The 4 Freedoms Library

It takes a nation to protect the nation

19 aprile 2010 – Phyllis Chesler

[ http://pajamasmedia.com/phyllischesler/2010/04/19/how-a-free-press-dies/?singlepage=true ]

Come muore la Stampa libera … coprendo soltanto Tariq Ramadan, e non Ibn Warraq

E proprio, aprile è il più crudele dei mesi … così parlò T.S. Elliot, un brillante poeta ed anti-semita.

Tempo per la nostra repubblica e per la mia propria leale città, un tempo la destinazione di pensatori sobri e spiriti liberi, ora il campo d’azione di fascisti dalla lingua bi-forcuta, che sono visti come combattenti per la libertà, che dicono la verità.

L’8 aprile, Tariq Ramadan ed il suo circo ambulante ha attirato una folla di 600 persone presso la Great Hall della Cooper Union.

Per loro eterna vergogna, l’ACLU, Centro americano PEN, e l’Associazione americana di professori universitari, l’hanno sponsorizzato; la folla è giunta perlopiù per omaggiare Ramadan, il nipote biologico ed erede intellettuale del fondatore della Fratellanza Musulmana – un gruppo che ha pienamente infiltrato l’America e si trova ai massimi livelli, un gruppo che è pienamente impegnato con gli obiettivi dell’Islam politico.

I media principali, incluso il nostro giornale statuario locale/globale newyorkese, hanno coperto la serata, grazie all’Associated Press, sia anticipatamente ( in advance ) che dopo ( afterward ), come hanno fatto il Washington Post, il Minneapolis Star Tribune, e il San Francisco Chronicle. L’uomo e il suo programma sono stati coperti da costa a costa, in Nordamerica. Un giornale in lingua araba basato nel Regno Unito ( Al Arab ) e un giornale in lingua araba in Svizzera ( Swiss Info ) hanno coperto Ramadan; naturalmente, ha fatto così anche un giornale egiziano, Masrawy.

Persino oggi, il New York Times ha pubblicato un articolo di punta ( lead article ) citando che Ramadan ha “visitato gli Stati Uniti per la prima volta dopo sei anni, dopo che il Segretario di Stato Hillary Rodham Clinton ha rovesciato la decisione presa dall’Amministrazione Bush, che aveva vietato al signor Ramadan di entrare nel Paese, inizialmente citando il Patriot Act degli Stati Uniti”. L’articolo lo ha descritto non come un islamista, ma come un “eminente accademico islamico”. Ed hanno pubblicato nuovamente la sua foto.

Ironicamente, in autunno 2007 Ramadan è stato a confronto con Ibn Warraq a Londra;  Ramadan è uscito sconfitto dal dibattito. Potresti vederlo ancora sul sito Intelligence Squared . Potresti pensare che la stampa – che si presume – amante della libertà, e l’intelligentia in America, sarebbero interessate a coprire l’intellettuale che ha sconfitto il loro eroe-del-momento in un incontro di parole – ma no. Essi hanno accantonato completamente la possibilità. Ecco come.

Il 15 aprile 2010, Ibn Warraq stesso è apparso in un programma, assieme ad altri eminenti autori, e pure a New York City, nella buona vecchia Brooklin, dove abito. I media principali non l’hanno coperto. Solo il Brooklyn Eagle sembra aver pubblicato un annuncio in merito a ciò, preventivamente. Il soggetto del programma? “Voci indipendenti sul Medio Oriente”.

Sponsorizzato sia dal Manhattan Institute che dal St. Francis College Forum, la serata ha attratto una folla molto rispettabile di 120 persone. Non è stata sponsorizzata dall’ACLU, dal Centro PEN, o dall’Associazione dei professori universitari – gruppi che ora sponsorizzano chiaramente solo il suono di una mano che applaude. Altrimenti, come avrebbero potuto resistere a schierarsi con il St. Francis?

Riuniti assieme c’erano: Paul Berman, autore di Terror and Liberalism e The Flight of the Intellectuals; Lee Smith, autore di The Strong Horse: Power Politics and the Clash of Arab Civilizations; Ibn Warraq, autore di Defending the West: A Critique of Edward Said’s Orientalism e Virgins? What Virgins? And Other Essays; e Judith Miller (sì, la Judith Miller, un tempo del New York Times e dell’affare Valerie Plame). Il professor Fred Siegel, membro senior del Manhattan Institute e editore contributore press il City Journal, ha presidiato la serata.

Capite il megawatt di potenza cerebrale che era congregato in quella stanza? La sobrietà, la brillantezza, il coraggio, l’audacia, la formazione scolastica – e il vero e proprio senso dell’ironia e di cogliere le sfumature – così caro al cuore degli accademici contemporanei? E ancor più essenziale: ogni autore ha analizzato la penetrazione islamista delle idee in Occidente, la natura della Fratellanza Musulmana, la perniciosa influenza del molto affascinante Edward Said, e l’uguale fascino di Tariq Ramadan, come pure la realtà della politica araba (“delle tribù dietro a delle bandiere”).

Dopodiché, ho chiesto al Dr. Siegel, il padrone moderatore, come avrebbe descritto la serata. Siegel ha detto: “È stata una discussione candida ed intellettualmente di prima classe, su un soggetto con cui la maggior parte di campus è incapace di avere a che fare onestamente.”

Il giorno dopo, il mio caro amico, Ibn Warraq, è venuto a cena.

“Così, tu come pensi che sia andata?” gli ho chiesto.

Ibn Warraq è un tipo quintessenzialmente timido, enormemente erudito, un pensatore originale e di vecchio stampo. (Questo è un serio complimento). Dapprima, il mio ospite a cena ha detto che si è sentito sconcertato, imbarazzato, dalle grandi lodi che Paul Barman ha riversato sul suo lavoro, in pubblico. “Ha detto che il mio lavoro su Edward Said era “il lavoro più straordinario di demolizione che (lui) non avesse mai letto nella (sua) vita””.

All’incontro, Barman si è dato una gran pena a descrivere in modo adatto la volgarità, la vera e propria malattia mentale, del lavoro di Sayyid Qutb (Qutb ha forgiato le basi teologiche per i gruppi jihadisti, quali AlQaida). Il libro più recente di Barman condanna Tariq Ramadan e i suoi tanti intellettuali occidentali – che lo supportanto – per il loro mancato supporto dei “Rushdie di oggi”.

Ian Buruma si è selvaggiamente preso gioco di Ayaan Hirsi Ali. Pure, vedere l’importante lavoro di Caroline Fourest [*] Brother Tariq: The Double Speak of Tariq Ramadan, e il mio libro The Death of Feminism, che affronta il tradimento della verità, degli ebrei, e dell’America da parte dei suoi intellettuali di punta, incluse femministe.

La presentazione di Lee Smith basata sul suo ultimo libro,  è stata pure molto buona. Sebbene non originale (David Pryce-Jones e Philip Carl Saltzman hanno entrambi visto la politica araba in modo simile), Smith ha fatto un’importante e ragionata questione circa “il 9/11 non ha niente a che fare con l’America, ma si tratta piuttosto di politica araba giocatasi a Manhattan”. Naturalmente, Smith ha lasciato fuori l’Islam politico. Ma ha definitivamente ragione sul fatto che “la forza è l’unica cosa che gli arabi rispettino. Il Presidente Obama non viene rispettato a causa del suo rametto d’olivo che vorrebbe lavar via tutto.” Gli arabi seguono il “cavallo forte” [**].

Ibn Warraq ha parlato del perché abbia scritto il suo primo libro, Why I am Not A Muslim (“Perché non sono musulmano”, ARIELE, Collana il Viandante, 2002):. “Questa è stata la mia reazione all’affare Rushdie, e alla debolezza degli intellettuali. (…) Viene un momento in cui devi alzarti in piedi, come ho fatto.” In risposta ad una domanda posta da Judith Miller, (convenuta all’incontro), ha detto che “ci sono ancora pericolosi islamisti laffuori, che influenzano il corso degli eventi. Forse nessuno tanto brillantemente malevolente come Qutb o Maududi, o persino AlAwlaki. Ma c’è un Turabi, nel Sudan, viscido dieci volte più di Ramadan, che ispira il Regime sudanese. È ora agli arresti domiciliari, per essere caduto in disgrazia. Ma Turabi è galvanizzato nei media occidentali, incluso il New York Times. Impazzisco perché non ascoltano i dissidenti.”

Quest’ultimo punto è quello che Zeyno Baran ed altri affrontano nel libro più importante di Baran intitolato The Other Muslims: Moderate and Secular. I media occidentali e i leader di Governo hanno, fino ad ora, scelto di ascoltare gli islamisti (che si presentano come “moderati”) ma non i reali moderati islamici, che sono secolari come pure religiosi, ma che sono veramente anti-islamisti.

Il grande investigatore, Steven Emerson, si è pure trovato in questo problema, ma in modo leggermente diverso. Ha voluto riportare degli islamisti fra di noi, proprio qui in America; la CNN l’ha scoraggiato, ed ha insistito che coprisse gruppi radicali solo in Pakistan ed Afghanistan. La CNN ha dichiarato che dimostrare l’esistenza di gruppi islamisti in America era un tema “troppo sensibile”. Emerson se n’è andato ed ha prodotto invece il film Jihad in America. Per la cronoca, Emerson definisce “the Council of American-Islamic relations, Muslim Public Affairs Committee, Muslim American Society, Muslim Student Association, e Islamic Circle of North America” come gruppi che sono “leali alla Fratellanza Musulmana e non leali agli Stati Uniti d’America”. Naturalmente questi gruppi vengono regolarmente invitati presso la Casa Bianca. Il precedente Presidente si è incontrato “regolarmente con AlAmoudi, dell’American Muslim Council per 14 anni, finché hanno scoperto che si trattava di AlQaida”.

Dopo l’incontro di Brooklyn, Ibn Warraq è stato circondato da alcuni studenti islamici. “Di cosa stai parlando?” ho chiesto.

“Erano principalmente egiziani, molto educati, ma piuttosto appassionati, e profondamente lavati di cervello. Mi hanno ammonito sull’importanza di fornire l’esatta surah e numero del versetto quando mi riferisco al Corano. Hanno detto che dovrei pure spiegare i vari soggetti ‘contestualizzandoli’, come nel caso che concerne gli ebrei e i cristiani. Mi hanno spiegato (!) che il profeta Muhammad aveva problemi con gli ebrei, a quel tempo …”.

Al quale punto sia Ibn Warraq che io ci siamo sciolti in un’amara risata.

“Oh certo”, ho detto, “stava ammazzando genocidalmente gli ebrei al fine di saccheggiare i loro possedimenti, e schiavizzare le loro donne. Forse alcuni gli hanno dato dei problemi cercando di contrattaccare. Egli aveva dei problemi, certo, perché gli ebrei si rifiutavano di convertirsi all’Islam.”

Ha detto Ibn Warraq: “Li ho rimproverati. Ho ricordato loro che non c’è alcun ‘contesto’ in termini di Corano, il qual è l’eterna parola di Dio.”

E così, abbiamo cenato alla buona, bevuto acqua, non vino, e parlato fino a notte inoltrata.

 

 

Tag: Apostasia, Corano, CouncilOfAmericanIslamicRelations, Ebrei, Egitto, ExIslamici, FratellanzaMusulmana, Genocidio, IbnWarraq, IslamRadicale, Altro...IslamicCircleOfNorthAmerica, LibertaEspressione, MuslimAmericanSociety, MuslimPublicAffairsCommittee, MuslimStudentAssociation, Occidente, PhyllisChesler, TariqRamadan

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NOTE DEL TRADUTTORE

[*] 3 Articoli su/di Caroline Fourest

1. A Parigi un dossier dimostra la strategia dei Fratelli musulmani per conquistare l'Europa.
Punto primo: allearsi con la sinistra no global e i cattolici terzomondisti.
Punto secondo: dissimulare.
[ http://www.lisistrata.com/2005specialedossier/014Islamallaconquista... ]

C'è un islam che vuole convertirci
Panorama 27 ottobre 2004 - Silvia Grilli

Un libro sensazionale è stato pubblicato in Francia. Citando fonti, documenti e trascrizioni da nastri registrati, descrive il progetto del gruppo fondamentalista dei Fratelli musulmani per islamizzare l'Europa. Il titolo è Frère Tariq (Fratello Tariq) e si riferisce a Tariq Ramadan, un professore di filosofia d'origine egiziana che vive a Ginevra, in Svizzera. Perché intitolargli un libro? Perché Ramadan non è solo il nipote di Hassan al-Banna, che nel 1928 fondò l'organizzazione integralista dei Fratelli musulmani. Non è solo il più carismatico predicatore dell'Islam assolutista del VII secolo fra i giovani musulmani immigrati in Europa. Non è stato soltanto consulente della Commissione europea durante la presidenza di Romano Prodi. Non è soltanto l'ospite applaudito delle tavole rotonde sui dialoghi tra religioni, dove è presentato come un «riformatore dell'Islam». Per la giornalista Caroline Fourest, che ha scritto il libro, è soprattutto l'uomo che tra il 1992 e il 1993 è stato designato in Egitto dall'ufficio politico della congregazione per una missione di grande importanza: la «dawa» in Occidente. Cioè convertire l'Europa all'Islam fondamentalista dei Fratelli musulmani e realizzare una società ideale basata sulla «sharia», la legge islamica.

Il piano di penetrazione dei Fratelli musulmani in Europa avrebbe una strategia e un metodo. Secondo Fourest, la strategia è questa: i musulmani non si integrano nella società europea, non accettano le leggi in contrasto con la loro religione, approfittano della libertà di espressione, del senso di colpa e dell'ingenuità occidentali per cercare alleati nella sinistra, nei no global e nei cattolici terzomondisti europei. In pratica collaborano provvisoriamente con gli avversari della globalizzazione nell'attesa che venga «il gran giorno». Il giorno in cui, secondo le conclusioni dell'inchiesta di Fourest, i non musulmani non avranno più voce in capitolo e si realizzerà la società ideale della sharia. Un mondo dove «le donne saranno velate, le scuole saranno islamiche, la colonizzazione occidentale verrà considerata causa di tutti mali, si metterà fine al sistema monetario internazionale, le prigioni si riempiranno di femministe, omosessuali e musulmani democratici, giudicati "blasfemi" dalla polizia etica».

Il metodo è invece quello del doppio registro: «Sviluppare un discorso che si adatti all'orecchio che ascolta» insegna Ramadan in una delle cassette vendute in decine di migliaia di copie dalle edizioni Tawhid, legate ai Fratelli musulmani. In un opuscolo pubblicato dallo stesso editore, Ramadan elabora per ogni concetto chiave come «diritto, razionalità, democrazia e comunità» una seconda definizione che può essere compresa soltanto dagli studenti che hanno seguito i suoi corsi. «Questo» afferma Fourest «gli permette di tenere discorsi apparentemente inoffensivi restando invece fedele a un messaggio islamista». Interpellato da Panorama, Ramadan non vuole commentare l'inchiesta di Fourest. Però avverte: «Invece d'indagare su di me, dovreste indagare su quella donna». Dunque chi è Caroline Fourest?

È una giornalista francese e una militante del laicismo. È caporedattore di ProChoix, una rivista in difesa delle libertà individuali contro le ideologie totalitarie. Da 10 anni si occupa d'integralismo religioso: cristiano, ebraico, islamico. Nell'ultimo anno ha studiato i documenti lasciati dietro di sé dal rètore Ramadan: un centinaio di cassette, una quindicina di libri, 1.500 pagine d'interviste e di articoli apparsi su di lui nei giornali inglesi, francesi, italiani e spagnoli. Poi ha scritto Frère Tariq per l'editore Grasset. Fourest dice a Panorama: «Ci vuole più coraggio per combattere l'integralismo musulmano che quello cristiano, perché gli islamisti hanno nella sinistra europea molti più alleati di quanti ne abbia il fondamentalismo cristiano. Se il commissario europeo Rocco Buttiglione dice: "L'omossessualità è peccato", nessuno lo scambia per un cattolico liberale. Perché invece si considerano musulmani liberali degli estremisti islamici? Gli islamisti fanno leva sulla scusa di essere una minoranza perseguitata per annullare il nostro spirito critico. Ma bisogna superare la paura di essere accusati di razzismo».

Khaled Fouad Allam è professore di sociologia del mondo musulmano all'Università di Trieste. Di origine algerina, ha scritto il libro Lettera a un kamikaze (Rizzoli editore). È editorialista del quotidiano La Repubblica. Conosce il progetto fondamentalista dei Fratelli musulmani. Dice a Panorama: «La rivoluzione iraniana, con la conseguente nascita dello stato islamico, ha ampliato gli obiettivi della fratellanza. Non si limita più alla conversione spirituale. Vuole dare un apparato politico all'islamizzazione. Oggi, con la diaspora dei giovani musulmani in Europa, ha trasferito i suoi obiettivi in Occidente». Il piano dei Fratelli musulmani è una minaccia mondiale. «È soprattutto un pericolo per i musulmani che credono sia possibile unire Islam e libertà, Islam e democrazia».

Non si pensi che la strategia si fermi ai paesi dove gli immigrati musulmani sono più numerosi, come la Francia o la Gran Bretagna. «La fratellanza musulmana» spiega Fouad Allam «non ragiona per stati, ma a livello transnazionale. Lo scopo è atrofizzare le democrazie occidentali. La strategia di penetrazione utilizza il principio della "taqiyya", la dissimulazione, che ha origine nella tradizione di misticismo dell'Islam. Uno degli emblemi di una confraternita di mistici musulmani, la Naqsbandiyya, è la frase "Solo nella folla", nel senso che nessuno deve riconoscerti nella folla. La taqiyya è stata ripresa dal fondatore dei Fratelli musulmani al-Banna per mantenere la segretezza delle strutture. Prevede un doppio linguaggio: uno per l'interno della congregazione, un altro per l'esterno».

Avanzare mascherati permette ai Fratelli di crescere e fare nuovi proseliti. Nulla si deve sapere della confraternita. Nessuno deve rivendicare pubblicamente d'appartenere alla congregazione. Nemmeno Tariq Ramadan, che ha sempre negato. Per Caroline Fourest l'evidenza è che nel cuore dell'Europa, nella svizzera Ginevra, il Centro islamico di cui Ramadan è amministratore diffonde un Islam radicale di resistenza all'Occidente. L'evidenza è che in Francia l'ideologia della fratellanza ispira l'Union des organizations islamiques de France, che riunisce oltre 200 associazioni. In Italia influenza l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche, che controlla il 70 per cento delle moschee. A Londra, l'Associazione dei musulmani di Gran Bretagna, vicina ai Fratelli musulmani, ha lanciato in luglio una grande campagna in favore del velo islamico. L'hanno presentata Youssef al-Qaradhawi, il teologo che presiede il Consiglio europeo della fatwa, e Ramadan. Se la dawa fosse soltanto una missione religiosa, sarebbe una faccenda di fondamentalismo retrogrado. Ma i Fratelli musulmani sono un movimento politico, prima che religioso. Fourest scrive che nel 2004 Ramadan ha partecipato alla preparazione di una lista di candidati musulmani per le elezioni europee.

Nell'Epistola ai giovani, il fondatore della Fratellanza al-Banna scrisse:
«Noi vogliamo che la bandiera dell'Islam sventoli di nuovo, al vento e bene in alto, in tutte le contrade che hanno avuto la fortuna di accogliere l'Islam per un certo periodo di tempo, e dove la voce dei muezzin (chi chiama alla preghiera, ndr) è risuonata tra i takbirs e i tahlils (orazioni coraniche, ndr). Poi la mala sorte ha voluto che le luci dell'Islam si ritirassero da queste contrade, cadute nella miscredenza. Dunque l'Andalusia, la Sicilia, i Balcani, le coste italiane e le isole mediterranee sono tutte colonie musulmane e bisogna che ritornino in seno all'Islam.
Allo stesso modo occorre anche che il Mediterraneo e il Mar Rosso ridiventino mari musulmani, come lo erano prima.
Noi vogliamo esporre il nostro messaggio islamico al mondo intero, raggiungere le genti nella loro totalità, sottomettere tutti i tiranni finché non ci sia più disordine e la religione sia interamente votata a Dio».

2. Caroline Fourest sull’Allontanamento di Tariq Ramadan da Rotterdam

[ Tariq Ramadan et son double, par Caroline Fourest, Le Monde, 28 août 2009 - http://www.lemonde.fr/web/recherche/0,13-0,1-0,0.html ]

La Reputazione di Reputazione di Tariq Ramadan è abbastanza controversa in Europa, Ciò che non gli impedisce di riempire le Sale quando si reca a sostenere i suoi numerosi Partigiani in Quebec e in Canada, specificatamente il Gruppo Présence musulmane (Presenza islamica).

Caroline Fourest commento nel Giornale Le Monde il recente Allontanamento di Ramadan dal suo Posto di Consigliere per l’Integrazione, per la Città di Rotterdam. Vedere su Bivouac-ID: Pays-Bas : Tariq Ramadan viré de Rotterdam (Paesi Bassi: Tariq Ramadan trasferito da Rotterdam). Ha tutte le Ragioni di concludere che se Ramadan fosse stato Cristiano, sarebbe stato smascherato da tanto Tempo, e che nessun Sindaco di Sinistra ha mai avuto l’Idea di assumere un Televangelista reazionario quale Consigliere di “Multiculturalismo”.

Tariq Ramadan e il suo Doppio, di Caroline Fourest

Le Monde, 28 août 2009 : dopo Mesi d’Esitazione, il Sindaco di Rotterdam si è dovuto arrendere all’Evidenza.

L’Orientamento ideologico di Tariq Ramadan non è compatibile con il Posto di “Consulente d’Integrazione e di Multiculturalismo” che gli era stato affidato. È da Mesi che questo Posto fa Polemica. L’Allerta è stata perlopiù data da Associazioni gay e lesbiche, inquiete per le sue Posizioni pudibonde e omofobiche. Come quella in cui Tariq Ramadan spiega che, per l’Islam, l’Omosessualità “rivela una Perturbazione, un Disfunzionamento, un Disequilibrio”. Fin qui, il Predicatore se n’è uscito con una Piroetta. Approfittando di un’altra Citazione, fuori Contesto, per negare tutto in Blocco.

Come spesso, dei Giornalisti hanno ricopiato i suoi Comunicati, senza verificare. A creder loro, questi Propositi sull’Omosessualità “non hanno mai potuto essere provati”. Falso. La Frase che gli si rimprovera è perfettamente esatta e proviene da un Libro intitolato Peut-on vivre avec l'islam ? (“Possiamo vivere con l’Islam?”, Edizioni Favre, 2004, P. 152).In altri Scritti e in altre Conferenze, Tariq Ramadan prende Posizione contro i Matrimoni misti fra una Islamica un Non-islamico, vieta ai sui Fedeli d’andare in Piscine miste, fustiga l’Islam modernista come un “Islam ai Saldi, un Islam … senza Islam” e glorifica Hassan AlBanna, il Fondatore del Movimento totalitario dei Fratelli Musulmani, come un Modello da seguire.

La sua Posizione, difficile da decriptare, è abbastanza semplice: fare passare l’Integralismo politico per un giusto Mezzo fra l’Islam salafita e l’Islam moderno. Ciò che equivale a far passare l’Islam progressista per un Estremo, e a chiedere ai Poteri pubblici di sostenere un Islam intollerante e reazionario camuffato da Male minore.

Son già vent’Anni che Ciò va avanti. In Svizzera, negli anni Novanta, dei Giornalisti l’hanno presentato come un Modello d’Integrazione … prima di disilludersi. E precisamente quando prendono Atto della Simpatia di cui beneficia il Fronte islamico del Saluto (FIS) fra i suoi Adepti. Ramadan si concentra allora sulla Francia, finché il suo “doppio Discorso” non sia smontato. Allora, si è preso la Rivincita in Inghilterra, in Belgio e in Canada, ovunque l’Integralismo si diffonde in Nome del Diritto alla Differenza. Nutrimento utile ad un Ritorno di Fiamma populista e xenofobo, ogni Volta che la Tolleranza risulta essere abusata.

All’Occorrenza, a Forza di fare Orecchie da Mercante, il Sindaco di Rotterdam ha nutrito il Populismo anti-Islam di un Geert Wilders. Ha creduto a delle Accuse razziste. Si è risvegliato scoprendo che il suo “Mediatore” anima una Trasmissione settimanale su Press TV, una Canale anglofono finanziato dal Governo iraniano. Non si trova l’Ombra di una Critica verso il Regime in queste Emissioni diffuse prima, durante e dopo la Frode elettorale. Il 18 Giugno, quando più di un milione di Iraniani sfidano i Divieti per reclamare Elezioni libere e non truccate, Tariq Ramadan s’inquieta per i Risultati delle Liste populiste alle Elezioni europee …. La sua Trasmissione comincia con un Clip che annuncia il Ritorno del Nazismo europeo, come negli anni Trenta, ma girato contro gli Islamici (la Parola “ebreo” non viene mai pronunciata).
Il Messaggio s’incolla perfettamente alla Paranoia anti-occidentale di Press TV, destinata a diffondere la Propaganda iraniana nel Mondo anglo-sassone. E precisamente quella che minimizza la Shoah …. Visibilmente, il Canale conosce meglio il Messaggio di Tariq Ramadan di quanto non lo conosca il Sindaco di Rotterdam, che ha appena messo Fine al suo Salario.

Come sua Abitudine, il Tele-predicatore non manca d’attribuire le sue ultime Noie momentanee all’Ascesa di un Clima “islamofobico”. È invece tutto il Contrario. La Paura del Razzismo gli fa guadagnare Tempo. Se Tariq fosse stato Cristiano, la sua Maschera sarebbe caduta più velocemente. Nessun Sindaco di Sinistra ha mai avuto l’Idea di assumere un Televangelista reazionario quale Consulente di “Multiculturalismo”.

3. Caroline Fourest sul libro “In contro-Corano” di Djemila Benhabib
24/10/2009

Caroline Fourest consacra la sua ultima cronaca (sa dernière chronique) nel quotidiano Le Monde al libro “La mia vita in contro-Corano” (Ma vie à contre-Coran) di Duemila Benhabib, del Québec e d’origine algerina. La sua cronaca termina con la citazione seguente, presa dal libro della signora Benhabib, che parla dell’Islam politico:

“Qualsiasi indulgenza verso questa ideologia di morte non è soltanto un grave errore per principio, ma è un tradimento”.

Aggiungerei che coloro che, in Québec ed altrove in Occidente, facilitano la propagazione di questa ideologia, in nome del Multiculturalismo e di una concezione irresponsabile di tolleranza, sono dei collaborazionisti.

_________________________________

In contro-Corano, di Caroline Fourest
[ http://www.postedeveille.ca/2009/10/caroline-fourest-sur-le-livre-%... ]

Il libro di Djemila Benhabib, Ma vie à contre-Coran (VLB éditions), sperimenta un vivo successo in Canada. Sta per diventare il libro da comodino di tutti coloro che sono fuggiti dall’Islamismo per trovare rifugio in Europa. Da Parigi a Londra, passando per il Québec, tramite il dibattito sugli “accomodamenti religiosi”, l’autrice segue le tracce di ciò che credeva aver lasciato dietro di sé. Si meraviglia di una certa ingenuità di fronte all’integralismo. È sufficiente presentare il velo come un atto di Libertà, di camuffare le proprie parole e progetti, perché l’intollenza venga tollerata?
Djemila Benhabib è immune a questo angelismo. Conoscere la Storia dell’Islam politico che ha devastato l’Algeria, aiuta a decodificare il doppio discorso degli integralisti. Il grande merito del suo libro è di trasmetterci questa Storia e questa osservazione. Ne ha un altro: mostrare l’immensa responsabilità del Potere algerino nell’ascesa dell’Islamismo.

Certi indipendentisti volevano la Laicità …. Il FLN preferisce scommettere sull’Islamizzaione della Nazione algerina. La Costituzione consacra l’Islam a religione di Stato. Riempiti di istitutori importati dall’Egitto e formatisi presso i Fratelli Musulmani, le scuole pubbliche diventano dei luoghi dove si riempie la testa dei bambini a colpi di recitazione del Corano.

Djemila ne conserva un ricordo di noia: “Ero in piedi, io pure, per chiedere la flagellazione delle adultere e lo sterminio dei miscredenti”. In lei, l’indottrinamento non mette piede. I suoi genitori militano nel PAGS, un Movimento comunista. A casa, si preferiscono i libri d’Angela Davis. All’epoca, esistono ancora numerosi algerini che preferiscono il progresso alla reazione. Li si marginalizzano trattandoli da “occidentalizzati”. La polizia li bracca.

Ad ottobre 1988, la gioventù si rivolta, scende in strada e brucia le automobili. La repressione è terribile. Al posto di comprendere questa rabbia come un desiderio di libertà, il Presidente Chadli Benjedid si rivolge agli integralisti e cede alle loro domande, nella speranza – illusoria – di acquistare la pace sociale. Dopo aver votato un Codice di famiglia che riconduce la donna algerina allo statuto di minorenne, viene passata una legge che rende lo sport facoltativo per le studentesse … in nome del pudore. Il Fronte Islamico del Saluto (FIS) è confortato. Cresce inesorabilmente.

Il seguito è noto. Dopo un primo scrutinio municipale che permette al FIS di detenere la metà dei Municipali, gli integralisti vincono il primo turno delle Elezioni legislative di dicembre 1991. Si apprestano a mantenere la loro promessa: “Vietare i partiti laici o socialisti” e “applicare la Shari’a”. L’Esercito annulla il processo elettorale. Gli islamisti si danno alla guerrilla, e l’Esercito alla sporca guerra …. Presi di mira, gli intellettuali, gli artisti, i laici si fanno braccare come conigli e vivono nel terrore.

Djemila Benhabib si ricorda del 25 marzo 1994, l’ultimo giorno dell’ultimatum del GIA che “ordinava alle donne di portare l’hijab”; “uscire di casa era una spedizione. Ad ogni angolo, la morte attendeva le teste nude”. Delle ragazze che avevano osato uscire senza il velo vennero assassinate sul cammino verso la scuola o l’università. La famiglia Benhabib riceve minacce quotidiane. È tempo d’esiliare. Ma l’incubo non è finito.

In Europa, gli algerini laici ritrovano i loro aguzzini. Gli islamisti cacciati dall’Esercito non hanno avuto alcun problema ad ottenere lo statuto di rifugiati. Gli ambasciatori dei Fratelli Musulmani monopolizzano i media e vantano la scelta del velo. In certi quartieri della Francia, la “riforma” fondamentalista voluta da Hassan Al-Banna e dal FIS riesce a far passare gli islamici moderni o non-praticanti per dei traditori “occidentalizzati”.

Djemila Benhabib non sopporta più di vedere la loro propaganda tollerata in nome del Multiculturalismo. Il suo libro è un avvertimento: “Qualsiasi indulgenza verso questa ideologia di morte non è solo un grave errore per principio, ma è un tradimento”.

[**] Estratto da un discorso di Osama bin Laden
[ http://defensestatecraft.blogspot.com/2010/04/strong-horse.html ]

“If people see a weak horse next to a strong horse—of course they prefer the strong horse” (“Se la gente vede un cavallo debole, vicino ad un cavallo forte – naturalmente preferisce il cavallo forte”, intendendo che la gente preferisce il “pugno di ferro” islamista alla politica relativista occidentale)

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At the moment, one of the main actors exploiting these defects, is Islam, so this site pays particular attention to that threat.

Islam, operating at the micro and macro levels, is unstoppable by individuals, hence: "It takes a nation to protect the nation". There is not enough time to fight all its attacks, nor to read them nor even to record them. So the members of 4F try to curate a representative subset of these events.

We need to capture this information before it is removed.  The site already contains sufficient information to cover most issues, but our members add further updates when possible.

We hope that free nations will wake up to stop the threat, and force the separation of (Islamic) Church and State. This will also allow moderate Muslims to escape from their totalitarian political system.

The 4 Freedoms

These 4 freedoms are designed to close 4 vulnerabilities in Secular Democracy, by making them SP or Self-Protecting (see Hobbes's first law of nature). But Democracy also requires - in addition to the standard divisions of Executive, Legislature & Judiciary - a fourth body, Protector of the Open Society (POS), to monitor all its vulnerabilities (see also Popper). 
1. SP Freedom of Speech
Any speech is allowed - except that advocating the end of these freedoms
2. SP Freedom of Election
Any party is allowed - except one advocating the end of these freedoms
3. SP Freedom from Voter Importation
Immigration is allowed - except where that changes the political demography (this is electoral fraud)
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The Central Bank is allowed to create debt - except where that debt burden can pass across a generation (25 years).

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