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It takes a nation to protect the nation

Corpirsi il Volto è un Dovere religioso nell’Islam?

18 luglio 2010 - Phyllis Chesler
[
http://pajamasmedia.com/phyllischesler/2010/07/18/is-covering-the-face-a-religious-duty-in-islam/ ]

 

Ad inizio settimana, ho pubblicato un articolo su FOX News in merito alla recente legge francese che vieta le “coperture facciali”. La legge non si riferisce all’”Islam” o al “velo islamico”, e nemmeno menziona specificatamente “burqa” o “niqab”. La legge è stata forgiata in modo che sia religiosamente ed etnicamente neutra, tanto che Christopher Caldwell, autore di Reflections on the Revolution in Europe ha suggerito che potrebbe funzionare in tutta Europa.

Ho scritto.

“Ci si attende che questo divieto passi presso il Senato francese. Comunque, può essere trovato “incostituzionale” dal Consiglio di Stato francese o dalla Corte europea per i Diritti Umani. Ciò nonostante, secondo me, una volta di nuovo, la Francia è in testa nella battaglia per la Libertà e di Diritti umani delle donne”.

Principalmente, ho opinato che non c’è assolutamente alcuna base religiosa o dovere religioso di coprirsi il volto nell’Islam. Si è trattato di una questione di costumi farlo – ma si è ugualmente trattato di una questione di costumi non farlo.

Naturalmente, sono stata immediatamente sfidata proprio su questo punto. Ovviamente, non sono né un mullah e nemmeno un imam – ma poi, essi vengono da due differenti scuole di pensiero religioso ed hanno discordato fra loro per molti secoli. La legge della Shari’a (la legge religiosa islamica) è stata interpretata in molti diversi modi durante i secoli, e spesso differentemente, in diversi Paesi.

Ugualmente ovvio: non sono un’islamica. (Ah, ma se mi pungi, non sanguinerò?). Il Com’unitarismo ha smesso da tempo di essere il mio piatto preferito, e perciò, credo che gli uomini possano commentare sulla vita delle donne e viceversa, e che certamente gli occidentali possano coprire il panorama islamico e viceversa. La conoscenza oggettiva non richiede che uno abbia conoscenza empirica personale, diretta, del fenomeno che sta studiando. Una donna può studiare testi religiosi senza che sia lei stessa ordinata quale autorità religiosa. Un Non-credente può studiare i testi religiosi di tutte le religioni del mondo e comunque arrivare a qualche interpretazione e introspezione abbagliante. I Credenti hanno fatto scoperte scientifiche impressionanti.

Perciò, mentre non sono islamica, non ho solo letto tantissimo ma, recentemente, ho pure parlato con – e li ho ascoltati – molte Femministe islamiche ed ex-islamiche e Dissidenti, alcuni dei quali sono religiosi, molti dei quali sono ardenti Secolaristi.

Qui c’è qualcosa di quello che ho detto al compagno che ha chiesto che io “dimostrassi” che la copertura facciale non è un comandamento religioso nell’Islam. Potreste trovare questo utile, e magari avete altri esempi utili da condividere.

La Legge islamica è tratta dal Corano, ma è pure governata dagli Hadith (detti, esempi) e dalle Fatwa (leggi) emesse da quattro differenti scuole dell’Islam. Esse spesso discordano e si contraddicono fra loro. Il Corano stesso si contraddice e/o dice cose opposte in punti differenti. La regola generale è che i versi successivi “abrogano” o annullano i versi precedenti. Perciò, quando Muhammad era vulnerabile e debole, ha consigliato modi “pacifici”; quando è stato forte, ha consigliato Guerra senza compassione.

Il velamento e svelamento forzate delle donne islamiche è fluito per più di un secolo. Molti Paesi islamici hanno lunge storie di donne islamiche loro stesse svelate, e che sono state svelate dal Re, dallo Shah, dalla Legge o da entrambi. Per esempio, Re Amanullah ha svelato le donne d’Afghanistan ad inizio degli anni Venti, come ha fatto Kemal Attaturk di Turchia alcuni anni dopo, Le Femministe hanno fatto campagne per visi scoperti ed abiti moderni, occidentali, in pubblico, ed hanno avuto successo in Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Pakistan ed Iran, per dire solo alcuni Paesi islamici. Le donne d’Afghanistan sono state obbligate a tornare nel chaudry o burqa una volta che Amanullah è stato obbligato ad esiliare, ma sono state nuovamente svelate alla fine degli anni Cinquanta, dal Re Zahir Shah, e poi ri-velate dai Talebani – e svelate dalla Forza militare americana per un breve periodo. Ci si ripiega su questa questione in un’era islamista, che si sta attualmente vivendo in tutti questi Paesi.

Molti Scolari islamici come pure Attivisti, hanno opinato che non c’è assolutamente alcun obbligo religioso di coprirsi il viso o il corpo. Alcuni credono che la “modestia”, comunque, richieda di coprirsi i capelli. Alcune Femministe religiose islamiche coprono i loro capelli – ma non i loro volti; altre non coprono niente ma pregano regolarmente. Ho recentemente lavorato con Femministe islamiche religiose, che sono a testa nuda (la turco-tedesca Seyran Ates, l’egiziana-yemenita-svizzera ElHam Manea, e la turco-greca-americana Zeyno Baran), e con Femministe islamiche religiose che indossano il velo copricapo (Zeinab AlSuweij).

Ho letto una cifra di Accademici e Memorialisti islamici che hanno visto il velo principalmente come “politico”, non come “religioso”.

La Femminista tunisino-francese, Samia Labidi, scrive in merito a ciò in un’eccellente e potente nuova collezione, edita da Zeyno Baran, intitolata The Other Muslims. Moderate and Secular.

La Femminista accademica algerino-americana, Professoressa Marnia Lazreg, ha scritto un intero libro su questo soggetto: Questioning the Veil. Open Letters to Muslim Women. Lazreg non crede nei Divieti, nello Stato che dice alle donne islamiche cosa fare, ma implora le donne islamiche di procedere svelate, se non per altre ragioni che quella di onorare tutte il coraggioso, duro lavoro delle loro antenate, che hanno rischiato la morte per questo Diritto.

La Sociologa marocchina, Fatima Mernissi, ha affrontato la natura essenzialmente misogina del velo islamico in The Veil and the Male Elite. A Feminist Interpretation of Women’s Rights in Islam. Ho incontrato Fatima molto tempo fa, nel 1980, e le sue idee mi impressionarono subito.

Asra Nomani, un’Islamica nata in India, Autrice di Standing Alone in Mecca. An American Woman’s Struggle for the Soul of Islam, un’ex Reporter del Wall Street Journal (Daniel Pearl era suo amico ed stava a casa sua in Pakistan quando è stato rapito e decapitato), e Direttrice del Daniel Pearl Project presso la Georgetown University, ha smesso di coprirsi i capelli – sebbene dichiarasse di rimanere un’Islamica religiosa. Ho letto la sua opera, le ho parlato, ho recensito il suo film in merito al suo tentativo di modernizzare la sua moschea a Morgantown, West Virginia -   per renderla più amichevole per le donne, e in merito al suo completo fallimento in questo senso, a causa dell’influsso della Fratellanza Musulmana dalla linea dure, e del tipo di Misogini arabi wahabiti in America. Suo padre aveva fondato la moschea.

Nomani è stata coinvolta nel primo servizio di preghiera – condotto da una donna - che sia mai avvenuto, e che è stato guidato dalla Dottoressa Amina Wadud. Naturalmente, queste due donne sono pure viste come ribelli – ma esse credono di stare, invece, lottando per l’anima dell’Islam.

La Dottoressa Amina Wadud, un’Afro-americana convertita all’Islam (prima è stata una Metodista), e Professoressa associata di Studi islamici presso la Virginia Commonwealth University, si è attivamente dibattuta con il Corano ed ha cambiato le sue interpretazioni con il tempo. È giunta a credere che le donne islamiche sono state perseguitate e confinate senza necessità, dalla Legge umana, misogina e non divina. Il suo libro del 2006 Inside the Gender Jihad. Womens’ Reform in Islam, ha ridefinito alcuni presunti “dati di fatto” per le donne islamiche.

Non-scolare, Attiviste, Opinioniste, e Oratrici carismatiche quali Irshad Manie, Autrice del rompi-ghiaccio “The Trouble with Islam”, Nonie Darwish, “Cruel and usual Punishment” e la Dottoressa Wafa Sultan, “A God who hates”, per non parlare di tutte le raffinate opere di Ayaan Hirsi Ali, hanno rigettato, re-interpretato, e cambiato i loro punti di vista in merito alle basi religiose relative al velo islamico. Darwish infine si è convertita al Cristianesimo. L’ultima volta che l’ho vista, era circondata da un seguito di giovani Assistenti femmine in hijab.

Comunque, tutte le quattro donne: Manie, Darwish, Sultan e Hirsi Ali, sono apparse in pubblico senza coperture sulla testa o facciali, ed hanno parlato quali donne islamiche, quali donne ex-islamiche, e in favore delle donne islamiche e dell’Islam. Sultan e Hirsi Ali l’hanno fatto in quanto a Secolariste, Manie e Darwish si dibattono con la religione quali Credenti.

Naturalmente, Re Abdullah d’Arabia Saudita non concorderebbe con nessuna di loro. E nemmeno lo farebbero i deviati membri dei Talebani e di AlQaida. Il sempre reso affascinante Ciarlatano, Tariq Ramadan, probabilmente non dirà, schiettamente, che le donne non devono nè coprirsi i capelli, e nemmeno i loro volti. Ma è pure il tipo che dice che la Lapidazione delle donne è una questione sulla quale dobbiamo dapprima pensare in lungo e in largo.

Quali visione sembra più credibile, di quale guida dobbiamo fidarci?

 

Tag: AyaanHirsiAli, Burqa, DirittiDelleDonne, FratellanzaMusulmana, Hijab, IrshadManji, NonieDarwish, Occidente, PhyllisChesler, PoliticaVersoOccidente, Altro...StatiUniti, WafaSultan

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