi stessi musulmani, o connessi da stretti legami professionali o personali (tra cui, in alcuni casi, il matrimonio), ai musulmani, e naturalmente non vogliono offendere i colleghi musulmani che possono favorire, o magari ostacolare, la loro carriera professionale in cento modi diversi.

Quei pochi studiosi dell'Islam che, nel corso dei decenni, sono giunti a riconoscere l’innato atteggiamento difensivo con cui i musulmani, anche quelli la cui fede è tiepida, presentano l'Islam ai non-musulmani, farebbero bene a rendersi conto che il lusso che si sono permessi, un lusso di reticenze, di silenzi, di allusioni indirette, non è adatto alla situazione attuale, in cui la stessa Europa è minacciata da una islamizzazione forse inarrestabile.

Molti nel mondo Occidentale hanno adottato un atteggiamento contraddittorio nei confronti della loro stessa disordinata, sciocca e ovviamente imperfetta civiltà. C'è molto da deplorare nel mondo Occidentale, e negli Stati Uniti. Ma, l'Islam è oggi il veicolo preferito della protesta contro quella civiltà, e quindi, mentre l'Islam tende a essere difeso dai musulmani a motivo della fede o della pietà filiale o, da parte degli Arabi “islamo-Cristiani” (Cristiani che minimizzano l’avversione dell'Islam), per la convinzione che l'identità etnica Araba e l'Islam sono una cosa sola, i non-musulmani possono difenderlo, non per simpatia reale, ma solo perché l'Islam è visto come il miglior veicolo attuale per la lotta contro “il Sistema, l’Amerika, il Capitalismo , l'Occidente "- e qualsiasi altra cosa vogliate nominare."

E' stato un compito arduo, dipingere l'Islam come una forza benigna per una maggiore libertà dell’uomo, ma in molti si sono dimostrati all'altezza del compito. Essi devono ignorare l'Islam stesso, un sistema in cui i diritti delle donne sono gravemente limitati, dove gli omosessuali possono essere assassinati e la libertà sessuale non esiste, dove a tutti i non-musulmani possono essere offerte solo tre opzioni - la morte, la conversione all'Islam, o un vita di umiliazione permanente, di abiezione e di insicurezza fisica come dhimmi sotto il dominio musulmano. L’Islam sottolinea il collettivo e scoraggia, e talvolta punisce, la libertà individuale, la libertà di coscienza e altri aspetti della libertà di pensiero, compresa l'espressione artistica (la scultura, la maggior parte della pittura e la musica sono vietati dall’Islam ortodosso); la libertà di dubitare e la libera ricerca è qualcosa da impedire e da punire. I musulmani non combattono per la "giustizia sociale" e non sono paladini del progresso in marcia verso uno sviluppo terreno. Combattono contro tutti gli infedeli, e i loro strumenti sono diversi, a seconda di cosa si dimostra più efficace. Sono di gran lunga meno preoccupati della giustizia quaggiù (e "giustizia" significa, in ogni caso, il trionfo dell'Islam), di quanto lo fossero i marxisti. Sembra che soltanto il Paradiso, e le 72 Uri, siano abbastanza. Ed è impressionante, lo spettacolo dei marxisti delusi che, come per una specie di premio di consolazione, corrono sulle barricate per difendere l'Islam - che puzza tanto di fascismo tradizionale - dai suoi detrattori liberal-democratici.

Ma lo studio dell'Islam in Occidente, dove si può trovare una libertà intellettuale priva di vincoli, sta rialzando la testa. Ci sono segni qua e là, prima con John Wansbrough, poi con Patricia Crone e Michael Cook, e ora con Christoph Luxenberg e altri, impegnati in analisi filologiche dei primi Corani e delle opere coeve, che si sta facendo un importante lavoro sull’Islam delle origini. Tale lavoro, ovviamente, può avvenire solo se il Corano, gli Hadith e la Sira sono trattati come oggetti di studio, e non solo come oggetti di venerazione o di adorazione. Nuovi lavori sulla la condizione di "dhimmitudine", per la prima volta basati sulle testimonianze dei dhimmi, e di viaggiatori, di residenti e di diplomatici non musulmani, hanno cambiato molto la comprensione di come vasti territori, un tempo popolati interamente da non-musulmani, furono conquistati dai musulmani e poi, col tempo, trasformati in terre che ora sono quasi interamente popolate da musulmani. E stato un processo lungo e complesso; lo si può vedere accadere anche oggi in Iraq; inoltre, in Egitto, così come pure in Libano, i Cristiani sono fuggiti.

           
”Quranic Studies: Sources and Methods of Scriptural Interpretation” di John Wansbrough; Patricia Crone; Michael Cook; “The Syro-Aramaic Reading of the Koran” di Christoph Luxenberg
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Quasi nulla di questo importante nuovo lavoro è mai menzionato dai mass media Americani, anche se Luxenberg ha ricevuto un solo paragrafo l’anno scorso su Newsweek; la comparsa di questo unico paragrafo ha causato il bando della rivista dal Pakistan e da altri paesi musulmani. La stessa scrupolosa rivista che non permetterebbe mai ad un medico al soldo di Merck o Pfizer di propagandare spudoratamente l’ultima pillola di questa società farmaceutica, senza individuare chi lo paga, a quanto pare ritiene di non avere l'obbligo di segnalare allo stesso modo gli "esperti" del Medio Oriente. Ma la maggior parte della dirigenza di questa rivista, a differenza di molti dipartimenti universitari, non è stata infiltrata dai musulmani o dai loro apologeti che attentamente tengono fuori tutti coloro che vorrebbero studiare l’Islam senza inibizioni o senza il desiderio di piacere. Il suo fallimento può semplicemente riflettere pigrizia, o la convinzione che la cronaca - una semplice cronaca - è sufficiente, e che non vi è alcuna necessità di ulteriori approfondimenti da parte di membri del suo staff, perché l'Islam è una "religione" e "tutte le religioni vogliono la stessa cosa" - e, imitando l’assicurazione del Presidente Bush - questo è tutto quello che si sa in terra, e tutto quello che bisogna sapere.

Consideriamo con quanta prontezza la frase "Dialogo delle civiltà" è stata ripresa dai principali mezzi di comunicazione. Un modo per i musulmani di incoraggiare la continua disattenzione degli infedeli per i principi dell’Islam, per la storia della conquista islamica e per il trattamento dei non-musulmani, questi "Dialoghi" vanno bene per tutti. A livello di “pezzi da novanta”, Jimmy Carter arriva a scambi di opinione con il suo vecchio amico, e qualche volta anche ospite, il principe Bandar; Chris Patten, della Unione Europea, arriva a scambiare qualche battuta di spirito con Amr al-Moussa della Lega Araba, e i “duo-rivisti” Francesi [sostenitori della politica Francese dell’unione delle due “rive” del Mediterraneo. N.d.T.] arrivano a incontrare le loro controparti del Nord Africa dell’altra “riva”, o sponda, del Mediterraneo. Tutti concludono solennemente che l'Islam è stato un collaboratore della Civiltà Occidentale molto frainteso, molto sottovalutato, anzi praticamente indispensabile.

   
Jimmy Carter e il Principe Bandar bin Sultan;  Lord Chris Patten e Amr al-Moussa
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A un livello un po 'meno di lusso, burocrati di alto livello di organizzazioni Cristiane ed Ebraiche, sono invitati a partecipare ai loro propri "dialoghi", un po’ meno importanti, ma che spesso comportano il soggiorno gratuito per almeno una settimana in un hotel di lusso di Marrakech o del Cairo. Qui la discussione promessa si trasforma rapidamente in una presentazione, da parte degli ospiti musulmani, della Casa della Sapienza nella Baghdad Abbaside, o della Tolleranza della Spagna islamica (è “di rigore” menzionare Maimonide nella Spagna islamica, ma il fatto che sia fuggito da Cordoba, da adolescente, per la persecuzione religiosa in Spagna, non lo è!) e, infine, dell’ultima apparizione nello spettacolo son-et-lumière della “Tolleranza-e-Pluralismo-Musulmano”, l'impero Ottomano, dove l'abitudine dei Sultani, i padishahin, di impiegare medici Ebrei, sarà menzionata per un effetto calcolato. Ma il devshirme, o requisizione forzata di bambini Cristiani nelle terre Ottomane dell’Europa per approvigionare l'esercito del Sultano, non lo sarà.

   
La Casa della Sapienza; Mosè Maimonide
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Il Devshirme o tassa del sangue: la raccolta degli schiavi, il trasporto, l’addestramento e l’utilizzo
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Poiché il Marocco è un luogo privilegiato per i "Dialoghi", forse il palazzo di Mulay Ismail verrà fatto visitare ai partecipanti. Ma i visitatori infedeli non verranno a sapere quanto potrebbe essere letto in una recente breve recensione di White Gold di Giles Milton nel The Times Literary Supplement: "Tra il 1609 e il 1616, 466 navi commerciali Inglesi furono sequestrate e i loro equipaggi fatti schiavi. I corsari di Barberia lanciarono anche incursioni “mordi e fuggi” lungo le coste dell'Inghilterra. Il sindaco di Plymouth riteneva che, fino alla fine del 1625, almeno un migliaio dei suoi concittadini fosse stato rapito. Gli uomini erano per lo più messi a lavorare dall'alba al crepuscolo, per faticare duramente sotto il caldo soffocante per la costruzione del nuovo palazzo del Sultano del Marocco Mulay Ismail - il più grande progetto di costruzione della storia".

   
White Gold; Il palazzo di Mulay Ismail
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Al più basso livello, ai locali Programmi di Promozione della Moschea, i partecipanti Cristiani ed Ebrei arrivano, si tolgono le scarpe, e si sistemano per una serata di “Dialogo Interreligioso”, durante il quale una manciata di convincenti e sorridenti rappresentanti musulmani (con i pochi componenti della congregazione che si sono degnati di partecipare; la maggior parte non si è presentata, per non dover sopportare lo spettacolo degli infedeli che profanano la moschea con la loro presenza, anche se è stato fatto tutto per una buona e “taqiyya-e-tu-quoque” causa) spiegano tutto, e poi rispondono a una manciata di domande che raramente presentano una reale difficoltà, e in seguito, gli infedeli gustano pollo, pita, e anche baklava. E sì, ma certo, Signora Levine, portane a casa un po’ per tuo marito; ci spiace che non sia potuto essere con noi stasera.

Nulla potrebbe essere più adatto a questo strambo periodo da “Alice nel paese delle meraviglie” di quello che Humpty Dumpty disse ad Alice in “Attraverso lo specchio”:


Humpty Dumpty
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Quando io uso una parola, significa proprio quello che ho scelto che significhi, né più, né meno.

Di recente, alla trasmissione "All Things Considered" della National Public Radio (NPR), una portavoce musulmana ha sostenuto che la parola "Jihad" non viene utilizzata in modo corretto, e dà agli infedeli un’idea sbagliata. Suggerì che, se è semplicemente impossibile convincere gli infedeli che la parola, nel suo significato primario, è del tutto priva di qualsiasi minaccia e ostilità, allora avrebbe dovuto essere tolta del tutto dalla circolazione. Questo tipo di atteggiamento difensivo linguistico è sostenuto anche da molti commentatori, conduttori di programmi informativi ed editorialisti non-musulmani. Essi sono pronti ad  adottare il mantra "guerra al terrorismo", ma non si avvicinano mai al tema dell'Islam. Come asserisce un altro conduttore di programmi informativi di NPR, con illogica e presuntuosa sicumera, i commenti negativi sull'Islam o sui musulmani equivalgono al "razzismo".

Quell’ospite di "All Things Considered" ci ha dimostrato che sia lei, che il grande gruppo di sostenitori dell'Islam, non solo ha imparato qualcosa da Humpty Dumpty, ma che ha fatto ancora meglio di lui nel suggerire che la sua frase sia islamicamente corretta:
 
"Quando io uso una parola, significa proprio quello che io voglio che tu pensi che significhi, né più né meno. "


(Continua)


Tradotto e illustrato da Paolo Mantellini
Hugh Fitzgerald è il Vice Presidente del Consiglio Direttivo di Jihad Watch
Questo testo può essere trasmesso o inoltrato purché venga presentato in forma integrale e con informazioni complete sul suo autore, data e luogo di pubblicazione e URL originale.

III. Amici Privilegiati (sezione A)

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All'inizio del 20° secolo, il mondo islamico non era solo debole e allo sbando, ma la sua debolezza e la sua confusione non potevano essere nascoste alla vista dei musulmani più colti e attenti. Avevano avuto contatti con gli Europei; alcuni di loro avevano viaggiato, e potevano confrontare personalmente il progresso politico, economico, intellettuale e sociale dell’Europa, con quello che vedevano nell'Impero Ottomano, o in altre terre in cui vivevano i musulmani. Alcune di queste persone si convinsero che l'Islam doveva essere "riformato". Infatti, il punto più alto raggiunto dall’idea di una "riforma" islamica - come fu in realtà - è stato il periodo 1900-1930, quando le società islamiche non possedevano quelle ricchezze petrolifere, del tutto fortuite, per nascondere i loro fallimenti, e per acquistare i servizi di diplomatici, funzionari governativi, uomini d'affari, giornalisti e accademici occidentali per sfornare un flusso costante di propaganda che circuì il vasto pubblico non musulmano, e riuscì a giocare su diffusi risentimenti e sul senso di vittimismo e di autocommiserazione (un vittimismo molto sentito dai musulmani perché, nella loro struttura mentale, gli era stato inculcato che era giusto e necessario per l'Islam e per i musulmani, dominare e governare, e così qualsiasi deviazione da quella posizione a loro dovuta, non sembrava semplicemente sbagliata, ma contro il corretto ordine dell’universo).

Su formò una manciata di soi-disant [sedicenti, in Francese nell’originale, N.d.T.] "riformatori" musulmani, e si rendevano conto, come fanno alcuni di coloro che pretendono oggi di essere all’apice della riforma, che la parola "Jihad" era un problema. Quando questi "riformatori" si rivolgevano a potenti non-musulmani, della cui benevolenza avevano bisogno, negarono che "Jihad" significasse qualcosa di simile a guerra aggressiva. E quando cercarono di convincere altri musulmani che "qualcosa" doveva essere fatto, negarono ancora che la parola "Jihad" significasse ciò che i musulmani hanno sempre accettato che la parola significasse. Nonostante più di 1200 anni di evidenza testuale, e la dimostrazione del comportamento musulmano causato da, e basato su, questa evidenza testuale, questi "riformatori" hanno offerto la tesi che il significato primario di "Jihad" fosse una "lotta spirituale." Infatti, lo sceicco Muhammad Rida sostenne che furono i non-musulmani i responsabili della definizione aggressiva e militante della parola. Definendo con assoluta certezza "Jihad" come una “lotta spirituale", Rida sostenne, che altri, gli infedeli, avevano fornito ai musulmani una interpretazione errata di una loro parola.


Muhammad Rashid Rida
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Esattamente come avrebbe potuto succedere, che in tutti i secoli di conquiste dovute alla Jihad, e di chiamate alla Jihad, e di discussioni sulla Jihad, in qualche modo sia stato tutto un colossale equivoco basato su cose presumibilmente diffuse da questi non-musulmani abitanti in Mesopotamia, in Siria e in Giudea, e quindi questa stessa assurda definizione di "Jihad" sussurrate nelle innocenti orecchie musulmane, da coloro che quei guerrieri, spinti fuori strada, erano venuti a conquistare nel Nord Africa Cristiano, e poi in Spagna? oppure, nella opposta direzione, la falsa definizione di "Jihad" fu forse mormorata da Zoroastriani in Persia, e questa falsità ripetuta ai conquistatori musulmani in Afghanistan e poi in India, e poi naturalmente a Bisanzio; e poi ancora, i Selgiuchidi e dopo di loro i Turchi Ottomani furono contaminati dalla stessa falsa definizione di “Jihad”? In altre parole, la conquista mediante la Jihad dei territori e dei popoli Cristiani, Ebraici, Zoroastriani, Buddisti e Indiani fu tutta dovuta ad un fraintendimento del vero significato di "Jihad" - di un malinteso causato, incredibilmente, dalle stesse vittime di quella "Jihad". Se solo avessero detto ai musulmani la verità su ciò che "Jihad" significava, ognuno si sarebbe potuto risparmiare un sacco di guai. Rida sapeva che "Jihad" significava “lotta spirituale", ma molti altri poveri musulmani furono indotti in errore e spinti fuori strada dai non-musulmani verso una interpretazione sbagliata. Perché mai i non-musulmani avrebbero desiderato fare una cosa del genere, è rimasto, negli scritti di Rida e di altri "riformatori", un assoluto mistero.

In un articolo sulla "Jihad" in (Vol, 2, 1912, pp 348-349), lo studioso W.R.W. Gardner ha descritto i tortuosi cavilli logici di questi  "riformatori" dell’inizio del ventesimo secolo, come Muhammad Rida e Chiragh Ali:


Vi è senza dubbio una sensazione, se non una convinzione, tra molti Occidentali, che un musulmano considera un dovere vincolante in base al comando letterale del Corano, di uccidere tutti i miscredenti che gli capiti di incontrare, una volta che sia stata proclamata la Jihad. Lo Sceicco Rida riconosce che questa concezione del dovere di un musulmano durante la Jihad può essere stata presente in passato, e può anche essere comune ora tra i musulmani ignoranti o meno istruiti, ma lui afferma che gran parte di questa sensazione è stata il risultato del mescolarsi con gli stranieri (non-musulmani), che hanno avuto una idea errata di ciò che i musulmani intendevano come Jihad, e che l’idea sbagliata di questi non-musulmani si è insinuata nella mente dei Musulmani, e ha quindi dato un evidente sostegno alla convinzione che questo è realmente un concetto maomettano del dovere di ognuno durante la Jihad.


Gardner fa notare che, mentre pochissimi musulmani - precisamente il tipo di musulmani istruiti, occidentalizzati, affidabili, tra cui si potevano trovare i “riformatori” sia quelli veri che quelli fasulli - potevano credere, o convincersi di credere, o fingere di credere, che "Jihad" significasse qualcosa di diverso da violenza diretta contro gli infedeli, quasi tutti i musulmani si comportarono, nel tempo e nello spazio, come se non fossero d'accordo:


Dobbiamo sottolineare qui che è proprio perché questa concezione del dovere di un 'credente' in tempo di Jihad è, di fatto, la credenza comune dei musulmani ignoranti (come ammette lo stesso sceicco, e in pratica, non ha importanza come sia sorta), e perché i musulmani ignoranti costituiscono la parte maggiore della popolazione in qualsiasi terra maomettana, che i sottoposti e i residenti non-musulmani in qualsiasi territorio dominato dall’islàm hanno cominciato a temere la parola “Jihad”, e ad appellarsi ai più illuminati perché la usassero con attenzione. Perché sanno che, in qualsiasi modo possa essere utilizzata dagli scrittori istruiti, la gente comune la interpreta come aggressione ai non-musulmani, e crede che sia suo preciso dovere distruggere il maggior numero possibile di questi miscredenti. Inoltre, sanno bene quanto sia facile per una folla ignorante sfuggire di mano, specialmente quando, a torto o a ragione, ritenga che qualsiasi azione che ha come obbiettivo la gloria di Dio e la migliore realizzazione della vera religione, sarebbe considerata da coloro che hanno autorità, con un occhio indulgente, se non con reale simpatia ... Perché la questione di cosa è la Jihad non può essere risolta solo con riferimenti alla etimologia della parola Jihad. Il Corano insegna chiaramente in molti passaggi, nonostante le pretese formulate da Chiragh Ali, il dovere di combattere per la fede o ’sulla via di Dio', utilizzando la parola qatala, e Al Zamakhshary ... dice ‘Combattere sulla via di Dio è Jihad per la glorificazione della Sua Parola e per il rafforzamento della Religione’. E qualunque sia il significato etimologico della parola Jihad, non si può negare il fatto che a volte è usata nel Corano, nel senso di azioni belliche, una guerra nell’interesse della fede ... La guerra per l'estensione dello stato islamico è anch’essa Jihad? Nel considerare questo punto, non troviamo molta chiarezza negli scritti degli autori musulmani più recenti, come quelli che abbiamo menzionato. Essi semplicemente negano che sia un principio dell’Islam che la Jihad possa intendere guerre di aggressione. Negando questo, essi non dimostrano nulla ... Poiché quello che stiamo considerando è ciò che l’islàm è ed è stato, cioè ciò che l’islàm ortodosso insegna a proposito della Jihad, fondando la sua dottrina su una sicura e definita interpretazione di quei passaggi del Corano che parlano della Jihad. Fino a quando le concezioni più recenti, riguardo ciò che il Corano insegna a proposito degli obblighi del credente nei confronti dei non credenti, non si siano ulteriormente diffuse e più in generale, abbiano fatto lievitare e maturare la massa delle credenze e delle opinioni dei musulmani, è il punto di vista più vecchio e ortodosso su tale questione che deve essere considerato da parte dei non-musulmani come rappresentativo degli insegnamenti islamici e come guida delle azioni dei musulmani. Possiamo simpatizzare fortemente con le idee più nuove ... possiamo sperare che chi avanza queste idee possa riuscire a farle accettare dalla generalità dei musulmani; ma ... è solo la concezione ortodossa più antica e più stringente della dottrina di Maometto che possiamo ancora considerare come rappresentativa della teoria e della pratica dell'Islam in materia di Jihad sulla questione della guerra di aggressione. E le parole di ... Chiragh Ali sono tali che non abbiamo bisogno di perdere tempo nel cercare di dimostrare che l’islàm ortodosso ritiene e insegna che, secondo il Corano, la Jihad è, per sua natura, aggressiva. Citiamo ancora le sue parole: ' L’Ordinamento Giuridico islamico è sbagliato su questo punto, cioè quando permette che i non credenti siano aggrediti senza provocazione’. Dobbiamo allora considerare come dimostrata l'affermazione che l’Ordinamento Giuridico islamico consente che i non credenti siano aggrediti senza provocazione ...
Moslem World [Mondo Musulmano] (Vol, 2, 1912, pp 348-349)




Un Commentario Mu’tazilita Traditionale del Corano: Il Kashshaf di Jar Allah Al-Zamakhshari (morto 538 AE/1144 AD)
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Si può capire la difficoltà di questi "riformatori" nel trattare con testi immutabili. Non volevano trarre l'ovvia conclusione che l'Islam non può essere riformato. Nel caso di Muhammad Rida, tentò di convincere il suo pubblico sia musulmano, che non musulmano, che proprio i non musulmani, convinti nel ritenere che la “Jihad” è aggressiva e minacciosa, sono in realtà responsabili di aver convinto i pacifici musulmani, intenti in una lotta spirituale, che "Jihad" significa qualcosa di bellicoso e pericoloso. Sono i non-musulmani, nella versione dell'Islam di Rida, i veri responsabili per aver fornito ai musulmani tutte quelle pessime idee. Gardner, che conosceva l'Islam, e scriveva in un momento in cui le verità, oggi raramente pronunciate, erano allora evidenti a tutti i seri studiosi non musulmani dell'Islam, ha sottolineato l'assurdità della posizione di Rida.

Per quanto riguarda Chiragh Ali, egli rifiuta ciò che chiama in modo fascinosamente ingannevole “l’Ordinamento Giuridico islamico” (vale a dire la Shari'a), che, dice, "è sbagliato su questo punto, quando permette che i non credenti siano aggrediti senza provocazione”. Questa affermazione è strabiliante, lui, Chiragh Ali, sembra ammettere che la Shari'a" permette che i non credenti siano aggrediti senza provocazione”. Egli completa questa ammissione audace con qualcosa di ancora più sorprendente per un musulmano: sostiene che, così facendo, la Shari'a - la santa legge dell'Islam - è assolutamente “sbagliata”. Infatti, si permette una sfacciataggine su questo argomento che nessun altro riformatore contemporaneo si sarebbe mai permesso.


Chiragh Ali
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Però, Chiragh Ali non ci dice come la Shari'a, il prodotto di molti studiosi, che lo ricavarono dai principi derivanti ineluttabilmente dal Corano e dalla Sunnah (quest’ultima, a sua volta, tratta dagli Hadith e dalla Sira) potrebbe essere sbagliata, o se è sbagliata, allora anche quei giureconsulti, quei commentatori del Corano, hanno sbagliato - o forse, ma ancora più inaccettabile, ciò che Maometto ha fatto era sbagliato.

Ma ciò che i non-musulmani non capiscono è che Chiragh Ali si permette una via di uscita da questo impasse. Perché “aggredito senza provocazione" può avere un significato molto più ristretto per l'Islam, rispetto a quello che potrebbero immaginare i non-musulmani. Proprio come l'azione "difensiva" può includere, ad esempio, gli attacchi contro gli infedeli che hanno organizzato una pur minima resistenza alla diffusione dell'Islam - per esempio, un musulmano potrebbe ritenere le bombe nella metropolitana di Parigi come atti “difensivi” perché il Governo Francese ha vietato l’hijab nelle scuole, un atto che può essere facilmente interpretata come "resistenza" alla diffusione dell'Islam - così, qualche volta, semplicemente, il fatto di essere un non-musulmano potrebbe costituire una specie di “provocazione”. Come si può interpretare in altro modo l'attacco agli inoffensivi agricoltori Ebrei dell'Oasi di Khaybar, che non avevano fatto nulla per opporsi a Maometto e ai suoi seguaci, ma semplicemente offrivano la promessa di bottino? Il loro primo peccato fu di essere Ebrei, e altri Ebrei avevano, secondo la Sira, ostacolato il messaggio di Maometto. L'attacco all’Oasi di Khaybar segnò un nuovo passo nella storia di Maometto, e quindi nella storia dell'Islam. Fu chiaro che la “Jihad” adesso poteva essere condotta contro i non-musulmani semplicemente perché non erano musulmani, e come non-musulmani che avevano avuto l'opportunità di diventare musulmani, ma l’avevano rifiutata, potevano essere descritti come un " ostacolo "alla diffusione dell'Islam. E se erano così, allora si poteva dichiarare la Jihad, li si poteva attaccare, e si potevano razziare le loro ricchezze e le loro donne.


(Continua)

III. Amici Privilegiati (sezione B)

(Fonte)

Nel trattare con le frasi dei "riformatori" musulmani bisogna rendersi conto di ciò che realizzarono. Dovevano sempre utilizzare un linguaggio che, pur risultando gradito ai potenti non-musulmani, e ottenendo anche la loro approvazione, potesse anche essere utilizzato per conquistare i musulmani - ma al tempo stesso, ci sarebbe dovuta sempre essere una scappatoia verbale. In questo caso, è la frase "senza provocazione." Sicuramente, avrebbe risposto qualche interlocutore musulmano, Chirargh Ali non avrebbe mai suggerito che Maometto, il migliore degli uomini, al-Insan al-Kamil, e un modello per tutti i credenti per tutti i tempi, wswa hasana, non avrebbe potuto aver fatto qualcosa di sbagliato o dubbio nella sua vita. Se attaccò gli agricoltori Ebrei di Khaybar, devono in qualche modo aver provocato questo avvenimento; una provocazione avrebbe dovuto essere trovata in un modo o nell’altro, anche se consisteva solo nel loro essere imparentati ad altri che si erano opposti a Maometto e all’Islàm. E’ semplicemente troppo facile interpretare come giustificabile qualsiasi azione compiuta dai musulmani. Donne e bambini sono uccisi dai terroristi suicidi? Bene, le donne danno alla luce bambini, e i bambini crescono e diventano adulti e da adulti diventano soldati e si oppongono alle forze della Jihad, così eliminare quei soldati quando sono ancora bambini, e uccidere chi può produrre altri bambini, può essere giustificato. Chirargh Ali e altri "riformatori" ebbero il loro breve momento di gloria; molti di loro si scoraggiarono; nessuno di loro ha trovato il modo di convincere più di una manciata di persone che l'Islam aveva bisogno di essere riformato, e di certo nessuno di loro ha suggerito un metodo realizzabile, sia per modificare i testi canonici, che per persuadere le masse musulmane che tali modifiche devono essere accettate.


Chiragh Ali
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Molta attenzione viene riservata oggi agli aspiranti "riformatori" dell'Islam. Irshad Manji, per esempio, un estroverso personaggio che vive a Toronto e non ha mai vissuto in un paese musulmano, pretende di rappresentare un nuovo tipo di musulmano. Lei suggerisce che le "porte dell’ijtihad” (interpretazione) che sono state notoriamente chiuse circa mille anni fa, possono essere nuovamente aperte … da Irshad Manji. Un apologeta turco musulmano, Mustafa Akyol, che ha scritto per riviste on-line vicine al partito conservatore negli Stati Uniti, e si è  impegnato in dibattiti con coloro che sono studiosi appassionati e critici dell'Islam, sostiene che l'Islam potrebbe essere riformato attraverso l’eliminazione di parti della Sira, o forse ritoccando alcuni dettagli, e suggerisce anche, senza spiegare come ciò debba essere realizzato, che alcuni ahadith contenuti nelle raccolte di ahadith accettate (Sahih), cioè ahadith ritenuti “forti” (o autentici), potrebbero essere declassati a "deboli" e altri ahadith "deboli" innalzati a “forti”. Ma quali muhaddithin oggi potrebbero farlo? Con quali metodi? E per l'autorità di quale Istituzione, se pretendono di parlare per la maggioranza dei musulmani? E dopo aver finito, come avrebbero potuto imporre queste verità alle centinaia di milioni di credenti, indottrinati dai loro ecclesiastici, a non credere a queste assurdità tutte rivolte, avrebbero sostenuto, "al solo scopo di ingraziarsi gli infedeli"? L'idea è altrettanto fantastica di quella di Irshad Manji tesa ad aprire quelle enormi porte dell'ijtihad che sono state chiuse per un migliaio di anni. Questi “riformatori” musulmani che, come Akyol, insistono sul fatto che, anche se gli ahadith e la Sira potrebbero essere sottoposti a un riesame, il Corano deve rimanere completamente intatto, non riescono a capire che la sorgente originaria della Jihad, e della ostilità inculcata, addirittura dell’odio, verso gli infedeli, è il Corano stesso. Prima che la Sira fosse composta, prima che gli ahadith fossero scritti, raccolti e valutati, ci furono secoli di conquiste - conquiste basate solo su ciò che è contenuto nel Corano.

 
Irshad Manji; Mustafa Akyol
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C'è un motivo per cui i “riformatori”, che ebbero un breve sprazzo di popolarità all'inizio del ventesimo secolo (il riformismo islamico fiorì nel periodo 1900-1920), insistettero per promuovere l'idea della "Jihad" come "una lotta spirituale". In tal modo, hanno ottenuto due cose. In primo luogo, i "riformatori", di fronte all’arduo se non impossibile compito di ignorare il chiaro significato delle parole del Corano e degli ahadith, si sforzarono di fornire una nuova autorevolezza per le loro interpretazioni e analisi innovative. In secondo luogo, in un momento in cui l'Europa era straordinariamente potente, e gli Arabi e i musulmani estremamente deboli, era importante attenuare ogni preoccupazione che gli infedeli avrebbero potuto avere, e ottenere il loro sostegno. Nel 1900, c'erano molti orientalisti istruiti, tra cui alcuni tra il clero anglicano che viveva in India, e che sapeva perfettamente quello che le dottrine dell'Islam intendevano. William St. Clair Tisdall, per esempio, si impegnò in una feroce polemica con un apologeta musulmano, sul suo “Le Fonti Originali dell’Islam”. Da Ignaz Goldziher, l'ungherese che è stato il primo occidentale a sottoporre gli ahadith a uno studio rigoroso, a Emile Fagnan, uno studioso francese che ha vissuto, e pubblicato, in Algeria, da Samuel Zwemer, il missionario Americano, a Henri Lammens, un gesuita, Professore di lingua Araba presso l'Università St. Joseph di Beirut, dall’Olandese C. Snouck Hurgronje, all’italiano Leone Caetani, il grande orientalista che era anche Duca di Sermoneta, dall’Inglese David Margoliouth, Professore Emerito di Arabo a Oxford , ad Arthur Jeffery, che ha insegnato alla Columbia University, quando gli studiosi islamici della scuola erano una faccenda di orgoglio, e i cui studi sulle parole prese a prestito nel Corano è apparso in una sontuosa edizione, a spese dello stesso maragià Gaekwar di Baroda, il periodo 1900 -1940 rappresentò il punto più alto degli studi occidentali sull’Islam - un punto mai più raggiunto da allora.


Opera di William St. Clair Tisdall; Ignaz Goldziher; Samuel Zwemer; Opera di Henri Lammens; Snouck Hurgronje; Leone Caetani
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E 'solo in Occidente, e da parte di non-musulmani, che l'Islam è stato oggetto di studio reale, e degli inizi di quel tipo di Esegesi Critica (filologica, storica) a cui il cristianesimo e l'ebraismo sono stati sottoposti durante gli ultimi due secoli. In un certo senso, ciò che sta accadendo è semplicemente una ripresa degli studi da dove gli orientalisti si fermarono, solo pochi decenni fa. Molto di questo lavoro è fatto da studiosi solitari, poiché recentemente la situazione nei dipartimenti accademici del mondo occidentale, e in particolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, è andata tristemente declinando. Musulmani e apologeti non musulmani dell’Islam si sono insediati in molti dei dipartimenti più importanti, e sistematicamente si sono assunti vicendevolmente, escludendo accuratamente tutti coloro che avrebbero potuto offrire una opinione diversa. Al Programma di Lingue del Medio Oriente e dell'Asia della Columbia University, non c'è alcuna possibilità che oggi, un Arthur Jeffery o un Joseph Schacht possa essere assunto da personaggi del calibro di Rashid Khalidi, George Saliba, e Hamid Dabashi. Piuttosto, questi apologeti dell'Islam o forse, più esattamente, protettori dell'Islam, e promotori della visione del mondo propria degli Arabi e dei musulmani, insistono nel proporre ogni concepibile argomento, reale o presunto, che possono collegare al Medio Oriente, reale o immaginario - il nazionalismo Arabo, la "costruzione dell'identità israeliana" (negativa), la "costruzione dell'identità palestinese" (positiva), il colonialismo, il bisogno dell'Occidente de “l’Altro”, il discorso egemonico postcoloniale, gli studi sul narrativismo della costruzione dell'identità sulla base della alterità inerente al discorso egemonico postcoloniale [qualsiasi cosa significhi!] - in breve, ogni genere di evidente (anche se assolutamente oscuro) burocratese di moda si possa immaginare - ma non una parola sui testi canonici dell’Islam, Corano, ahadith e Sira, e nulla sui 1350 anni di storia  delle conquiste di Jihad, o sulla natura e sulla storia della sottomissione dei non musulmani sottoposti al dominio musulmano. Se mai l’Islam fosse per caso insegnato, lo sarebbe nei corsi sulle religioni mondiali, dove ci può essere una “sezione” sull'Islam, insegnata da alcuni entusiasti che insistono sul fatto che tutte le religioni vogliono la stessa cosa, e che sono affascinati dall’idea delle "tre fedi abramitiche", e che confondono l’appropriazione e la distorsione dei personaggi e delle storie Ebraiche e Cristiane fatta dall’Islam, e il disprezzo dell'Islam per la versione originale delle stesse storie, per una splendida "condivisione" di una comune tradizione monoteista. Se mai il Corano fosse letto, molto probabilmente sarebbe presentato in brani accuratamente scelti, come le Sure “liriche” raccolte da Michael Sells nel suo assolutamente fuorviante e sdolcinato “Avvicinare il Corano”. Gli ahadith e la Sira molto probabilmente sarebbero posti sotto totale silenzio.


Arthur Jeffery; Joseph Schacht; Rashid Khalidi; George Saliba; Hamid Dabashi; Michael Sells
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A quanto pare è ancora impossibile ai credenti avvicinarsi all'Islam con qualcosa di simile al vaglio critico e al senso storico che ha caratterizzato la Esegesi  Critica. La ricerca del Gesù storico è andata avanti per parecchio tempo; la ricerca del Maometto storico è qualcosa che ha interessato solo Occidentali non-Musulmani ed ex-musulmani (vengono in mente le splendida antologie di grande erudizione di Ibn Warraq sul primo Islam ) che conoscevano gli studi sul Cristianesimo, che hanno comportato, tra l'altro, gli studi sul Gesù storico, e sulle forme letterarie, sul contenuto e sulla cronologia dei Vangeli. Niente di tutto questo è avvenuto per l'Islam. I musulmani ritengono che tutti gli studi degli esperti non musulmani, a meno che non siano apologetici o di natura francamente agiografica, debbano essere ignorati, o sminuiti, o censurati. Non un singolo studioso musulmano, da nessuna parte, ha cercato di affrontare le varie questioni che Patricia Crone, o Christoph Luxenberg, o Bat Ye'or, hanno sollevato. Esisteva veramente La Mecca nel 630 dC? Il Corano contiene veramente molti passaggi che hanno senso solo se si utilizza una "lettura siro-aramaica”? E la quantità di prove accumulate da Bat Ye'or, circa il pesante fardello della "dhimmitudine", non meriterebbe una attenta valutazione, piuttosto che una pubblica condanna?. Invece, anche se non c'è condanna, ci si può aspettare qualcosa di simile a quello che un celebre musulmano sciita Iracheno, che era stato un coraggioso avversario sia di Saddam Hussein che di Edward Said, presentò come recensione a uno dei libri di Bat Ye’or - una smorfia di disgusto, mentre restituiva il libro, chiaramente mai aperto, a chi lo aveva spinto a leggerlo, con un gesto che suggeriva che il libro era una cosa “impura”, un “najis,” tale da non dover essere neppure toccato.


Ibn Warraq; Patricia Crone; Christoph Luxenberg; Bat Ye'or
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Non vi è alcuno stimolo tra gli studiosi musulmani dell’Islam ad esaminarlo e studiarlo come fu fatto con il cristianesimo e il giudaismo. Tali studi del primo Islam, siano filologici (la linea da Alphonse Mingana a Christoph Luxenberg), o storici (David Margoliouth, John Wansbrough, Michael Cook, Patricia Crone), sono una minaccia. La Esegesi Critica del Cristianesimo non ha distrutto la fede Cristiana. Albert Schweitzer, autore di “The Quest for the Historical Jesus” (Storia della ricerca sulla vita di Gesù), e ultimamente Jaroslav Pelikan, e molti altri, sia prima di loro, che insieme a loro, che dopo di loro, hanno potuto soppesare le prove su Gesù, l’Uomo, e rimanere Cristiani. Lo studio della cronologia e della composizione dei Vangeli non ha convinto altri cristiani ad abbandonare la fede. Ma l'Islam mostra una particolare fragilità. Dal momento che il Corano è ritenuto essere la esatta parola di Dio, in senso letterale, qualsiasi tentativo di sottolineare, ad esempio, che circa il 20% del Corano non ha alcun senso, e di esplorare il perché, non è il benvenuto, nè dai musulmani , nè dagli studiosi “islamizzanti” dell'Islam che spesso, si scopre, hanno stretti legami con l’islàm, o hanno un coniuge musulmano, o sono “ritornati” all’Islam - almeno per qualche tempo.


Alphonse Mingana; Opera di John Wansbrough; Michael Cook; Albert Schweitzer; Jaroslav Pelikan
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(Continua)
III. Amici Privilegiati (sezione C)

Il nuovo atteggiamento nei confronti dell'Islam degli studiosi occidentali che non hanno paura di studiarlo come avrebbero fatto col cristianesimo o con il giudaismo (o, per quello che importa, l'induismo o il buddismo), ha permesso  a Ignaz Goldziher di studiare gli ahadith senza la riverenza paralizzante degli studiosi musulmani e di dimostrare che non avevano un'esistenza indipendente, ma che erano creazioni estrapolate, nel corso dei secoli, dal Corano. Questo non ha modificato le convinzioni dei credenti, ma certamente ha permesso ai non credenti di progredire nello studio dell’islàm.


Ignaz Goldziher; Alphonse Mingana
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Anche lo studio filologico si sviluppò secondo linee proprie, una volta che le manette mentali imposte dalla fede islamica furono eliminate. All'inizio del ventesimo secolo il solitario studioso Alphonse Mingana, e poi Arthur Jeffery, cominciarono a identificare le parole straniere prese a prestito dal Corano. Lo studio di Jeffery, infatti, entusiasmò così tanto un suo ammiratore di larghe vedute, non Arabo, ma musulmano, il III Gaekwad di Baroda, che finanziò la pubblicazione dello studio di Jeffery in una edizione di lusso, con numerosi caratteri tipografici di vario tipo, ma nessuno fu così sistematico e meticoloso, come Christoph Luxenberg, la cui recente “La Lettura Siro-Aramaica del Corano” ("The Syro-Aramaic Reading of the Koran") può davvero essere descritta come uno studio rivoluzionario del Corano degli inizi. E la filologia senza paura di Luxenberg è stata estesa allo studio di altri scritti che finora erano stati troppo facilmente accettati come di natura puramente islamica.


Arthur Jeffery e il suo Dizionario Coranico; Sayajirao Gaekwad III di Baroda; Christoph Luxenberg e il suo libro
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Gli storici dell’Islam delle origini, che non si limitano ad accettare ciecamente l’esistenza della Mecca all’inizio del 7° secolo, ma ne valutano criticamente le prove, oppure che esaminano il collegamento tra gli ahadith e il Corano stesso (con lo scetticismo che gli studiosi non-musulmani possono permettersi), o circa la stessa Sira, non sono visti di buon occhio dai musulmani. Non vi è alcun segno incipiente, all'interno dell'Islam, di un qualsiasi tentativo di studiare seriamente le origini della religione in un modo simile a quello a cui, sia il Cristianesimo che l’Ebraismo sono stati sottoposti. Invece, il lavoro degli studiosi occidentali è ignorato, o censurato, o screditato. E alcuni di loro hanno cambiato il loro tono, per una palpabile paura di offendere, oppure hanno addirittura impedito che alcuni libri fossero ristampati.

I musulmani, e non solo sulla NPR (National Public Radio), hanno preteso che gli infedeli accettassero che la parola "Jihad" indicasse quello che loro vogliono che gli infedeli pensino che significa: “una lotta spirituale”. Ma naturalmente le prove, sia testuali che storiche, sono assolutamente contrarie. Infatti viene detto: dimenticate quello che le persone intonano durante le manifestazioni al Cairo (Maggio 1967), o a Karachi, o a Gaza, o che cosa predicano gli imam a Jeddah, a Baghdad, a Falluja, a Bassora e a Teheran. Dimenticate quello che i ragazzi imparano nelle madrasse, o quello che i commentatori del Corano hanno scritto. Dimenticate tutto. Ricordare soltanto: Quello di cui il Mondo ha Bisogno E’ Amore, Amore Tenero, e non uno "scontro", ma un "dialogo" di "civiltà", e se questo significa far finta che le persone non intendano ciò che invece intendono, sicuramente ne vale la pena.

E’ prudente per i musulmani in Occidente non aggredire gli infedeli a testa bassa (anche se poco si può fare per le teste calde come Abu Hamza, ex-imam della moschea di Finsbury), ma piuttosto trattare gli infedeli dell’Europa come un mucchio di rane in pentole piene di acqua. Il fuoco sotto la pentola viene aumentato, lentamente e costantemente, ma così lentamente, e così costantemente, che gli anfibi si tranquillizzano, come se si addormentassero in un bagno caldo. E molti non-musulmani hanno cominciato a scoraggiarsi, come se la propria cultura di "tolleranza" fosse una sorta di ostacolo permanente all’adozione di contromisure che, per preservare almeno un minimo di quella cultura, dovranno essere riconsiderate. Mancando l’acume e l’immaginazione per capire cosa si può fare circa la strisciante islamizzazione dell’Europa, e considerando “improponibile” la più ovvia delle misure, del tipo di quella che Benes e Masaryk realizzarono, nella tollerante Cecoslovacchia, per far fronte alla permanente minaccia per la sicurezza rappresentata dai Tedeschi dei Sudeti (cioè, le espulsioni di massa), si sono auto-convinti che non c’è alcun motivo di agitarsi. Perché allarmare indebitamente la gente in merito alla "Jihad", se sono sicuri che non c'è niente da fare al riguardo? Un tale straordinario disfattismo deve essere identificato e combattuto, ovunque si trovi. Non è "troppo tardi", e non siamo neppure vicine al "troppo tardi"; la potenza dei musulmani, e l’islamizzazione, dipendono interamente dalla continua erronea percezione, da parte degli infedeli, sia dell’Islam, che delle misure per la cui adozione sono ampiamente giustificati.


Abu Hamza al-Masri; Edvard Beneš; Tomáš Garrigue Masaryk
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O forse un'altra analogia è più adatta. Ricordate William Abbott e Lou Costello [in Italiano: Gianni e Pinotto, N.d.T.]? Il magro Gianni (Abbott) e il grasso Pinotto (Costello) incappavano sempre in equivoci verbali (come in "Who's On First [Chi è in prima (base)?”, in cui il nome del giocatore era “Chi”, N.d.T.]). In una scena [del film “Africa screams”, N.d.T.], sono nella giungla, accompagnati da un interprete nativo. Improvvisamente sono circondati da uomini minacciosi con le ossa nel naso, e con gonnellini di erba. Si può sentire il suono dei tam-tam. Il capo dei cacciatori di teste si avvicina. Guarda Costello, indica la sua testa e poi si lecca le labbra. E lui, sudando e balbettando per la paura, chiede all’interprete ciò che è stato appena detto, e l'interprete spiega: "Oh, stava solo ammirando il tuo aspetto. E lui mi ha chiesto: 'Chi è il suo parrucchiere?' “ Costello fu molto sollevato.


William Abbott e Lou Costello
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Ma noi infedeli non siamo tanti Lou Costello. E quando Anisa Mehdi, o John Esposito, o Karen Armstrong, o Richard Bulliet, professore di storia alla Columbia University e autore di “The Case for Islamo-Christian Civilization (La civiltà islamico-cristiana. Una proposta)”, tutti ci dicono, con lo stesso ingannevole spirito dell’interprete indigeno, che "Jihad" non significa "Jihad" o, peggio ancora, che la parola non deve neppure essere usata dagli infedeli perché potrebbero farsene un'idea sbagliata, abbiamo il diritto di avere i nostri dubbi.


Anisa Marie Mehdi; John Esposito; Karen Armstrong; Richard Bulliet
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Supponiamo che ci impegnassimo tutti ad usare la parola "Jihad" solo con il chiaro intendimento che deve essere interpretata per indicare una ”lotta spirituale”, un modo per stabilire l'armonia mentale interna e il benessere “sulla via di Allah", fi Sabil Allah. Poi, per essere coerenti, dovremmo attribuire un nuovo significato ad ogni frase nota in cui sia presente la parola "Jihad". Prendiamo, per esempio, l’associazione "Tawhid e Jihad" (Monoteismo e Jihad). Il "monoteismo" è in uso costante in tutti quei Programmi di Proselitismo inter-religioso e nei vari Dialoghi tra Civiltà: "Abbiamo tanto in comune, noi siamo le tre fedi abramitiche, siamo i tre monoteismi." Qualsiasi frase in cui compare il termine  “Tawhid" o "monoteismo" richiede la vigilanza dei Difensori della Fede. Cerchiamo quindi di tradurre "Tawhid e Jihad" in modo diverso da "Monoteismo e Jihad." Come è noto, il mite dottor A. M. Al-Zarqawi ha assunto un ruolo di leadership nel "Tawhid e Jihad", quell'organizzazione samaritana di assistenti sociali di psichiatria dedicati a soddisfare i bisogni psichici della travagliata comunità sunnita dell'Iraq, e ad affrontare i loro sentimenti di inadeguatezza e perdita di status. Forse il titolo "Salute Mentale attraverso il monoteismo" aiuterebbe a ottenere degli amici e ad influenzare gli infedeli. Ci possono essere anche altri vantaggi, per un gruppo il cui nome rivela di essere una iniziativa basata sulla fede, per non dire sul destino.

 
”Tawhid e Jihad” e il suo leader, Abu Musab al Zarqawi
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I dollari dei contribuenti Americani, insieme a quelli di molti altri infedeli sfortunati, hanno a lungo sostenuto l'OLP. I contribuenti Americani aiutano a mantenere Hosni Mubarak e quelli che partecipano al suo piano “Famiglia e Amici” nel loro comodo stile di vita. Gli aiuti Americani al Pakistan per molti decenni hanno contribuito a fornire il reddito “esentasse” che ha reso possibile il progetto del dottor Abdul Qadeer Khan. Anzi, a volte sembra che gli aiuti degli Americani, e degli altri infedeli, siano profusi su ogni paese musulmano e su ogni governante musulmano, che non sia riuscito a trovarsi seduto sul cucuzzolo di un ricco giacimento di petrolio OPEC.


Bandiera dell’OLP; Hosni Mubarak; Abdul Qadeer Khan
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E molte più parole e frasi dovranno essere attentamente ridefinite per proteggere l'Islam da occhi e da menti indiscrete. Certe parole che potrebbero rivelarsi troppo difficili da alterare, dovrebbero essere eliminate del tutto. Una parola che sembra aver sempre suscitato molta inquietante attenzione recentemente, è "dhimmi". Se gli infedeli dovessero visitare il sito web www.dhimmitude.org, o anche leggere i libri di Bat Ye'or, potrebbero sviluppare una visione negativa dell'Islam. E ciò non deve mai succedere. I musulmani sono ben consapevoli del problema - da qui tutto il parlare dei "popoli protetti” e il Patto di Omar. Niente popo’ di meno che un personaggio del calibro del Dr. Ekmeleddin Ihsanoglu, un intellettuale Turco, storico della scienza Ottomana, attualmente Segretario Generale dell'Organizzazione dei Paesi islamici (OIC), ha utilmente spiegato in un recente discorso a una platea di infedeli Americani, che

"il privilegio di diventare una minoranza protetta attraverso un atto di dhimmitudine è stato concesso soltanto ai seguaci di un profeta al quale fosse stato rivelato un libro sacro".



Bat Ye’or; Dr. Ekmeleddin Ihsanoglu (OIC)
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Nel definire la dhimmitudine" come il "privilegio di diventare una minoranza protetta" il Dr. Ihsanoglu ha fatto del suo meglio. Ma quelli che sono così preoccupati dell'immagine pubblica dell'Islam e dei musulmani, si rendono conto che questa non deve essere lasciata esclusivamente alla NPR, o alla BBC, o a Le Monde; noi tutti dobbiamo dare una mano e fare la nostra parte. Sarebbe meglio se il termine “dhimmi” fosse del tutto eliminato. La parola disturba gli infedeli, e neppure avvantaggia in alcun modo i musulmani.

Fonte

Invece di "dhimmi", perché non li chiamiamo "amici privilegiati”?

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