The 4 Freedoms Library

It takes a nation to protect the nation

1. Italian Language, Documentary and Documents about an Honor (Horror) Killing happened in Swiss Italian Area (Ticino)

 

DOCUMENTARIO (FALÒ, TSI) "MANGIA ZUCCHERO E PARLA DOLCEMENTE"
2006
[ http://la1.rsi.ch/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=963&idc=15607  ]

Trascrizione e riassunto del Documentario

Ajmal A., 24 anni, dal Pakistan, e Khudeja, 20 anni, di famiglia pakistana ma nata e cresciuta in Svizzera italiana. Matrimonio obbligato fra i due: il marito non sopportava che lei portasse i pantaloni e volesse uscire di casa come una comune ragazza del Luogo in cui abitava. Lui la uccide a martellate per motivi d'onore.

Si ripropone il tema del matrimonio combinato e obbligato. Le donne sono obbligate ad obbedire alla famiglia e al marito, sennò fanno la fine di Khudeja. In determinate Culture la disobbedienza la si paga col sangue (perchè disobbediendo, si disonora la famiglia).

Un marito ed una moglie turchi, che abitano in Germania: il marito si lamenta che i figli amano solo la mamma. La figlia (già donna) conferma: in determinate Culture, la madre è amata, il padre mai. Ma il padre, soprattutto in vecchiaia, ne soffre. Il matrimonio forzato uccide l'amore dei figli verso il padre. La madre è quella che invece li capisce. La figlia non voleva sposarsi, ma entrambi i genitori le dissero che doveva farlo. "Mangia zucchero e parla dolcemente" le dissero: nella cultura turca e curda è un modo di dire che serve a mettere a tacere qualcuno. La madre non vorrebbe più parlare del matrimonio combinato, vorrebbe parlare di cose belle.

Fatma (figlia e donna) è fuggita dal matrimonio combinato e ha scritto un libro. Durante l'infanzia ha mangiato zucchero e ha taciuto, ma da adulta ha voluto dire quello che provava. Ha scritto in segreto; ha scritto sui suoi 30 anni di vita e dei problemi d'integrazione che ha avuto, in Germania. Ha tenuto e tiene conferenze sul tema dell'integrazione. Dice: "i miei genitori disprezzavano la Germania e hanno mancato di costruire un ponte fra la Turchia e la Germania per i figli.

 

 

*

 

 



Ero già stata promessa sposa appena nata. Ma poi i miei litigarono con la famiglia di lui e si ruppe la promessa. Poi fui promessa ad un certo Mehmet. Ma anche questa promessa si ruppe: lui fu obbligato a sposare un'altra ragazza.

Dopodiché andammo in Turchia e i miei mi promisero ad uno che non conoscevo nemmeno. Alle 3 di notte si pronunciò la promessa davanti ad un Imam. Nell'Islam è importante che un Imam sia presente a questa cerimonia. Io non avevo altra possibilità: scappai poco prima del matrimonio. Sono stata minacciata dalla mia famiglia, e lo sono ancora Oggi. La mia famiglia è persuasa che l'unico modo per lavare il suo onore sia uccidermi.

Ho paura, anche durante le conferenze: mi fa paura l'idea di essere aggredita fisicamente, dai miei compaesani. Le discussioni coi tedeschi sono importanti per me: per far capire loro cosa accade nella nostra anima di donne islamiche. Cosa ci accade quando le nostre famiglie ci legano polsi e piedi e ci dicono dove possiamo spingerci e dove dobbiamo fermarci".

Sultana, dal Pakistan, arriva in Germania a 13 anni. La sua famiglia è pashtun, un gruppo integralista islamico. Nella Cultura della sua famiglia si dice che le donne sono l'onore degli uomini, perchè così ha voluto Dio (AlLah). E lei doveva attenersi alle regole. Doveva obbedire senza fare domande. Nella sua Cultura le ragazze vengono sposate molto giovani. Parenti e amici vengono a casa, e con i genitori fanno accordi di matrimonio per i figli, senza interpellarli.
Sultana non sapeva cosa aspettarsi dal futuro: sapeva solo che sua zia le mandava regali, e Sultana pensava che dovesse essere stata promessa al cugino.

Nella Cultura della sua famiglia, se una donna è fidanzata con qualcuno, ma poi sceglie qualcun altro, viene uccisa. Le donne possono solo obbedire ai genitori o ai fratelli (maschi).

Nel caso di Sultana, in adolescenza si intensifica la differenza fra lei e i fratelli. Lei doveva portare il foulard e non poteva essere presente se c'erano ospiti. I fratelli potevano uscire. Da piccola giocava con il fratello maggiore, ma improvvisamente lui aveva più libertà di lei.

Sultana pensa che nella sua Cultura gli uomini abbiamo paura che le donne diventino indipendenti.

Sultana racconta: "avevo un amico e quando mia madre lo seppe, mi picchiò. In Pakistan le ragazze non possono avere amici. Se si scopre che hanno un amico, vengono date in sposa ad un vecchio. Oppure vengono uccise, e questo solo per aver avuto un ragazzo".

Sultana è scappata di casa perchè veniva brutalmente picchiata. L'ultima volta l'hanno buttata a terra e le hanno picchiato la testa contro il muro molte volte.

Voleva suicidarsi, prese delle pastiglie. Fu portata all'ospedale e da lì fuggì. Voleva vivere la sua vita ed essere padrona di sè stessa.

Fuggì dal balcone dell'ospedale. Racconta: "mi sono annunciata all'ospedale per i bambini, e lì volevano rispedirmi a casa: ma là mi avrebbero uccisa".

Va avanti: "per un po' la mia famiglia mi avrà cercato, ma poi i familiari avranno pensato di risolvere la situazione più tardi (uccidermi, per aver infangato il loro onore)". Sultana pensa che i genitori dovrebbero adattarsi alla Realtà europea, e smetterla di vivere come fossero nel Medioevo.

Fatma studia l'Anatolya per capire le tradizioni che l'hanno fatta soffrire. Va a un matrimonio in Turchia. Sente la musica dalla strada, che la rende euforica e socievole.

Quando arriva alla festa è fantastico: tanta gente, felice, che balla. La accolgono molto bene (lei riesce ancora a parlare curdo).

Ma Fatma comincia a osservare i visi delle donne. Si chiede cosa pensino, e se i balli siano veramente gioiosi. Si chiede se i futuri sposi siano felici. Capisce che dietro a quei volti si cela tristezza. Quando vede la sposa capisce: la sposa è triste. E da come il fratello le cinge la vita con il (tipico) nastro rosso, si capisce che lui intuisce la tristezza di lei, e ne soffre.

Colui che cinge la vita alla sposa, col nastro rosso, è come se dichiarasse al futuro marito: "ti offro mia figlia/mia sorella, e dichiaro che è vergine".

La cosa triste è che al matrimonio a cui assiste Fatma, tutti ripetono in turco: "ridi! È il tuo matrimonio! Presto ti porteranno via di qui!". Ma il corpo della sposa non riesce a mostrare gioia: lei deve produrre un sorriso forzato. Fatma ne soffre molto. Indaga: le donne le dicono che è un'unione d'amore e che la sposa vuole sposarsi. Ma poi ammettono che non sono autorizzate a parlare, e che comunque il fidanzato vero è appena morto, e che la famiglia ha dato alla ragazza, in marito, il fratello del fidanzato, e questo per salvare l'onore della famiglia. Ci sarebbero sennò stati problemi a trovare un altro marito per la ragazza (e rimanere scapole è un disonore).

Fatma è infelice: capisce che la ragazza deve dare la sua vita per salvare l'onore della famiglia.

Altre donne raccontano di come è stata la loro prima notte: esse si sono sentite psicologicamente a terra, nervose, e sotto pressione per dover dimostrare alla suocera di essere vergini. Hanno avuto paura di non sanguinare abbastanza. Si sono sentite tese e oppresse, si sono chieste con timore "cosa mi succederà? Cosa ne faranno di me (se non sanguino abbastanza)? Mi uccideranno o mi daranno sposa a un vecchio, come seconda o terza moglie*?" (*è così che succede per ottenere riparazione dell'onore).

Fatma va alla tomba di una donna -Semse Allak, dell'Anatolya occidentale- lapidata al suo quinto mese di gravidanza. È stata uccisa così perchè si era scoperto che era già in cinta prima del matrimonio. In molti casi di donne uccise, si dice che le donne si siano suicidate, ma poi si scopre che sono state ammazzate: per esempio, gettate dal balcone. E ciò viene compiuto utilizzando, per esempio, il fratellino minore come esca.

Nel mondo avvengono circa 5'000 crimini d'onore all'anno, e le vittime sono donne.

Sultana studia per ottenere la Licenza di Scuola Media, di livello A. Suo padre la voleva istruita. Ma poi avrebbe dovuto sottomettersi al matrimonio combinato e fare la donna di casa, abbandonando la sua professione. È stata cresciuta in modo strettamente islamico. Ma in Germania ha capito che le donne godevano di Diritti, e ne ha voluti anche lei. Per la famiglia è un disonore il fatto che abbia abbandonato la Cultura d'origine. La gente dirà per strada che è colpa della madre se la figlia ha deviato. Sultana ritiene ciò ingiusto: è sempre colpa della madre quel che di inaccettabile accade ai figli?!
Sultana racconta della sua infanzia: "un Servizio alla TV faceva vedere una donna a cui venivano portati via i figli e poi veniva uccisa, in quanto aveva peccato d'adulterio. Mia madre disse: "se l'è meritato". In un altro Servizio, su una Casa-rifugio per donne in Pakistan, la madre di una donna irrompeva nella Casa e le sparava. Mia madre disse: "se l'è cercata: i genitori non avevano fatto niente di male!". Quelle cose mi hanno traumatizzata".

Sultana vuole vivere come un Essere Umano, compiendo delle scelte proprie, non seguendo quelle imposte dai genitori. Prima vuole studiare, poi semmai fare la casalinga. Vuole essere indipendente.

Sono passati vent'anni dal matrimonio forzato di Fatma. Il padre la considerava un disonore. Poi uno zio scoprì che aveva sposato un uomo benestante germanico ed il padre accettò di rivederla.

Fatma capisce i motivi per cui i genitori avevano organizzato il matrimonio combinato per lei: in Turchia, a vent'anni devi già essere sposata. E per il padre era importante che non si infrangesse il codice d'onore familiare. Fatma dice che se i padri non si attenessero così rigidamente alle tradizioni turche, i figli li amerebbero di più.

Gli uomini si sentono in dovere di seguire i codici tradizionali e di imporli ai figli.

Da nubile, la madre di Fatma fu rapita dal futuro marito. Sette amici di lui la legarono e la rapirono. La portarono da lui, il quale la legò al letto e la violentò. Secondo il codice d'onore turco questo autorizzava l'uomo a sposarla. Lui voleva lei, anche se lei non voleva lui e nemmeno la famiglia di lei lo voleva. Per poterla sposare comunque, lui ha dovuto rapirla e violentarla.

Una volta che la donna è stata deflorata, il suo onore è stato distrutto. Questo accade a molte donne, ancora Oggi, anche qui in Germania: le donne vengono rapite e stuprate, e così sono obbligate a sposarsi. Molte per questo si suicidano. Una volta infangato il loro onore (ovvero: una volta che sono state deflorate), per loro non c'è più speranza (o vengono sposate da chi le ha deflorate oppure vengono uccise).

 

INTERVISTA AL MEDIATORE CULTURALE CHE SEGUE L’ESECUTORE DI UN ONORICIDIO
[ http://media-alp.com/trasm/falo/welcome.cfm?idg=0&ids=963&i... ]

Trascrizione

Il Mediatore culturale (Qaiser M.) con l'Assistente sociale seguono l'assassino: il Mediatore parla del "signor A.", dice che egli è triste, ha gli occhi pieni di lacrime, ha il rimorso di coscienza, dice che "è come se si fosse pentito". Presentatore: i periti dicono che il delitto ha tutte le caratteristiche del delitto d'onore. Il Mediatore dice che non conosce le caratteristiche di questa tragedia e non conosce la famiglia. Dice che se fosse un delitto d'onore il ragazzo sarebbe fiero di sè, mentre il ragazzo davanti a lui era triste e aveva espressioni di pentimento. Presentatore: "il ragazzo le ha detto chiaramente che si è pentito?". Mediatore: "è come se me l'avesse detto. Finalmente dopo molti mesi ha potuto incontrare qualcuno -me- del suo Paese, il Pakistan. Mi ha detto "mi sono sbagliato"". Presentatore: "il Difensore ha detto che A. aveva una mentalità da Medioevo". Mediatore: "il Difensore parlava della mentalità del villaggio da cui A. arrivava". Il Mediatore parla di differenza culturale fra la vita di Città qui e quella di un villaggio in Pakistan. Dice che questi omicidi -anche nel Regno Unito- sono spesso dovuti ai matrimoni forzati. Presentatore: "ma non tutti i matrimoni forzati sfociano in simili tragedie". Mediatore: "in questo caso è così: un giovane simile si trova improvvisamente in una Cultura molto avanzata e non trovando un sostegno, cade giù". Presentatore: "è frequente che le famiglie facciano pressioni psicologiche per evitare il divorzio?". Mediatore: "quando si decide di chiedere il divorzio secondo la Religione islamica la famiglia è in obbligo di evitare la spaccatura. Se la spaccatura non è sanabile, si può divorziare. Per quanto attiene la Cultura pakistana, in Pakistan ci sono quattro provincie, ognuna con le sue peculiarità. E la mentalità urbana e quella di villaggio sono diverse fra loro. Presentatore: "ma in questo caso il divorzio era fortemente osteggiato ...". Mediatore: "non conosco il caso". Presentatore: "e cosa dire della Cultura islamica? Sono possibili i matrimoni forzati?". Mediatore: "l'Islam non li accetta. Non esiste il matrimonio nell'Islam se i due non dicono di sì convinti". Presentatore: "perchè in pratica accade altro?". Mediatore: "il problema è la scarsa conoscenza del Corano e dei Detti del Profeta". Presentatore: "le è già capitato di avere a che fare con famiglie che avevano organizzato matrimoni forzati?". Mediatore: "no, qui ci sono pochi pakistani e pochi islamici". Presentatore: "ma a noi risulta che ci sia una grande Comunità islamica. Ci sono persone che vengono dall'Est Europeo e da Serbia e Montenegro e dalla Turchia. Secondo i dati la metà sono matrimoni combinati". Mediatore: "i matrimoni combinati hanno un obiettivo preciso. Gli islamici non possono avere rapporti sessuali prima del matrimonio, come invece fanno i ragazzi in Occidente. Allora la famiglia sceglie un partner adatto per il figlio. Se tutte le Leggi del Luogo vengono rispettate, non c'è niente di male nel procedere a questi matrimoni".

DOCUMENTAZIONE SU CASO DI ONORICIDIO AVVENUTO NELLA SVIZZERA ITALIANA NEL 2006

Documentazione sul Caso in cui ha perso la vita/è stata ammazzata Khudeja (Ajmal), di 24 anni
[Fonte:
http://www.laregione.ch/]

1. Un filtro magico per salvare il matrimonio. E tracce di droga nella vittima. Nel delitto anche magia nera e cocaina
21/11/2006 08:15

Per porre rimedio ad un matrimonio che stava ormai andando a rotoli, il padre di Khudeja si è perfino recato da uno stregone a Basilea per acquistare una pozione magica. Un intruglio miracoloso – una polverina da mischiare con dell’acqua – che la coppia ha bevuto più volte. Ajmal l’ha persino ingerito l’ultima volta due giorni prima di assassinare la moglie. Il filtro non conteneva comunque cocaina, anche se gli esami tossicologici condotti sulla ragazza hanno accertato la presenza di alcool e appunto della stessa polvere bianca. Un fatto, tuttavia, che alla Corte è parso stridere con la personalità della vittima, tutta casa e lavoro. « Non potrebbe essere il frutto di un errore? », ha domandato il giudice Mauro Ermani. A questo proposito è stato escluso, sia dall’accusa che dalla difesa, che vi possa essere stato uno scambio di campioni, inviati dall’Istituto patologico di Locarno ad un centro specializzato di Losanna dove sono rimasti per 10 mesi. Lo stesso Ajmal ha peraltro ammesso che sua moglie non faceva uso né di sostanze alcoliche, né di droga. « Non fumava nemmeno », ha detto.Sentito ieri sulle intenzioni di Khudeja di divorziare, il padre della vittima ha rilevato che non aveva niente in contrario. Ne aveva anche parlato con Ajmal. « Mio cognato – ha rilevato – però non voleva perché sarebbe stato un disonore per lui ed i suoi cari. Anche se nella tradizione pakistana l’onta è maggiore per la famiglia della moglie. Ajmal temeva inoltre che Khudeja si sarebbe sposata con un figlio della sorella di mia moglie. Ai genitori di mio nipote dissi tuttavia che era meglio per tutti che divorziassero, visto che lo stesso Ajmal era d’accordo ».

2. L’ultimo affronto, quattro martellate
22/11/2006 08:15

Ajmal A. ammette ma non ricorda. Sembra paradossale, ma il 26enne pachistano accusato di aver massacrato la moglie Khudeja a colpi di mazzotto afferma di averla colpita più volte al cranio senza aver però l’intenzione di ucciderla. Ha invece un vuoto di memoria sulla dinamica dei fatti, poiché « accecato dalla rabbia » che aveva in corpo quella tragica mattina del 24 luglio di un anno fa. Nella seconda giornata di processo sono state ripercorse le ore che hanno preceduto e seguito il delitto. E, naturalmente, l’uxoricidio perpetrato a Pratocarasso sulla base della doppia ricostruzione fotografica dei fatti eseguita dalla Scientifica (un mese dopo il delitto ed il 12 ottobre) alla luce delle versioni dell’accusato e dell’analisi delle tracce di sangue rinvenute nella stanza matrimoniale. Versioni divergenti, sostanzialmente, in particolare per quanto riguarda il posizionamento dell’arma utilizzata per uccidere la consorte – nella prima era sotto il letto, nell’altra in cucina, com’era in realtà – e sulla posizione della moglie, che non era seduta come sostenuto dal marito ma con buona probabilità sdraiata. Il 23 luglio, la sera prima del delitto, Khudeja era andata con i genitori ad ammirare i fuochi d’artificio a Locarno, rincasando verso mezzanotte. Mentre il 26enne l’aveva trascorsa in compagnia di amici in due bar di Bellinzona. Rientrato alle 3 di mattina « tranquillo e rilassato » , si è subito addormentato. Durante la notte Khudeja si sveglia e va in bagno. Si alza anche il coniuge. Bussa alla porta della toilette e dice alla moglie di sbrigarsi ad uscire. Uscita la consorte, entra lui. Si rade. Fa per rientrare in camera ma la 20enne lo sbatte fuori, buttandogli il piumino addosso.

Uno scatto d’ira e son martellate « In quell’attimo mi sono arrabbiato. Non accettavo il modo in cui mi stava trattando. Sono andato in cucina e, sopra il pensile, ho visto un manico di legno che sporgeva (nella prima ricostruzione del delitto, effettuata un mese dopo i fatti, l’imputato aveva affermato che l’arma si trovava sotto il letto, ndr.). Credevo che si trattasse di un bastone, invece era il mazzotto che avevo comperato un paio di giorni prima. Con il legno volevo solamente picchiare Khudeja, non ucciderla » . Appoggiata l’arma sul divano, ritorna verso la camera da letto. La porta però è chiusa a chiave: « Le ho detto, mentendo, che dovevo entrare a prendere i documenti perché volevo andarmene » , ha detto. « Non poteva dormire sul divano? » , gli ha domandato il giudice. I miei genitori mi hanno detto che dovevo dormire con Khudeja e non per terra, ha risposto l’uxoricida.

Al che il presidente sbotta: « Mi sta prendendo per fesso? Le vostre relazioni sessuali erano già cessate in marzo per volontà di sua moglie. Si è sempre fregato di quella situazione. E ora mi dice che quella mattina voleva tornare in camera? » . Khudeja a un certo punto apre e gli ribadisce che vuole il divorzio.

Gli chiede di dormire da un’altra parte. Ajmal, molto arrabbiato, esce a recuperare il mazzuolo che aveva lasciato sul divano. E rientra nella stanza. Khudeja è voltata. La colpisce almeno quattro volte alla testa sfondandole il cranio.
», ha chiosato il dottore. L’imputato si ricorda solo che la giovane era seduta a fianco del letto. Vuoto di memoria, per contro, sulla dinamica dei fatti.

L’uxoricidio raccontato dall’autore « Non ricordo se lei mi ha visto quando l’ho colpita (per l’accusa sì, ndr.), né quante volte e come l’ho colpita. So solo che l’ho picchiata con foga », ha aggiunto tranquillamente l’uxoricida. « Dopo mi sono ferito con il coltello.

Volevo suicidarmi, ma quando ho sentito il dolore non ho avuto il coraggio di affondare la lama. Non ricordo di essermi sporcato la maglietta con il sangue di mia moglie e di averle messo in mano il coltello. Non capivo più nulla. Ero spaventato e sono andato dal vicino perché non sapevo il numero di telefono della Polizia ». In realtà i coltelli con i quali l’imputato simula un’aggressione da parte di Khudeja (« vo-leva uccidermi ») sono due. Con il primo, dalla lama lunga 25 centimetri circa, si procura ferite al torace prima di metterlo in mano alla vittima. Con il secondo, invece, di 15 centimetri, si taglia dapprima in zona inguinale. Poi squarcia la maglietta che indossava. In seguito pulisce l’arma. Allarmati i vicini, Ajmal ritorna nell’appartamento e si rifugia in bagno per paura degli agenti, « non per timore di una vendetta da parte di mio suocero. Avevo più paura di me stesso ». Un inciso per dire che, stando a quanto raccontato da un conoscente, il 26enne pochi giorni prima del delitto era andato in ambasciata per fare il visto per l’Italia. La Polizia arriva e lui apre subito la porta. Interrogato poche ore dopo i fatti, Ajmal ribadisce che Khudeja voleva ucciderlo perché voleva il divorzio, « mentre io non ero d’accordo ». Negli interrogatori che seguirono, tuttavia, ritratta le precedenti dichiarazioni: la consorte non voleva affatto fargli del male e lui ha inscenato tutto per far credere ad una legittima difesa. E nel verbale del 9 agosto precisa: « Ora che ho detto la verità mi sento meglio. Mi sono tolto un grande peso dalla coscienza. All’inizio ho raccontato bugie perché avevo paura delle conseguenze. Pensavo che mi avrebbero creduto ». Il peso dell’accusa: il procuratore pubblico Moreno Capella con i numerosi faldoni contenenti carte, documenti e perizie processuali

3. La difesa di Ajmal Aziz ha chiesto una condanna a otto anni invocando l’omicidio passionale L’avvocato Diego O.: ‘L’assassinio sarebbe una soluzione semplice a una problematica complessa’ . ‘Non è un mostro, ma una marionetta’
29/11/2006 08:15

Ajmal A. non è un assassino: ha compiuto un omicidio passionale in preda alla rabbia provocata dalla tensione cumulata in cinque mesi. Ne è convinto il suo difensore Diego Olgiati che ha auspicato una pena di 8 anni, più che dimezzata rispetto ai vent’anni chiesti dal procuratore pubblico Moreno C., escludendo categoricamente il reato di assassinio. Sul 26enne ha pesato la pressione dei genitori di Khudeja, il clima familiare a lui ostile che lo faceva soffrire ed il sospetto che la moglie lo tradisse con il confidente. L’imputato, ha rilevato il suo patrocinatore dopo quasi otto ore di arringa nella quale ha negato la tesi economica del movente, non ha agito con lucido determinismo ma in stato confusionale. Rivolgendosi alla Corte – che si pronuncerà oggi in serata – l’avvocato locarnese ha chiesto « rigore analitico nella disamina concernente tutte le circostanze che caratterizzano questa fattispecie. Non vengano prese scorciatoie ». Evitare quindi « pericolosi sillogismi che non sono affatto logici come ci sembra » ed il « muro di gomma » della mentalità pachistana che non ha consentito che degli elementi emergessero nell’istruttoria. Accolte le pretese di parte civile.

Diversi gli indicatori che per O. fanno scartare l’ipotesi di assassinio, « una soluzione semplice ad una problematica complessa »: azione improvvisa, mancato annuncio dell’atto (Khudeja quella notte aveva dormito tranquillamente con Ajmal), non era predisposto a fare ciò che ha fatto (altrimenti l’avrebbe uccisa venerdì sera quando era rientrata dall’ospedale), assenza di atti preparatori (nessuna premeditazione, l’uxoricida non si aspettava che la moglie salisse nel loro appartamento) e nesso casuale tra provocazione, ‘corto circuito’ ed azione (deve essere successo « qualcosa di grave » per fare scattare la furia omicida). Inoltre l’incapacità di giustificare quanto accaduto ed il fatto che Ajmal era considerato da tutti una persona buona e non violenta. Il 26enne ha esploso la sua rabbia a causa di uno stato di « grave prostrazione ». A ciò si aggiunga quello di « profondo avvilimento » nel quale viveva.

Il patrocinatore di Ajmal aveva iniziato la sua arringa esprimendo cordoglio per la morte di Khudeja. « La sua è stata una fine assurda per motivi assurdi. Ma facciamo in modo che non sia una fine inutile. Ci siamo accorti tutti – ha puntualizzato – che in Ticino ci sono dei ghetti autoimposti in cui vivono persone che non hanno nulla da spartire con i nostri usi e costumi. È necessario che la sentenza lanci un messaggio verso l’integrazione ». Il legale è poi entrato nel dettaglio della sua argomentazione, rilevando la natura « pionieristica ed estremamente difficile » della vicenda. Quattro i livelli di difficoltà del processo al quale si è giunti dopo un’inchiesta « lacunosa », sfociata in un atto d’accusa « raffazzonato » durante il dibattimento.

L’omertà, l’interculturalità, l’affidabilità del sistema giudiziario elvetico e l’ambito del reato, quello dei sentimenti. O. ha proseguito parlando di un Ajmal che è stato oggetto di un sistematico intervento di denigrazione da parte del clan familiare della vittima per minarne la credibilità. « Gli venivano accollate presunte colpe delle moglie. Era un pesce fuor d’acqua giunto dal Medioevo, un gioppino al quale si faceva fare di tutto ». Ergo: un ragazzo disperato e depresso. La stessa condizione di Khudeja, « una bambina in-gabbiata dalle regole imposte da una cultura completamente estranea alla nostra ». Ma non è però vero, ha tuonato O., che questi condizionamenti li ha costruiti Ajmal. C’erano già prima delle nozze. Il legale ha letto a questo proposito alcuni toccanti biglietti scritti dalla ragazza nei quali esprime la sofferenza interiore ed il disagio dovuti alla sottomissione ai genitori. Situazione drammatica che la vittima sfoga sull’anello più debole della catena, Ajmal. Lei voleva uscire dalla gabbia nella quale era stata messa fin dalla nascita. Per O. il problema centrale del dramma è da ricondurre al tempo trascorso tra il matrimonio e la richiesta di divorzio. Al primo si è voluti arrivare troppo in fretta. Nozze non combinate ma « coatte ». Nell’ottica dei genitori della 20enne l’imputato doveva fungere da « castigamatti per rimettere sulla dritta via una figlia troppo occidentale. Ma si sono messi assieme il Diavolo e l’acqua santa... ». Il secondo, invece, non poteva essere accettato in una società dell’onore e della vergogna. Ed ecco dunque la « tattica attendista » dei suoceri con continue alternanze di apertura e chiusura nei confronti del genero. L’uxoricida sospettava inoltre un tradimento della moglie. Con l’uomo con cui si confidava via sms ed e-mail. Ma l’ipotesi della gelosia non è stata esplorata nell’istruttoria perché « il codice culturale di Ajmal gli impediva di parlarne ».
Poche parole riguardo ai fatti. Se non per sottolineare come la notte che sarebbe sfociata nella sua morte Khudeja ha dormito con Ajmal, probabilmente su « pressione dei genitori ». Un invio forzato, dunque. Lei avrebbe sanato questa situazione di disperazione « consumando alcool e droga » nell’attesa che il marito rientrasse. Però, cosa ha fatto scattare la rabbia del 26enne quando la tensione era già alle stelle? Ritornando a casa ha visto qualcuno « che non doveva vedere »? Come mai nessuno ha preso in seria considerazione l’ordine di ammazzare che il padre diede all’imputato il giorno prima? « Dal padre di Khudeja venne considerata una barzelletta... », si è risposto l’avvocato di Muralto. Purtroppo. - DELDA GOLAY TI- PRESS/ S.

Otto ore di arringa, una per ogni anno

 

 

***

 

 

2. German Language, Article about an Honor (Horror) Killing happened in Swiss German Area (Zürich)

 

Tatort Zürich Höngg

 

In Zürich ermordete der 51-jährige pakistanische Vater Muhammad R. gestern Abend seine 16-jährige Tochter S., offenbar weil diese sich zu auffällig schminkte und zu aufreizend kleidete. Er erschlug sie in einem heftigen Streit. Anscheinend war es schon früher zu Auseinandersetzungen gekommen: Tochter S. sei schon einmal von daheim abgehauen. Vor einigen Tagen seien einmal Rettungskräfte und Polizei vor Ort gewesen, heißt es in der Nachbarschaft – möglicherweise bereits wegen eines Falls von islamischem Ehrgefühl “häuslicher Gewalt”.

Der Blick berichtet:

Gegenüber der Staatsanwaltschaft sagte Vater Muhammad, er habe die Tochter bei einem heftigen Streit erschlagen. Die genauen Hintergründe, der Tathergang und das Motiv sind Gegenstand der laufenden Ermittlungen. Spielte dabei eine Rolle, dass S. erst gestern bei einem Ladendiebstahl erwischt wurde? Dies bestätigte Stapo-Sprecher Marco Cortesi gegenüber “TeleZüri”.

Laut dem Abwart der Genossenschafts-Liegenschaft an der Rütihofstraße hat Ehepaar R. vier Kinder: drei Mädchen und einen Buben.

Nachbarstochter Elif (18) kennt Familie R. und hütet manchmal den Buben. “Der Vater ist ein ruhiger Mensch und hat oft für alle gekocht.” Die Mutter sei immer traditionell mit Kopftuch bekleidet. Auch sie sei eine ruhige Person.

Manchmal habe es aber trotzdem Streit gegeben. Dann sei es schon manchmal laut geworden.

Von Jugendlichen aus dem Quartier bringt Blick.ch in Erfahrung, dass Opfer S. häufig auffällig geschminkt und aufreizend gekleidet war. Brachte das Vater Muhammad am Ende zum Durchdrehen?

Nachbarstochter Elif: “Ich bin total geschockt”. Als es gestern Abend laut wurde, sei ihr Vater Ali nachschauen gegangen, was los sei. Dann sei er auf einen Verwandten der pakistanischen Familie R. getroffen. Dieser habe einen Anruf bekommen von der Mutter der Familie: “Mein Mann hat meine Tochter umgebracht”, soll sie am Telefon gesagt haben.

Die Anzahl Muslime in Zürich ist in den letzten Jahren rasant angestiegen. Mit ihnen haben auch islamische Vorstellungen von “Ehre”, Familie und der Behandlung von Frauen Einzug gehalten.

(Mit Dank an alle Spürnasen)

Tags: HonorKillings, Ticino, Zuerich

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Most Western societies are based on Secular Democracy, which itself is based on the concept that the open marketplace of ideas leads to the optimum government. Whilst that model has been very successful, it has defects. The 4 Freedoms address 4 of the principal vulnerabilities, and gives corrections to them. 

At the moment, one of the main actors exploiting these defects, is Islam, so this site pays particular attention to that threat.

Islam, operating at the micro and macro levels, is unstoppable by individuals, hence: "It takes a nation to protect the nation". There is not enough time to fight all its attacks, nor to read them nor even to record them. So the members of 4F try to curate a representative subset of these events.

We need to capture this information before it is removed.  The site already contains sufficient information to cover most issues, but our members add further updates when possible.

We hope that free nations will wake up to stop the threat, and force the separation of (Islamic) Church and State. This will also allow moderate Muslims to escape from their totalitarian political system.

The 4 Freedoms

These 4 freedoms are designed to close 4 vulnerabilities in Secular Democracy, by making them SP or Self-Protecting (see Hobbes's first law of nature). But Democracy also requires - in addition to the standard divisions of Executive, Legislature & Judiciary - a fourth body, Protector of the Open Society (POS), to monitor all its vulnerabilities (see also Popper). 
1. SP Freedom of Speech
Any speech is allowed - except that advocating the end of these freedoms
2. SP Freedom of Election
Any party is allowed - except one advocating the end of these freedoms
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Immigration is allowed - except where that changes the political demography (this is electoral fraud)
4. SP Freedom from Debt
The Central Bank is allowed to create debt - except where that debt burden can pass across a generation (25 years).

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  • Religious and cultural activities are exempt from legal oversight except where they intrude into the public sphere (Res Publica)"

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