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Perché usare la Parola “Islamofobia” è furorviante

Di Tawfik Hamid, www.tawfikhamid.com   

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Diffamare con il termine Islamofobia, è una tattica aggressiva resa popolare dagli apologeti dell’Islam radicale, al fine di mettere a tacere gli individui che cercano di dire la verità circa l’Islam jihadista.

Lo spirito “la miglior difesa è un buon attacco”, che fa accusare di Islamofobia, è stato vastamente dispiegato in questo Paese per sopprimere l’attenzione dal le motivazioni islamiche jihadiste di chi ha perpetrato l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Piû recentemente, la diffamazione per Islamofobia è stata utilizzata con rinnovato vigore per discreditare il repubblicano Peter Kind (degli Stati Uniti), le cui udienze congressuali hanno minacciato di esporre la realtà relativa alla base ideologica del Terrorismo. Le accuse di Islamofobia sono state pure usate per mettere a tacere Politici europei come Geerd Wilders ed Accademici britannici quali Patrick Sookhdeo.

Il termine psicologico Fobia, descrive una paura eccessiva ed irrazionale.  La cosiddetta Islamofobia, invece, è un’appropriata volontà di esporre le solide prove relative a coloro che commettono atti di Terrore, e le loro motivazioni.

Le statistiche sono impressionanti. Secondo un recente sondaggio ( According to a recent survey ) da parte del Dipartimento di Giusitzia, mentre gli islamici costituiscono circa l’1% della popolazione americana, essi contribuiscono all’80% del Terrorismo nostrano. Secondo questi dati, la probabilità che un islamico americano compia un atto terroristico negli Stati Uniti, è approssimativamente 400 volte maggiore rispetto alla probabilità che sia un non-islamico americano a compiere un atto di Terrore. Inoltre, la vasta preponderanza degli atti di Terrore, avvenuti internazionalmente, durante la passata decade, sono stati compiuti da Gruppi islamici radicali ( una lista di questi attacchi di Terrore, che ha già ecceduto i 15 mila attacchi da parte di islamisti radicali, dall’11 settembre, è disponibile su: http://www.thereligionofpeace.com ).

Inoltre, le SOLE Nazioni che puniscono o uccidono – nei nostri tempi moderni – per crimini religiosi sono gli Stati a maggioranza islamica.

Allo stesso modo, uno degli ideali centrali della Legge (islamica) della Shari’a, che è approvata da TUTTE le Scuole maggiori di Giurisprudenza islamica – persino oggi – è quello di dichiarare Guerra contro i non-islamici per diffondere l’Islam attorno al globo. Questo ha condotto diversi dei suoi praticanti a credere che gli atti violenti sono modi legittimi per realizzare quel obiettivo.

Quanto sopra può solo essere aggiunto alle pratiche della Legge della Shari’a nei Paesi islamici, quali l’uccisione degli apostati e degli stregoni, impiccare i gay, i delitti d’onore, la lapidazione degli adulteri, e l’uso della violenza contro le donne. La realtà è che, è raro – nei nostri tempi moderni – vedere simili atrocità praticate nel nome di qualsiasi altra Religione, diversa dall’Islam.

La mancanza di potenti denunce nel mondo islamico o da parte di scolari islamici di punta, circa le atrocità summenzionate, aggiunge semplicemente più benzina al fuoco. Infatti, molti, se non la loro maggioranza, degli Istituti e degli scolari islamici effettivamente promuovono questi valori. Questi sono fatti e NON credenze irrazionali. Perciò, definire la paura dell’Islam “Islamofobia” è chiaramente inappropriato e fuorviante.

Le Autorità della salute americana hanno recentemente iniziato a condurre dei test per valutare le irradiazioni nucleari dei cibi importati dal Giappone.  La gente del Giappone non sta etichettando queste azioni, che proteggono la gente americana dalle perdite provenienti dai reattori nucleari provati, come “Giapanofobia”. Non stanno lamentandosi che questa raccolta d’informazioni è una risposta discriminante verso il Giappone.

Similmente, selezionare gli islamici perché siano valutati – nell’ambito del Contro-terrorismo - nelle udienze congressuali, da parte del repubblicano Peter King o in altre forme di ricerca, è una risposta appropriata ai fatti e ai pericoli relativi al Terrorismo islamico.

La mancanza nell’intraprendere passi appropriati per valutare un pericolo statisticamente provato, viola il Mandato costituzionale del Governo federale di proteggere i suoi cittadini dalla “Violenza domestica”. Inoltre, i risultati relativi all’ignorare le radici islamiche del Terrorismo, possono essere disastrosi. Eppure, forse a causa dello spirito di buona Volontà americano, assieme all’indirizzo politico prevalente di Correttezza politica,  le tattiche d’intimidazione diffamanti tramite il termine “Islamofobia” sono state tutte troppo efficaci nell’inibire i nostri Leader politici ed i Media americani, dal perseguire una comprensione del ruolo dell’Ideologia religiosa nel Terrorismo islamico. Il risultato è stato una pubblica comprensione confusa ed infangata in seno ai nostri Dipartimento di Stato, Congresso, e Sicurezza interna [Homeland Security].

In conclusione, la paura dell’Islam non può essere descritta come “Islamofobia”, poiché questa paura è basato su fatti e realtà, piuttosto che sull’irrazionalità, come la parola “Fobia” indicherebbe. Le preoccupazioni americane per cui gli insegnamenti religiosi siano un fattore primario nel Terrorismo contemporaneo, devono essere tenute in considerazione, non soppresse tramite tattiche diffamatorie. Gli americani che si permettono di essere messi a tacere tramite accuse di “Islamofobia”, servono da facilitatori dell’Islam. Infine, la paura dell’Islam può essere cambiata SOLO quando il mondo islamico si sfida a cambiare i summenzionati fatti e realtà.

 

Tag: CristianoFobia, Europa, Francia, IslamoFobia, Jihad, Occidente, PascalBruckner, PoliticaIslamicaVersoOccidente, PoliticaVersoOccidente, StatiUniti, Altro...TawfikHamid

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Risposte a questa discussione

23.11.2010 Di  PASCAL BRUCKNER Scrittore

L’Invenzione dell’ « Islamofobia »

(http://www.liberation.fr/societe/01012303767-l-invention-de-l-islam...)

Forgiato dagli integralisti iraniani alla fine degli anni Settanta, per contrariare le femministe americane, il termine « Islamofobia », ricalcato su quello di « Xenofobia », ha per scopo di rendere l’Islam un oggetto intoccabile, sotto pena di essere accusati di Razzismo.  Questa creazione, degna delle propagande totalitariste, mantiene una confusione deliberata fra una Religione, Sistema di pietà teologica specifica, ed i fedeli di qualsiasi origine, che vi aderiscono. Ora, una Confessione non è una Razza, tanto quanto non lo è un’Ideologia secolare: l’Islam, come il Cristianesimo, è riverito dagli arabi, dagli africani, dagli asiatici, dagli europei, come pure uomini di ogni Paese sono stati marxisti, liberali, anarchici. Fino a prova contraria, abbiamo il diritto, in un Regime democratico, di giudicare le Religioni come menzognere e retrograde, e di non amarle. Diffidare dell’Islam come si è potuto diffidare, in altri tempi, del Cattolicesimo, e giudicare inquietante il suo proselitismo aggressivo, la sua pretesa unica verità, la sua inclinazione sacrificale, è manifestare un sentimento che si potrà stimare legittimo o assurdo, senza dar prova di Razzismo. Bisogna parlare di “Liberalofobia” o di “Socialistofobia” perché si è contro il regno del Mercato o la ridistribuzione della ricchezza? Oppure bisogna ristabilire il Delitto di Blasfemia, abolito nel 1791 dalla Rivoluzione, come lo reclama ogni anno l’Organizzazione della Conferenza Islamica così come lo ha fatto in Francia, nel 2006, un deputato UMP, Jean-Marc Roubaud, desideroso di punire chi sbeffeggia o calunnia «i sentimenti religiosi di una comunità o di una Stato, quale che sia”. La sfida delle società aperte, è di conciliare la coesistenza pacifica delle grandi Credenze con il Diritto alla libera Espressione. La Libertà di Culto è garantita e la Libertà di criticare i Culti, pure. I francesi, scaldati da secoli di dominazione clericale, desiderano un’esposizione discreta delle Credenze. Reclamare dei Diritti per tale o tal altra comunità, imporre dei limiti stretti all’esame dei Dogmi, ci ricondurrebbe direttamente all’Ancien Régime.

Il termine Islamofobia adempie diverse funzioni: nega per meglio legittimare la realtà di un’offensiva integralista in Europa, attaccare la Laicità assimilandola ad un nuovo Fondamentalismo. Ma soprattutto far tacere gli islamici che osano rimettere in questione il Corano, chiamando all’Uguaglianza dei Sessi, al Diritto all’Apostasia, e che aspirano a praticare tranquillamente la loro Fede, senza subire il dettame dei dottrinari o dei barbuti. Bisogna dunque stigmatizzare queste giovani ragazze che rifiutano il velo, desiderano camminare senza vergogna, a testa nuda, per le strade, fulminare questi francesi, questi tedeschi, questi inglesi d’origine maghrebina, turca, africana, algerina, che reclamano il Diritto all’Indifferenza religiosa, il Diritto a non credere in Dio, a non digiunare durante il Ramadan. Bisogna designarli, questi rinnegati, alla vendetta dei loro correligionari, farli tacere per bloccare ogni speranza di mutamento fra i fedeli del Profeta (in Francia e, in modo rivelatore, è un “Collettivo contro l’Islamofobia” che sostiene giuridicamente le donne messe a verbale per Porto di Velo integrale). Assistiamo alla fabbricazione planetaria di un nuovo Delitto d’Opinione, analogo a quanto si faceva un tempo in Unione sovietica contro i Nemici del Popolo. E questo con l’unzione dei Media e dei Poteri politici. Il nostro stesso Presidente, che non manca mai alle panzane, non ha paragonato l’Islamofobia all’Antisemitismo? L’errore è tragico. Il Razzismo attacca le persone in quanto sono colpevoli di essere quello che sono, il nero, l’arabo, l’ebreo, il bianco. Lo spirito critico, inversamente, porta alle verità rivelate, alle scritture sempre suscettibili d’esegesi, di trasformazione. Questa confusione ha per scopo di trasporre la questione religiosa dal piano intellettuale al piano penale, siccome ogni obiezione o presa in giro è passibile di perseguimento.

Quanto alle profanazioni di tombe, dei luoghi di Culto, se queste tirano in ballo dei Tribunali, esse concernono per la loro stragrande maggioranza – in Francia – i cimiteri o le chiese cristiani (1). Vogliamo ricordarlo: fra tutti i Monoteismi, è il Cristianesimo il più perseguitato al mondo oggi, soprattutto nei Paesi islamici, Algeria, Irak, Egitto – fra altri -. È più facile essere islamico a Londra, New York o Parigi, che protestante, cattolico in Medio Oriente o in Africa del Nord. Ma il vocabolo “Cristianofobia” non mette radici, e fortunatamente. Immaginiamo San Bartolomeo condannato dai nostri antenati per Discriminazione, piuttosto che per Fanatismo religioso?

Sono dei nomi che contribuiscono ad infettare la lingua, e ad oscurarne il senso. “Islamofobia” fa parte di quei termini che devono essere vietati d’urgenza dal vocabolario.

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